domenica 30 dicembre 2012

Per un sereno 2013!

Manca poco al 2013, e man mano che passano le ore mi fermo a pensare a cosa si può chiedere al nuovo anno che non si sia già chiesto a quelli precedenti.
Salute, serenità, gioia, benessere, amore...è quello che si chiede di solito e si augura a tutti coloro che ci sono vicino, ma quest'anno non ho intenzione di augurare tutte queste bellissime cose, ma inviare un messaggio telepatico a chi manovra il nostro futuro e sperare che il nuovo anno possa portare una coscienza a chi attualmente non c'è l'ha.
Che si possa capire che in diverse parti del mondo c'è ancora gente che muore di fame, che non ha la possibilità di curarsi, che non ha un tetto sulla testa, che vive con la speranza di veder sorgere il sole ancora un'altro giorno...

Auguriamoci che sia un anno dove finalmente si possa squarciare il velo della cecità dei cuori di chi sta più in alto di noi e ci rende giorno dopo giorno la vita sempre più difficile.
Auguriamoci che sia un anno dove la compassione possa nascere dove prima c'erano sterminati cuori aridi.
Auguriamoci che sia un anno dove un sorriso possa venire donato senza richiesta, dove la mano tesa aiuti chi non riesce a rialzarsi, dove la gentilezza non sia un optional, dove la rabbia e la violenza siano estirpate dall'animo umano.

Auguriamoci che possa essere finalmente un Buon Anno 2013 per tutta l'umanità. Tutta.

mercoledì 19 dicembre 2012

La casa delle sorelle di Charlotte Link

Una coppia di giovani avvocati tedeschi di successo decide di passare il Natale in Inghilterra, in una isolata casa di campagna. Il loro matrimonio è in crisi e Barbara spera che qualche giorno passato in solitudine con Ralph possa servire a risolvere la crisi. La sera stessa dell'arrivo una violenta tempesta di neve li blocca in casa. Barbara si imbatte casualmente nel diario di Frances Gray, la vecchia proprietaria della casa. La lettura del manoscritto affascina la giovane che scopre una donna straordinaria, in grado di sfidare le convenzioni. 


 Questo libro è un piccolo capolavoro di passioni espresse e inespresse, di lotte e di conquiste. Frances, la protagonista, ha un fascino ambivalente: i sentimenti che mi sono nati mentre leggevo questo libro erano di odio e amore allo stesso tempo. Frances è particolare, ci sono dei momenti in cui ho ammirato la sua forza ma in altri frangenti scaturiva da dentro di lei momenti di meschinità. La Link ha dato vita ad un personaggio 'vero' che esprime forza, dolore, cattiveria, superbia, ma anche amore, tenerezza, compassione. Non è facile riuscire a mescolare con sapienza questi aspetti ma l'autrice lo ha fatto con rara maestria.
Se sono così tutti gli altri suoi romanzi.....è una garanzia per una lettura superlativa.

venerdì 14 dicembre 2012

Passione Vintage di Isabel Wolf



Un cappello di paglia intrecciata è tutto ciò che a Phoebe rimane della sua amica Emma. Ed è da quell’accessorio a lei tanto caro che decide di ripartire. Perché secondo Phoebe ogni oggetto, e ogni capo porta con sé l’anima di chi l’ha creato e di chi l’ha indossato.
Quando Phoebe decide di lasciare il suo incarico nella prestigiosa casa d’aste Sotheby, tutti rimangono di stucco. Perché lasciare un impiego così ambito per aprire una boutique di abiti vintage? Presto un capo che proviene dal passato, e da una piccola cittadina oltreoceano, le aprirà gli occhi e cambierà per sempre la sua vita. Thérèse Bell, un’anziana signora francese, ha una straordinaria collezione di capi vintage. Ma fra gli abiti da sera e i tailleur d’alta moda, Phoebe trova un cappottino blu che non sembra essere mai stato usato, e dal quale Thérèse non vuole separarsi. Le due donne stringono un’amicizia profonda, e presto scoprono che nonostante le differenze d’età e di cultura, un destino comune le unisce. Entrambe, infatti, non riescono a riconciliarsi con il proprio passato. Le settimane scorrono e passo dopo passo, davanti a una tazza calda di tè, Phoebe scopre la storia del cappottino blu. E quando Thérèse le confessa che le mancano pochi giorni di vita, Phoebe decide di aiutarla ad affrontare i fantasmi che la richiamano dall’infanzia, perché soltanto così anche lei potrà dare una svolta alla sua vita, riuscendo forse a innamorarsi e a vivere di nuovo.
Una storia commovente, un inno all’amicizia e alle seconde possibilità che la vita riserva. 



 Non sono una fan delle firme ma il vintage è stupendo e in questo libro ci sono tutte le premesse perchè possa piacere anche a chi non lo ha mai considerato. In più vi è una delicata e struggente storia di amicizia che riporta a eventi drammatici come l'olocausto ma il tutto trattato in modo soft per nulla pesante. La location dove è narrata la storia e tutto il suo contorno di personaggi simpatici ha creato un romanzo piacevolissimo nel suo genere; ho trovato parecchio difficile staccarmi dalle sue pagine ma ne è valsa la pena. Non è un romanzo banale, affatto, ma affronta alcune tematiche come l'amizia e i rapporti interpersonali con il dovuto peso.

giovedì 13 dicembre 2012

Ladra di Sarah Waters

Londra 1862. Il destino di due orfane cresciute a poche miglia di distanza inambienti sociali molto diversi si incrocia in modo nel tutto casuale. A SueTrinder, orfanella figlia di un'assassina, cresciuta felicemente tra ladri epiccoli delinquenti del West End di Londra, viene offerta una chance:guadagnare duemila sterline in un colpo solo. Il suo compito sarebbe di farsiassumere come cameriera da Maud Lilly, una signorina ricca e ingenua. Conl'aiuto di Sue l'ideatore del complotto dovrebbe sedurre la vittima persposarla e impossessarsi del suo patrimonio. Naturalmente a nozze avvenute ilpiano proseguirebbe con l'eliminazione della giovane. Sue accetta la proposta. 


Sono rari i libri che mi fanno esclamare di sorpresa positiva a neanche 1/3 del racconto e questo è uno di quelli!!!
'Ladra' mi ha sorpreso, affascinato, avvinto; la storia di Maud e Sue è particolareggiata (a volte anche troppo, certi punti la Waters poteva anche tralasciarli per non invogliare il lettore a saltare qualche pagina) sia nel descrivere i protagonisti, fisicamente e psicologicamente, sia nel far immergere il lettore negli ambienti in cui si svolge la storia. E' bravissima, perchè da una connotazione vivida e reale all'ambiente in cui si muovono i personaggi. E' racconta in modo crudo il periodo in cui Sue si ritrova nel manicomio: mi hanno sconvolto i metodi che i dottori avevano nel trattare le persone affette da turbe mentali! Non fatevi attrarre però dalle recensioni sul libro: tendono a voler far pensare al lettore che ci siano diverse scene di erotismo saffico; è vero, ma si tratta di un solo episodio scritto dalla Waters in maniera delicata, dove l'autrice punta più sull'alternarsi delle emozioni che sull'atto in se stesso. Descritto in maniera superba a mio avviso.
Ve lo consiglio vivamente! 

mercoledì 5 dicembre 2012

Naufragio di D. W. Buffa

Un naufragio......dei sopravvissuti....come si fa a sopravvivere fino a che non arrivino i soccorsi? Di storie come questa una è diventata molto famosa...vi ricordate quella del gruppo che si era schiantato con un aereo nelle Ande?
Il nodo centrale del romanzo è lo stesso, ma qui è ambientato in mare.

Non sono riuscita a scrivere nell'immediato qualcosa su questo libro perchè troppo presa dalle emozioni che mi ha suscitato.
Emozioni forti,fortissime, e certamente il tema centrale del romanzo non può non regalare sentimenti da cardiopalma.
Sinceramente non ero preparata a tutto ciò che ho letto e spesso mi è sembrato di ricevere tanti pugni nello stomaco.
Spesso ho dovuto chiudere il libro per prendere fiato.
Spesso l'emozione mi ha 'annodato' la gola e fatto ricacciare le lacrime a forza.
L'azione si svolge in un aula di tribunale, si giudica un uomo, ma si giudica principalmente dove si può spingere un essere umano per la salvezza della sua vita.
Non ci sono particolari scabrosi o truculenti tra le sue pagine, basta come gli avvocati della difesa e della accusa ricordino regolarmente ciò che è successo, sorvolando sui dettagli, per far nascere al lettore riflessioni morali dolorose e sentimenti angoscianti.
E' un libro tragico, profondo e morale, che pone il lettore davanti a tante domande; non vi meravigliate se a volte vi sembrerà di far parte della giuria, tanto riuscirà a coinvolgervi!

Aglio e zaffiri di Ruth Reichl

Un bel giorno a Ruth propongono di diventare critico gastronomico del "NewYork Times". La sua missione sarà visitare e giudicare i ristoranti della Grande Mela. Peccato che la foto di Ruth circoli già in tutti i migliori locali. Allora che fare? Escogita una soluzione semplice ma efficace: mettersi nei nostri panni, travestirsi da cliente "qualunque". Un giorno bionda fatale, un altro intellettuale "alternativa" o donna in carriera... Dopo il successo di "La parte più tenera" e "Confortatemi con le mele", tornano le memorie golose e divertenti di Ruth Reichl, attualmente direttore del "GourmetMagazine".
Ho dovuto accantonarlo per un pò altrimenti me lo sarei letteralmente 'divorato' questo libro!
Sono rimasta deliziata dalle recensioni della Reichl; il suo modo di descrivere il cibo rasenta la poesia!!!
Pare di 'sentire' il profumo, la consistenza (al palato) e il profumo del cibo mentre descrive i piatti che assaggia di volta in volta.
Questo libro inizia divertendo; il suo modo di raccontare le sue disavventure è esilarante. E prosegue affascinando: con il resoconto di portate infinite gustate nei ristoranti più raffinati e costosi di New York, la Reichl mi ha trasportato in un mondo fantastico costituito di profumi, colori, sapori, consistenze morbide e croccanti, accostamenti azzardati e gustosi e ricchezze di dettagli da capogiro.
Decisamente gustoso!

martedì 4 dicembre 2012

Il vangelo di Maria Maddalena di Kathleen McGowan

Quando Maureen Paschal, giovane giornalista nota per le sue ricerche sulla figura di Maria Maddalena, riceve una lettera da Bérenger Sinclair, un nobile scozzese che la invita nel suo castello in Francia il giorno del solstizio d'estate per rivelarle un segreto che la riguarda, non sa che si sta lanciando in un'avventura densa di misteri e di morte. Guardando una fotografia di Maureen, Sinclair ha riconosciuto l'anello che la donna ha al dito, donatole da un antiquario di Gerusalemme. Secondo la leggenda, solo l'eletta può portarlo, colei a cui è dato di scoprire i papiri segreti che Maria Maddalena ha portato con sé fuggendo dalla Galilea, e che sono nascosti in Linguadoca. Sono testi rivoluzionari, che molti hanno cercato invano di recuperare nel corso dei secoli e che raccontano del legame tra la Maddalena e Gesù, e dei figli nati dal loro matrimonio. Ma Sinclair non è l'unico a interessarsi ai preziosi papiri. Anche una setta segreta, la temibile Corporazione dei Giusti, è disposta a tutto, persino all'omicidio, pur di impadronirsene.

Sono stata indotta all'acquisto di questo libro per le meravigliose recensioni verbali fatte da alcune persone che conosco e che ne sono rimaste entusiaste.
Ammetto di essere attirata da questo argomento e di aver già letto in passato dei libri dove gli autori intraprendevano un percorso di analisi sulla vita vera di Gesù e analogamente di Maria Maddalena. Ricordo benissimo 'Il Santo Graal' di Baigent, Leight e Lincoln, di cui ho un ricordo vivido e bellissimo perchè non era un romanzo ma un testo ben documentato.

Quando ho preso in mano il romanzo della McGowan mi aspettavo tanto...forse troppo.
E la delusione è stata veramente forte.
So che le recensioni che si trovano in rete sono entusiastiche per la maggior parte, ma non mi sento di accodarmi a queste.
Teniamo da parte un'attimo l'argomento centrale di cui parla e di cui si può essere convinti o meno, io ora mi riferisco alla descrizione narrativa.
All'inizio ti prende, inutile negarlo: le visioni della protagonista, Maureen, stuzzicano la curiosità del lettore e lo fissano sulle pagine.
Il peggio arriva quando Maureen parte per andare in Francia; da quel momento in poi mi sembra di essere catapultata in un romanzo Harmony, di quelli che pubblicavano negli lontani anni '80.
Se a qualcuno piacciono le favole (o non conosce gli Harmony) parliamo allora di favole come quella di Cenerentola....la scena descritta dalla McGowan dove la protagonista appare nella sala del castello dove l'attendono gli invitati in costume, e lei appare come 'una visione' nell'abito che solo la discendente di Maria Maddalena poteva indossare, ha del ridicolo assoluto. Lì mi sono cascate tutte le fantasie!
Una descrizione che una ragazzina adolescente potrà visualizzare e ricamarci sopra la sera prima di addormentarsi.

Si continua con personaggi ai limiti della realtà; un 'castellano' affascinante e magnetico quanto misterioso, un maggiordomo enigmatico, un prete che non sembra un prete, due fustacchioni cattivi tombeur de famme (ma quanti harmony ha letto questa donna quando l'ha ideato questo romanzo?) girano a ruota in queste pagine non riuscendo a dare una caratterizzazione al loro ruolo in qualcosa di concreto e coinvolgente.
I cattivi, spariscono per incanto alla fine del romanzo.
Uno dei due fustacchioni per averle dato una botta in testa a Maureen finisce al fresco per il resto dei suoi giorni....ammazza che severità! Sparisce anche lui dalla scena così...puff!....quasi dasse fastidio il suo personaggio che rimane comunque ai limiti della storia tanto è ininfluente.
La bella fanciulla alla fine della sua rocambolesca avventura bacia il principe azzurro....pardon, il bel castellano.
Basta, non ci fa più sognare la McGowan...ah ma aspettate!
Pare che faccia il seguito di questo libro!
Forse ci farà sapere allora come va a finire tra i due novelli innamorati!!!

Si salva solo la parte dedicata alla scoperta del Vangelo.
Il romanzo, per chi vuole approfondire il discorso su Maria Maddalena si svela alla fine praticamente. Quando si ritrova finalmente il vangelo e questo viene tradotto, veniamo a scoprire come sono andate veramente i fatti narrati nei Vangeli visti con l'occhio della discepola. Questa è la parte fondamentale del libro e quella che fa riflettere e pensare. Ed è anche scritta decentemente.

L'autrice ci inebria poi con la sua spiegazione di come è riuscita ad arrivare a tutte queste informazioni, insinuando di come lei sia una possibile discendente...e quello è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso. Non solo ci ha rifilato un polpettone (di cui, ripeto, solo la parte finale si salva) ma argomenta il suo interesse per il filone 'Maria Maddalena' per aver scoperto la sua possibile parentela.
Mi domando che genio sia se per aver scritto su Maria Maddalena delle nozioni che, in parte, erano già state dette proprio sul libro del Santo Graal...e ci ha messo pure vent'anni per farlo!!!!!!!!

mercoledì 28 novembre 2012

I sopravvissuti di Terri Nation

Questo libro ha dato il nome allo sceneggiato andato in onda negli anni 70/80 di cui è stato tratto anche un una mini serie andata in onda qualche anno fa, che però non ha avuto molto successo.
La trama è semplice; un virus letale, molto simile alla peste ma che viene scambiata per una forte influenza, decima la popolazione mondiale, lasciando l'1% di sopravvissuti nel mondo.
Chi rimane deve cercare di sopravvivere, non solo cercando di procurarsi un tetto sulla testa e del cibo ma anche nel difendersi da chi ruba e uccide per riuscire a procacciarsi quello di cui ha bisogno.
Generalmente si giudica sempre il libro migliore del film o sceneggiato ma in questo caso, sono rimasta colpita da come, invece, la pellicola abbia fedelmente, almeno sino ad un certo punto, tenuto fede al romanzo: i personaggi principali, Tom, Abby e Jenny hanno subito qualche sfumatura aggiuntiva nella serie tv, ma per il resto sino quasi alla fine del romanzo, posso dire che ho ritrovato gran parte della storia.
Alcuni personaggi della serie nel libro non esistono ma se finiamo qui il paragone altro non c'è da dire.
Posso solo aggiungere che a parte qualche errore di stampa, il romanzo si legge benissimo, è scorrevole e per nulla ripetitivo.
La storia non è nuova, è vero, molti libri hanno seguito lo stesso filone e  non si discostano molto da questo ma la cosa che mi è piaciuta nei 'Sopravvissuti' è vedere come Nation abbia centrato il punto sul sopravvivere giorno per giorno: le scorte non potranno durare per molti anni e non ci si può certo nutrire solo di cibi in scatola, bisogna coltivare, allevare bestiame, procurarsi energia, riscaldamento...
I sopravvissuti si rendono conto che il mondo ha avuto uno stop e si sta 'riavviando' di nuovo solo che le loro conoscenze non sono in grando di renderli autosufficienti; come si produce una candela? E come si fabbrica una pentola? Un sapone? E le medicine di base come aspirina, alcol, disinfettanti....
Ci sono i libri...questa manciata sparuta di persone vanno alla ricerca di libri per imparare a capire come muoversi, ma mica è così semplice. Ci sono le materie prime da cercare prima di produrre un oggetto. Qui si arriva al punto.
Cosa faremmo se succedesse una catastrofe del genere? Saremmo in grado di partire da zero?
Leggere 'I sopravvissuti' mi ha fatto capire quanto siamo impotenti di fronte ad un evento di questa portata, fa riflettere...e parecchio.

domenica 25 novembre 2012

La dieta paradossale di Giorgio Nardone

Dieta: un'epidemia dei tempi moderni, dei paesi sviluppati, delle societàopulente. Chi non si è mai cimentato almeno una volta nella vita in un regimealimentare per perdere qualche chilo di troppo? E quindi, siccome riguardatutti, tutti sappiamo quanti risultati fallimentari si raccolgono mettendosisu questi binari punitivi in cui si cerca di tenere sotto controllo un istintoprimario come quello della fame. Le diete non funzionano ma non perché non siriesca a dimagrire: o non si riescono a seguire fino in fondo o si seguono epoi si recuperano i chili perduti. Un grande psicologo ci spiega le ragionidel nostro faticoso rapporto col cibo e, attraverso stratagemmi che possonosembrare irragionevoli, ci insegna come recuperare una relazione sana edequilibrata col piacere di mangiare. 

Ottima lettura per chi ha bisogno di un sostegno nell'affrontare i disordini alimentari (o 'doc' disturbi ossessivo compulsivi). Nardone esprime in modo chiaro come riuscire a scavalcare i blocchi psicologici per uscire dal circolo vizioso di diete, o espedienti come il vomito per raggiungere o mantenere un determinato peso corporeo.

Sono fermamente convinta che tutte queste diete che ci sono in giro non siano efficaci e tendano soprattutto a minare la propria autostima; "se ce la fai sei una grande, hai forza di volontà, la tua autostima è al top"...in caso contrario sei una fallita!



Troppo sbrigativo.
Fregare il proprio cervello che scarica sul cibo le proprie angosce, le ansie, i bisogni affettivi non è affatto semplice, bisogna capire come arriva l'input, cosa fa scatenare questi raptus autodistruttivi. Ogni volta che la nostra bocca mastica un pezzo di cibo 'in più' il nostro senso di colpa aumenta in modo esponenziale e dobbiamo ricominciare da capo.
Ma noi...sappiatelo... possiamo mangiare di tutto!!!
Si, è così!
Certo non possiamo mangiare mezzo kilo di pasta a pranzo e altrettanta la sera!!!! Ma possiamo concederci primo, secondo e contorno, in porzioni normali e con tanto di minidolce alla fine. Non è un utopia.

Il libro è efficace e diretto...e ciò che vi troverete al suo interno non è facile da mettere in pratica però...bisogna assimilare queste ideologie innovative, avere una forte  motivazione (uscire da questo maledetto circolo vizioso dei chili yo-yo) e soprattutto...la voglia di volersi bene e credere in se stesse.
 Si può fare! 'Yes, we can'! 

sabato 24 novembre 2012

Un giorno di gloria per Miss Pettigrew di Winifred Watson


È una fredda, grigia, nebbiosa giornata di novembre degli anni Trenta a Londra e Miss Pettigrew, il cappotto di un indefinibile, orrendo marrone, l’aria di una spigolosa signora di mezza età e un’espressione timida e frustrata negli occhi, è alla porta di un appartamento al 5 di Onslow Mansions, in uno dei quartieri più eleganti della capitale inglese.
Stamani si è presentata come sempre al collocamento e l’impiegata, anziché recitarle la solita litania «nessuna richiesta di istitutrici, Miss Pettigrew», le ha dato l’indirizzo di Onslow Mansions e un nome: Miss LaFosse.
L’edificio in cui si trova l’appartamento è tanto esclusivo e ricercato da metterle soggezione. Miss Pettigrew coi suoi abiti logori, il suo mesto decoro e il coraggio perduto nelle settimane trascorse con lo spauracchio dell’ospizio dei poveri, suona ripetutamente prima che la porta si spalanchi e appaia sulla soglia una giovane donna. È una creatura così incantevole da richiamare subito alla mente le bellezze del cinematografo. I riccioli d’oro scarmigliati le incorniciano il viso, gli occhi blu le brillano come genziane e il roseo fulgore della giovinezza le accende le guance. Porta uno di quelle vestaglie che indossano soltanto le attrici nei film.
Miss Pettigrew sa tutto delle dive del cinematografo: ogni settimana per oltre due ore vive nel mondo fatato del cinema, popolato da donne bellissime, aitanti eroi e fascinose canaglie, e dove non ci sono genitori prepotenti e orridi pargoli a vessarla.
Miss LaFosse la fa entrare e poi scompare nella camera da letto, per ricomparire poco dopo seguita da un uomo in veste da camera, di una seta dalle tinte così abbaglianti che Miss Pettigrew deve socchiudere gli occhi.
In preda all’ansia, stringendo la borsetta fra le dita tremanti, Miss Pettigrew si sente sconfitta e abbandonata prima ancora che la battaglia per l’assunzione cominci, ma anche stranamente elettrizzata. Gente di quel livello! Con quella vita… Quella sì che è un’esistenza vera, fatta di dramma e azione. 


Delizioso! Sono arrivata all'ultima pagina con il sorriso che mi andava da un'orecchio all'altro!
Come si può non amare questo romanzo, di poche pretese, scritto nel lontano 1938, frizzante e ricco di ironia?! Tenetene conto, se deciderete di leggerlo che, proprio per l'anno di uscita, questo libro porta con se i principi di quei tempi, l'onore dei gentiluomini, la pudicizia e la virtù delle signore, il moralismo e le disillusioni dell'epoca...ma lasciatevi affascinare da tutto ciò e fatevi rapire dalle sue pagine.
Da un equivoco, la vita di Miss Pettigrew sarà completamente stravolta; questo romanzo racconta la giornata di questa gentildonna di mezza età (allora le quarantenni erano considerate così) alla perenne ricerca di un lavoro, con lo sfratto sulle spalle e per di più anche bruttarella.
E il destino le verrà incontro, dandole l'opportunità di poter assaporare una vita diversa anche solo per un giorno...Come si suol dire, bisogna agguantare la fortuna quando bussa alla tua porta!
Gustoso, divertente e spumeggiante, dialoghi garbati e mai banali, tanti 'messaggi' tra le righe, è un libro che meriterebbe più attenzione da parte dei lettori. 

giovedì 22 novembre 2012

Il giardino dei ricordi - Rachel Hore

Lamorna Cove, una piccola, incontaminata baia in Cornovaglia, nel secolo scorso era il ritrovo di una colonia di artisti. Oggi, Mei spera che possa essere il luogo per sfuggire al dolore della morte della madre e per riprendersi dalla fine della sua storia d'amore. Affitta un cottage nella suggestiva tenuta di Merryn Hall, dove dopo qualche giorno arriva Patrick, il nipote del vecchio proprietario, anche lui reduce dal fallimento di una relazione sentimentale. I due iniziano insieme una lunga opera di ricostruzione del giardino della villa per riportarlo all'antico splendore e, contemporaneamente, indagano sull'identità dell'artista di alcuni quadri ritrovati da Mei. Scopriranno così a poco a poco la vicenda di Pearl, una delle cameriere di Merryn Hall all'inizio del novecento, divenuta l'amante del nipote del proprietario ma allontanata una volta rimasta incinta. Mei e Patrick si avvicinano sempre più fino a innamorarsi, ma la completa felicità sembra irraggiungibile...
Il vantaggio di questo romanzo è l'ambientazione idilliaca e la scoperta di bravissimi pittori che però non è riuscito a strapparmi una stellina in più per via della storia che trovo un pò tirata per i capelli.
Due storie d'amore raccontate quasi in parallelo fanno da sfondo a questo libro e ad un giardino che risorge dalle ceneri. La storia d'amore più affascinante e intrigante è quella di Pearl nei primi anni del 1900 ed è quella che mi ha, se così posso dire, appassionato di più (non sono un'amante dei libri romantici) mentre quella di Mel e Patrick trovo che rimane più superficialmente trattata dalla Hore, che conferisce loro meno pathos e vivacità. Anche i momenti 'intimi' tra di loro sono evitati nei capitoli; si scopre che proseguono la loro storia perchè ci scappa tra le righe 'che dividono il letto'. Mah!
I personaggi 'attuali' quelli che affiancano Mel e Patrick sono quasi stereotipati, e solo Mel guadagna qualche punto in più rispetto agli altri. Patrick è una figura insignificante, quasi antipatica, e spesso ho fatto il tifo per il suo ex fidanzato piuttosto che vederla accanto a quello stoccafisso di Patrick!
I pochi approfondimenti caratteriali, la passione tra i due protagonisti praticamente non approfondita, e parecchie pagine di troppo, rendono questo libro un pò pesante da riuscire a finire... non avvincente.
Recupera nel mio giudizio, l'ambientazione nella Cornovaglia a Lamorna, con descrizioni dei posti molto belle insieme a quelle del giardino che ritornerà a nuova vita e alla scoperta di pittori, di cui, segnatami i nomi, sono andata a cercare le loro opere scoprendo dei quadri di incredibile bellezza.

sabato 17 novembre 2012

La regina maledetta - Jeanne Kalogridis



Caterina de' Medici è una delle regine più calunniate della storia. Nel suo ultimo romanzo Jeanne Kalogridis racconta la storia di una ragazza dolce, destinata a diventare una pedina nei machiavellici giochi di corte. Figlia della famiglia più potente di Firenze, Caterina rimane orfana in tenera età e a quattordici anni viene data in sposa a Enrico Il di Francia. Ma la vita alla corte di Francia si rivela molto difficile per la giovane regina. Oscurata dall'amante del marito, la splendida Diana di Poitiers, Caterina fa ricorso alle arti oscure della stregoneria per riconquistare l'amore di Enrico e riuscire ad avere quei figli che sembrano non voler arrivare. Su uno sfondo storico perfettamente ricostruito, Jeanne Kalogridis ci regala l'avvincente ritratto di una donna forte e desiderosa di felicità. 

 Bello, bello, bello!!! Chi mi conosce sa che amo la Kalogridis e se il suo romanzo 'L'enigma della Gioconda' mi ha appassionato ed entusiasmato, in questo ha superato se stessa in bravura.
Non solo è ben scritto, ma proprio la storia che l'autrice va a raccontare è incredibilmente avvincente e la Kalogridis riesce ancor di più ad incatenare chi la legge, togliendo le briglie all'immaginazione.
Si potrebbe anche dire però che è una classica storia di intrighi a corte, passioni consumate nell'ombra o esibite con audacia, figli adulterini e legittimati...ma no, non è il solito clichè.

I personaggi sono meravigliosi, tutti, ben tratteggiati e con caratteri spiccati; Enrico, il marito, un uomo debole, influenzato dalle donne (come il re padre, Francesco, uomo di gran cuore ma incline alle scappatelle) che farà soffrire Caterina non poco prima di riuscire a capire la grandezza di sua moglie.
I figli di Caterina; pazzia, crudeltà, debolezza, fragilità saranno i tratti dominanti di questi personaggi che avranno un ruolo importante nella storia.....e infine.... Caterina!.... la protagonista è una donna a cui non si può non affezionarsi, fragile ma forte nello stesso tempo, con un destino duro da affrontare.

E' vero che farà ricorso alle arti oscure ma perchè? Perchè è una donna negativa e crudele o lo fa per amore del suo uomo e dei suoi figli, oltrechè per la sua terra?
Ruotano attorno a lei ulteriori figure di ministri di corte, dame, parenti e affini, dignitari, astrologi, di cui uno, Cosimo Ruggieri, avrà un ruolo nella vita della protagonista molto importante.

Avvince sin dalle prime pagine questo splendido romanzo e il suo pregio, non da poco secondo me, è di dare nozioni di storia, con tanto di date e luoghi senza annoiare e confondere il lettore.
Anzi, ha la prerogativa di riuscire ad appassionare ancora di più.

giovedì 15 novembre 2012

La metà di niente - Catherine Dunne

Dublino. Sembrava un matrimonio normale: lui, lei, tre bambini. Poi, un giorno, lui se ne va con un'altra e lei si trova per la prima volta a scontrarsi con la vita: le vicende di una donna che, nella sua lotta per una famiglia ferita, scoprirà una voglia, anzi una gioia assolutamente nuova di vivere e sorridere. 

Rose è una donna come tante, con una famiglia come tante, con una vita come tante...A Rose capita di essere mollata dal marito per un'altra...come a tante altre donne. Ma questa storia anche se accomuna una parte del genere femminile, ha una forza e una profondità commovente.

Intanto Rose, ha carattere e lo tira fuori dopo il primo attimo di choc; ha la capacità di prendere in mano la situazione e dare una routine ai suoi tre figli, nonostante la devastazione che ha dentro l'anima e gli occhi che spesso sono gonfi di pianto. Reagisce come meglio può ad un evento a cui non riesce a darsi una spiegazione, ma quando realizza che all'abbandono, da parte di un marito egoista e strafottente, non deve cercare dei 'perchè' rialza la testa e guarda avanti.

Come fanno tutte le donne a cui capita un evento del genere. Ci si rialza sempre, si va avanti e si riprende a vivere dignitosamente e con una sorprendente rivelazione; quella di scoprire la vera forza che abbiamo dentro.
Tutto questo scritto magistralmente dalla Dunne, senza mezze misure. 


martedì 6 novembre 2012

Perdonare..

Non si perdona qualcuno perchè si ritiene di non avere altra scelta. Quello non si chiama perdono, si chiama disperazione.

'Giorni di zucchero, fragole e neve' di Sarah Addison Allen

domenica 21 ottobre 2012

Il potere dei colori

Vi siete mai chiesti se le associazioni che facciamo oggi dei colori, sono quelle che si facevano tanti, tanti anni fa? 
Pensate che per gli antichi Romani l'azzurro era un colore terribile perchè veniva associato ai terribili barbari dagli occhi di zaffiro che compivano scorrerie crudeli; il giallo un tempo indicava i traditori e il verde invece rappresentava il diavolo.
Tra passato e presente vediamo qual'è oggi il potere dei colori primari.

BLU: simbolo di calma e di eleganza.

E' anche il simbolo dell'indumento dei giovani per eccellenza, il jeans, ma rappresenta il cielo, il mare e il sangue reale; è il colore preferito dalle popolazioni europee, canadesi, neozelandesi e australiane.
Per i Romani era un colore che associavano ai Galli e ai Germani che, oltre ad avere occhi di un blu profondo, si tingeano anche di questo colore i calzoni e a volte anche i capelli. Solo col tempo questa tinta venne rivalutata dai Romani che la usarono poi per avvolgere i loro defunti in panni blu.
In latino non esiste una parola per identificare il blu; si è preso in prestito dal germanico la parola 'blau' (blu) e dall'arabo 'lazard' (azzurro) per indicare questo colore e il suo derivato più chiaro.
Poco utilizzato, specialmente agli inizi del Medioevo non tarda però ad affermarsi, specialmente con il celeste impiegato come sfondo per le tante miniature religiose in cui si usava appunto l'azzurro per far risaltare i colori dei personaggi; col passare del tempo viene a poco a poco assimilato al colore della luce di Dio e dei cieli, mentre verso il XII secolo l'azzurro intenso viene adottato come colore principale delle vesti della Madonna. Prima di quel periodo gli abiti di Maria erano rappresentati con colori scuri in segno di lutto.

Il blu, con il marrone, in origine era usato per tingere gli abiti dei poveri; la tonalità era spenta ed era ottenuta da una pianta di uso comune, il guado, usata per tingere i tessuti sino nel periodo del Seicento. Una volta che il blu fu assunto a 'colore divino' lo adottarono anche i Re anche se si distinse per la tonalità, un blu vistoso, più acceso, ricavato da una pietra preziosa, il lapislazzulo. Così il colore divenne appannaggio dei sovrani, sino ad arrivare a dire di avere 'il sangue blu'!

Dopo il periodo Seicentesco, il colore blu viene usato per rappresentare il mare e l'acqua, che prima venivano dipinte prevalentemente di verde o grigio, e infine viene usato per rapprensentare la notte; da qui la tonalità 'blu notte'.

Il blu, ai giorni d'oggi è il colore preferito dagli occidentali e viene usato per tingere sia abiti sacrali che da lavoro, sia le uniformi che i jeans. Ormai è un colore onnipresente e grazie a questa diffusione ha perso parte dei suoi valori simbolici; nella cromoterapia il blu è lenitivo e calmante e per queste sue peculiarità viene spesso usato negli ospedali, ma viene anche adoperato nelle bandiere per le organizzazioni internazionali simboleggiando l'imparzialità. Tonalità molto elegante, riveste le auto di rappresentanza, e in ambito comunitario lo troviamo nella segnaletica stradale.


ROSSO: vincente e cardinale

Durante l'epoca romana tingere significava soprattutto impiegare la gamma dei rossi e per realizzarli si utilizzava una pianta, la robbia, e dei molluschi.
Il rosso viene associato al fuoco, al sangue, ed è ambivalente, spesso è un colore buono o cattivo (col fuoco ti puoi riscaldare ma anche bruciare); il rosso viene usato per vestire i servitori di Dio o per incappucciare i boia. E come gli imperatori, anche i re europei amano circondarsi di rosso prima di convertirsi al blu.

Il rosso simboleggia il risveglio dei sensi, la perdita del controllo, la collera, la passione, l'erotismo, l'orgoglio...
Oggi la vivacità di questa tinta viene usata nella segnaletica stradale e soprattutto nel settore del marketing. 





GIALLO: allegro e bugiardo

Il giallo è una tinta o amata o odiata, non ha tante vie di mezzo; può significare calore ma anche tradimento.
E' il  colore per antonomasia, del sole, della luce, dell'energia ed è il preferito dei bambini; per millenni è stato associato alla prosperità e alla ricchezza. Non per niente erano gialli i primi metalli, l'oro o le spighe di grano (simbolo di benessere).
Nella simbologia cristiana, Giuda tradisce Gesù per delle monete, il giallo quindi rappresenta il tradimento, mentre nel Medioevo esprimeva la follia, la stravaganza.
I buffoni del re erano spesso vestiti di verde e di giallo e il loro ruolo sociale era quello di farsi specchio dei tabù e attirare le burle.

Il giallo si impone anche come il colore dei bugiardi; in passato si dipingevano di questa tinta le case dei falsari o dei cavalieri per umiliarli o denunciarli.
Al giorno d'oggi il principale sentimento che suscita il giallo è quello di malinconia perchè lo si associa alle foglie autunnali, alle vecchie foto o  alle lettere ingiallite dal tempo.


VERDE: ecologico e diabolico


Quante diverse sfumature ha il verde!!! Verde mela, pistacchio, erba, oliva...è il colore del mondo vegetale per eccellenza ma quante problematiche ha dato il ricavare questa tinta.
Nel passato questo colore era instabile da utilizzare, e per questo motivo è sempre rimasto legato alla sorte, alla fortuna come alla sfortuna. E' il colore delle cose che non durano come la giovinezza o che vanno e vengono proprio come la fortuna.



Nel mondo occidentale rappresenta la speranza, ed è il portafortuna dei giocatori d'azzardo, infatti i tavoli da gioco sono sempre coperti da un panno verde!

Nel Medioevo il verde era associato alla primavera, alla linfa vitale e quindi alla gioventù e alla sessualità; da qui si passò all'idea di ribellione contro l'ordine e la morale sino ad arrivare alla dissolutezza. Ecco perchè in quell'epoca il diavolo oltrechè rosso, nero, blu scuro e marrone era anche verde.

Diviene anche il colore dei farmacisti, considerato che i rimedi erano realizzati, nei tempi andati, con l'aiuto delle piante; collegato alla natura e alla salute, ispira freschezza e benessere. Spesso le scuole e gli ospedali tingono le pareti di verde, come anche le caserme e gli uffici allo scopo di infondere calma allo spirito.
Oggi è diventato il colore  ufficiale della politica ambientale, che mira alla salvaguarda del verde mondiale.

BIANCO: purezza e pace

Sin dall'antichità il bianco ha rappresentato la purezza, la verginità, l'innocenza, le qualità di coloro che sono 'puliti' nello spirito e nel corpo.
I Romani, scadenti tintori, si vestivano tutti di stoffe di colore naturale, bianche, anche se noi diremmo oggi 'grezze'; per loro il livello di pulizia e di finezza della stoffa era grande segno di distinzione sociale.

Nella tradizione cristiana, il bianco divenne il colore di quanti erano immuni da 'colpe'; bambini, vergini e martiri e eletti, santi e angeli del paradiso.
Con il tempo il bianco diviene simbolo di conciliazione e quindi di pace; da qui l'uso di alzare bandiera bianca.
Nel Novecento diventa il colore degli abiti da sposa, da cui ci si aspetta che arrivino all'altra dotate di una morale irreprensibile, caste e pure.
Nella nostra epoca il bianco si associa alla pulizia, al freddo e all'igiene, e quindi bianchi sono elettrodomestici, medicazioni, detersivi, lenzuola e bianchera personale.

NERO: autoritario e notturno

Il nero viene innanzitutto associato a tutto ciò che è sporco.
Vestirsi di nero, in varie epoche passate, era sinonimo di lutto e di dolore profondo, e coloro che potevano permettersi di usare questa tinta erano sempre persone di alto lignaggio sociale; ecco perchè il nero per molto tempo è stato appannaggio dei ricchi.

Oggi il nero diventa anche sinonimo di autorità; veste i giudici, gli arbitri e i carabinieri.
Nel periodo del 1800 il nero assunse una connotazione politico estremista, tanto che il movimento anarchico, dalla sua fondazione, rifiuta di riconoscere qualsiasi tipo di autorità a chi sventola una bandiera nera. Circa un secolo dopo i fascisti diffonderanno un epoca di odio e violenza adottando le camicie nere.

venerdì 19 ottobre 2012

Dietro le apparenze

Chi appare feroce, spesso è mite
Chi sembra timido, spesso è maligno
Guardiamo al di là delle apparenze; 
mettiamoci in posizione di vantaggio


In mancanza di esperienza, ci lasciamo facilmente ingannare dalle apparenze. Se un omone fa la voce grossa, subito lo giudichiamo volgare e bellicoso, ma in realtà potrebbe essere una persona gentile; partendo prevenuti rischiamo di lasciarsi sfuggire le sue buone qualità. 
D'altro canto, quando incontriamo una donnina minuta e tranquilla il nostro atteggiamento tende a farsi compiacente; ma se alla fine si rivela una persona insidiosa, la nostra faciloneria accresce la nostra frustrazione.
A volte le persone sono esattamente ciò che appaiono. Altre volte, non fanno altro che mostrarci una maschera.
Gli esseri umani, come gli animali, dispongono di diverse strategie di sopravvivenza. Il colore, le movenze, l'odore e così via non sono che ingannevoli espedienti.
Lo stesso vale per le persone; promettono grandi cose, ma raramente le realizzano. Dichiarano eterna un'amiciza, poi magari si dileguano nel nulla. 
Si lasciano sfuggire promesse, ma stanno solo cercando di approfittarsi delle situazioni. 
Se riusciamo a metterci in posizione strategica riusciremo a distinguere con chiarezza la personalità degli altri, senza lasciarci influenzare dalle apparenze.
Potremo così sventare le trame degli altri.

Mi sembra di sentire qualche voce che dice " ....come fare per distinguere chi cerca di approfittare di noi?".
Avete mai sentito parlare dell'istinto?
Quello che spesso ci parla ma che noi altrettanto spesso ignoriamo.
Tutti noi inizialmente portiamo una maschera; non è facile aprire il nostro intimo ad un estraneo e, direi, giustamente ci ripariamo dietro a atteggiamenti che ci permettono di corazzarci contro 'il mondo esterno'.
Non possiamo farci nulla; non possiamo scardinare questa difesa, ovviamente. Possiamo solo affidarci all'istinto. Quello che fa scattare il campanello d'allarme dentro di noi, quella sensazione che a pelle ci fa preferire una persona piuttosto che un'altra. 
Ammetto di aver preso qualche tranvata a lasciarmi guidare dai miei sensi...poche, ma le ho prese! Sarà perchè quel qualcuno è riuscito a recitare talmente bene, o forse perchè in quel momento le mie difese erano piuttosto abbassate, ma sta di fatto che alcuni individui mi hanno fregato alla grande.
Per fortuna grandi danni non ne hanno fatti; il tempo mi ha fatto un grande regalo. Mi ha dato la possibilità di affezionarmi alle persone quel tanto che basta a non rimanerne ferita se si rivelano diverse da quel che pensavo.
La delusione è profonda, la rabbia anche, ma ho la capacità di voltare pagina con i miei sentimenti, riesco a proteggerli in modo tale che una lacrima è sufficiente per sanare il dolore più cocente.
Il mio istinto mi ha sempre parlato, imparate anche voi ad ascoltarlo. Sintonizzatevi su voi stesse, in silenzio, ascoltando bene ciò che avviene 'dentro' di voi. Scoprirete un sacco di cose interessanti.


domenica 7 ottobre 2012

Ora ricordo di Noelle Harrison



Quando Barbara decide di lasciare la natia Irlanda per fare la au pair a casa di una coppia di Londra, ha solo diciotto anni e una gran voglia di chiudere con il passato. Irrequieta e sensibile, la ragazza è infatti segnata dalla morte del fratellino in un incendio, incidente di cui lei si sente responsabile. Appena giunta a casa di Olivia e Gareth Finch, si rende conto che c'è qualcosa che non va. Mathilda, la loro bambina, è affetta da una malattia sconosciuta che le procura delle forti crisi di tipo epilettico, che a quanto pare nessuno è in grado di curare. Sua madre Olivia è una donna elegante e gelida che tratta Barbara in modo sprezzante, ma anche suo marito sembra nascondere qualcosa. Quando durante l'estate tutta la famiglia si trasferisce nel sud della Francia dai genitori di Olivia, Barbara si innamora perdutamente del fratello della sua padrona di casa, mentre piano piano si fa strada in lei il tragico sospetto che la povera Mathilda sia vittima dei suoi stessi genitori... 

Questo libro mi ha colpito inizialmente per la sua copertina; quando l'ho visto ho detto "lo prendo!" senza aver neanche letto la quarta di copertina...
So perfettamente che non ha senso 'giudicare' un libro dalla sua copertina ma credo che sia capitato prima o poi a tutti di farlo; e quante cantonate si prendono così!!!
Invece questa volta non è successo. Nel momento in cui ho iniziato a leggerlo, mi ha completamente avvinto alle sue pagine tant'è che alla fine mi è pure dispiaciuto finirlo.
E' denso di emozioni e profumi, le descrizioni sono talmente vive che pare di essere li presenti alle vicende di Barbara, Matilda, Olivia, Pascal...
La storia non è innovativa, non aspettatevi chissà cosa, ma ha il potere di tenervi incollati alle sue pagine per capire che cosa succederà a Matilda, se Barbara riuscirà a conquistare il cuore della bambina, e a superare lo choc per la perdita del suo fratellino Mattie, morto nell'incendio della loro casa. Ma succederà ben altro, e nel romanzo si susseguiranno dolori e gioie, fantasmi e ricordi che accomuneranno tutti i suoi protagonisti.
Non c'è un personaggio negativo; anche quello che, alla fine, potrà sembrare il 'cattivo' di turno non lo è poi alla resa dei conti. Tutti hanno un proprio fardello che si portano dietro , chi piccolo, chi grande, e  proprio questo dà al romanzo quella connotazione positiva ed equilibrata che mi ha fatto sussurrare 'che bello!' quando le mie mani hanno chiuso il libro.

mercoledì 3 ottobre 2012

Ognuno ama a modo suo.

Siamo convinti che gli altri siano capaci di fare solamente ciò che sappiamo fare anche noi, nel bene e nel male. Per questo riconosciamo come amore solo quello che corrisponde all'immagine che ne abbiamo.
Vogliamo essere amati come amiamo noi.
Ogni altro modo ci è estraneo, lo guardiamo con dubbio e sfiducia, ne fraintendiamo i segni, non capiamo la sua lingua.
Accusiamo.
Affermiamo che l'altro non ci ama. E invece forse ci ama in un modo tutto suo, che noi non conosciamo.

L'arte di ascoltare i battiti del cuore di  Jean-Philippe Sendker

E' quanto di più terribile e scontato ci sia in questo frammento del libro di Sendker; scontato perchè è così. E' vero, noi amiamo in un determinato modo e questo solo conosciamo, questo modo sappiamo. Quello degli altri ci è sconosciuto, difficile da capire, sempre giudicato.
Terribile perchè non ci si può fare nulla. O lo si accetta o l'unione si spezza. In un rapporto mettiamo così tante aspettative che non ci domandiamo mai se l'altra persona sarà in grado di soddisfarle almeno in parte. Come c'è chi ama di più di un'altro, c'è chi ama in modo diverso, ma non per questo è sbagliato.
E' solo...diverso.
E forse è per questo tanto difficile da comprendere e da accettare.

martedì 2 ottobre 2012

Noi...al futuro

In questa vita siamo soli. Nessuno vive al posto nostro. Né la droga né la magia possono staccarci, anche solo per un attimo, da questa condizione.
Possiamo negarla, ma é inutile: siamo soli, e solo a noi sta decidere cosa fare di ogni singolo, prezioso momento della nostra vita.
L'esempio di chi ci ha preceduto può aiutarci, ma alla fine si tratta solo di riferimenti, e il pensiero di coloro che verranno dopo è una semplice considerazione, un'astrazione mentale. Ciò che importa è essere: essere e basta.
Accettiamo chi siamo. Siamo noi stessi.
Il futuro é tutto da costruire, proseguiamo, dunque, e costruiamolo, e rendiamolo il più bello possibile. Questa bellezza è determinata dalla nostra volontà e dalla perfezione della nostra personalità. Non rammarichiamoci sospirando per le avversità o la sfortuna; essere felici piuttosto che tristi dipende solo da noi.

Che siamo soli nell'accezione più pura del termine è vero, ma nella nostra vita siamo sempre affiancati da altre persone, che, più o meno sono dei punti di riferimento in senso affettivo. Possiamo quindi, affermare che siamo 'veramente' soli? Spesso prendiamo decisioni importanti insieme al nostro partner,  ai nostri figli, e a volte anche ai nostri amici; per molti ciò significa non essere proprio soli.
E' vero però che siamo noi a decidere chi ci deve stare accanto e le persone che poi ci affiancheranno nel nostro percorso della vita, se sono sbagliate e negative, potranno non darci il futuro luminoso che ci aspetteremmo. E' questa la differenza? Il Tao ci dice che siamo noi a decidere se vogliamo essere felici o tristi...un libero arbitrio che spesso ci dimentichiamo di avere. Non lasciamo decidere agli altri. Forse è meglio essere 'soli dentro' e poter scegliere liberamente...

sabato 22 settembre 2012

Amicizia tra donne: fin dove può spingersi?

png



Una situazione che mi è capitata recentemente mi ha fatto riflettere sulla questione dell'amicizia tra donne e su dove ci si può spingere senza andare oltre i limiti.

Penso che a molte di voi sia capitato di avere un'amica in difficoltà a cui avete fornito consigli e assistenza, o magari a cui avete confidato informazioni che hanno potuto cambiare o modificare la sua vita.
Vi siete mai fermate a pensare se non vi siete spinte un pò oltre?
Avete mai riflettuto se era meglio 'farci i fatti propri' e lasciare magari a lei la decisione o la riflessione su come comportarsi in determinati frangenti?

Prendiamo ad esempio il canonico caso, per esempio, dell'apprendere che il suo marito/fidanzato l'avete beccato con un'altra: dirglielo o non dirglielo?
Lasciarla nell'ignoranza o aprirle gli occhi?

E' vero, parlare porta a delle conseguenze sia per chi riceve le nostre confidenze e anche per noi che ci siamo messi in mezzo.
Se venissi a sapere che un'amica viene presa in giro, o soffre per una certa situazione che si è creata, non avrei remore ad aiutarla, cercando di farle capire che cosa sta succedendo, o cercando di renderle più chiare le situazioni che sta vivendo suggerendole cosa può fare.
Stare zitta e fare finta di nulla non è nelle mie corde, mi sembrerebbe di essere menefreghista. Un'amica è tale nel bene e nel male.

Non è facile prendere una decisione quando si viene a conoscenza di fatti importanti di persone che fanno parte della nostra vita, ma sino a dove è lecito spingersi nel confidare 'segreti'?

giovedì 20 settembre 2012

Tradimento: confessare o tacere?

Image and video hosting by TinyPic



Speriamo non accada mai a noi… ma prima o poi potrebbe capitarci di chiedersi: e se dovessi avere una scappatella, come mi comporterei? e ….se dovesse essere lui a tradirmi, preferirei sapere o non sapere?
Non sempre e necessariamente la scappatella e’ sinonimo di crisi di coppia , vige il detto “occhio non vede cuore non duole” che fa pensare che la maggior parte preferirebbe occultare il tradimento…
Lo conferma un’indagine svolta da Incontri-Extraconiugali.com secondo cui il 48% degli italiani decide di tacere mentre, il 13% opterebbe per una sincera e dolorosa confessione con tutte le conseguenze del caso.
Confessare non sempre potrebbe indicare un gesto di sincerita’ ma potrebbe anche significare scaricarsi la coscienza … credo che non esista un vero codice di comportamento che si possa adattare a tutte le situazioni .
L'unica regola sarebbe  quella di essere sinceri almeno con sé stessi, e chiedersi "perché ho tradito?"
Vedere che questa indagine arriva da un sito di incontri extraconiugali mi da proprio l'idea di come si stia evolvendo questa società!

Il mio pensiero nel corso degli anni non è cambiato affatto; ritengo che il tradimento sia il segno di un 'malessere' più o meno pronunciato all'interno di una coppia.

La cosidetta 'scappatella' avventura di una notte o di più notti non lo ritengo un avvenimento circoscritto. Lasciamo perdere quelle stupidaggini (a mio parere) di quelli che lo fanno solo per una questione fisica!
I meccanismi che fanno sì che in una delle due parti di una coppia, scatti l'attrazione verso un terzo e questa si consumi, mi dà da pensare che la sua relazione abbia delle incrinazioni; se si è soddisfatti (parola che non rende però molto bene le emozioni che regolano la vita insieme ma fatemela passare...) se si ha una buona intesa fisica con il proprio partner, credo che non si pensi minimamente a volervo tradire.

Detto questo, vengo alla domanda: confessare? NO!
Perchè fare del male al proprio partner? Glielo si ha già fatto tradendolo con un altro/a!
Si è voluto fare questo passo, ebbene si abbia il coraggio di portarsi addosso tutto il fardello che ne consegue; specialmente dei sensi di colpa che inevitabilmente arrivano specie se il partner, non sapendo nulla, continua ad avere lo stesso atteggiamento affettuoso che il traditore sa di non meritarsi. Ecco che a quel punto, scatta la voglia di confessare per aver modo di troncare queste espressioni che non ci si sente poi di condividere senza essere lacerati dal rimorso del proprio gesto.

Bisogna avere il coraggio delle proprie azioni, il coraggio di affrontarle sbagliate che siano e soprattutto il coraggio di farsi un esame di coscienza analizzando la propria relazione e le motivazioni che ci hanno portato a tradire la persona con cui stiamo condividendo la nostra vita.

mercoledì 19 settembre 2012

Buttarsi alle spalle il passato



L'altro giorno stavo dando un'occhiata a delle vecchie riviste e sono capitata su un articolo molto interessante che mi ha dato motivo di varie riflessioni.
Parlava di come superare il passato e costruire meglio il proprio futuro.

Il concetto si può associare in molti ambiti, dal rapporto di coppia, al lavoro e alle amicizie; nell'articolo si parlava di persone che non sono mai riuscite a chiudere la porta sul passato sulla base di esperienze di tradimenti nell'ambito di coppia.
Si analizzavano i vari stadi di questo percorso deleterio e di come si può superarli.

Questi concetti chiave mi sono sembrati molto importanti, e sono:

- Comprendere i propri errori, non giudicarsi e ammettere i propri limiti perchè la perfezione è impossibile.

- Perdonare non necessariamente significa rimuovere il passato, ma comprendere che una determinata situazione si è modificata, si è evoluta in modo diverso da come ci aspettavamo, e il cambiamento è da accettare...per tappe.

- Guardare avanti, creando nuovi progetti, impegnando le nostre energie positive. Il rancore è un freno e riconoscerlo permette di riuscire a liberarsene.


Certo che perdonare non è facile, perchè il risentimento mette radici profonde nel nostro animo. La cattiveria gratuita ad opera di altri è quel qualcosa che ci portiamo dentro a lungo, la consideriamo una vera e propria ingiustizia e il risentimento che ne nasce è duro da estirpare; non riuscire a perdonare chi ci ha ferito nasce dalle emozioni che ancora suscitano dentro di noi.
Se riuscissimo ad analizzare questi sentimenti e a 'passare oltre' ci accorgeremmo che avremmo perso tanto tempo dietro a delle ostilità che fanno male ad entrambe le parti, oltre a perderci anche tanto tempo.

Gli psicologi dicono che il perdono è fondamentale per chiudere con il passato. E questo è difficile perchè di solito entrambe le parti si sentono tradite e si vive in una situazione altalenante di disagio fisico e mentale.
Questo atteggiamento dipende soprattutto dal fatto che noi ci aspettiamo che gli altri si comportino come noi vorremmo; non ci aspettiamo insubordinazioni o atteggiamenti diversi da come noi ce li siamo precostruiti nella nostra mente...

Accettare la differenza vuol dire prendere consapevolezza del fatto che siamo diversi, che esistono differenze anche profonde tra le persone e pensare che l'altro ha una visione differente delle cose. Ammetterlo e chiedere scusa.
Questo è un punto fondamentale per andare avanti...

George Kohlriese, uno psicologo svizzero ha elaborato un modello in nove tappe che individuano i punti fondamentali per superare il passato e aprire una pagina nuova sul futuro.

1 - Negazione dell'evento che ci ha causato sofferenza.
2 - Protesta verso la persona o verso ciò che ha provocato il fatto.
3 - Nostalgia riconosciuta e ammessa per tutto quello che si è perso.
4 - Paura che blocca e toglie le energie.
5 - Razionalizzazione, cioè il tentativo di ricerca delle possibili cause motivi per quello che è accaduto.
6 - Accettazione, quindi rendersi conto che la situazione che si è creata è diversa dalla precedente.
7 - Maturazione di un attaccamento nuovo: le energie devono essere indirizzate su un legame non sperimentato in precedenza.
8 - Perdono, verso se stessi e verso l'altro, fatto in modo spontaneo e sincero.
9 - Gratitudine, quell'atteggiamento che consente di vedere comunque quello che di buono c'è stato nella situazione. Arrivare a questo stadio significa una rigenerazione potente di tutto il sistema e si è pronti a voltar pagina.

Esistono differenze fra ciò che si pensa di sè e come ci vedono gli altri. Riuscire ad ammetterlo elimina recriminazioni inutili.


Chiudere con il passato per me significa chiudere una fase della vita, negativa o positiva che sia, che non si ripresenterà più ma che mi ha permesso di imparare qualcosa; sia la sofferenza che la gioia sono il bagaglio che quell'esperienza mi ha lasciato. E bisogna farne tesoro.

domenica 16 settembre 2012

Perchè quando una donna parla l'uomo non l'ascolta?

Partiamo dal presupposto che tra una coppia ci siano almeno 6/8 anni di convivenza, e quindi quel momento di passione e innamoramento folle si è ridimensionato ed ha preso il suo binario su cui scorre tranquillo (questo presupposto è necessario perchè agli inizi di una relazione si è sempre molto attenti ai bisogni dell'altro), mi domando: "Perchè quando io parlo il mio compagno non mi ascolta"? E quindi continua a: guardare la tv - scorrere le notizie su internet - controllare i messaggi sul cellulare - osservare pensieroso il muro ( <_< ) - guardare le sue unghie per vedere se sono della lunghezza giusta ( -_- ) e altri atteggiamenti che non hanno nulla di sensato???
Inutile dire che la cosa mi fa saltare i nervi, in quanto oltre a darmi la concreta impressione di essere invisibile, mi fa sprecare una gran quantità di fiato considerato che devo ripetere le cose più volte, arrivando quasi ad urlare per essere sentita.
La prova che spesso fa 'finta' di non sentire è quando più di una volta esordisco con cose strane tipo "Ok, allora visto che non mi rispondi faccio di testa mia, prendo la macchina e mio figlio e ci vediamo domattina perchè tanto non rientro a casa"! Al che scatta come una molla!!!!! (Sono stata leggera con gli esempi perchè altrimenti andavo direttamente sul genere hard :P :D )
E, ciliegina sulla torta, non solo lui non ti degna di uno sguardo alla prima domanda che gli faccio, ma alla sesta, settima volta che glielo chiedo dimostra chiaramente che mi ha sentito benissimo, tant'è che mi ridice esattamente ciò che gli ho chiesto :huh:
Ora arriva la seconda domanda: "Perchè fa così"?
Si è stancato di sentire la mia voce? Non penso, perchè se mi azzardo a stare zitta, mi chiede se sto male o sono arrabbiata :blink:
E' l'argomento che non gli interessa? Forse, ma siccome gli argomenti sono sempre di interesse 'familiare' questo problema non si porrebbe.

E allora perchèèèèèèè!!!!!!!!!!

Non lasciatemi sola, ditemi se sono un caso unico o capita anche a voi :(

martedì 4 settembre 2012

La resa del conto

"Cameriere" dice la cliente, "questo caffè non è abbastanza caldo."
"Le chiedo scusa madame."
"Ne voglio uno più caldo."
"Subito, madame."
"E non dimentichi" aggiunge "decaffeinato."
Porto il caffè sul retro e lo butto nel lavabo. Prendo una tazza pulita e la riempio di acqua bollente per riscaldarla. Un trucco del mestiere. Poi la svuoto, verso il decaffeinato bollente e torno al tavolo. Un minuto dopo la cliente mi richiama:
"Cameriere, anche questo è tiepido."
"Sono desolato, madame."
"Cos'è, stupido?" risponde lei. "Cosa ci vuole a preparare una tazza di caffè caldo?"
"Mille scuse madame. Sono nuovo del mestiere." (In realtà "nuovo" lo ero sei anni fa, ma questo me lo tengo per me.)
"Me ne porti un'altro" dice la signora, " mi raccomando..."
"Decaffeinato" l'anticipo. "Senz'altro madame."
Torno alla macchina del caffè e riempio la tazza di caffè normale.
Poi preparo un espresso-bomba e aggiungo anche quello. Infilo tutto nel forno, e dopo due minuti a quattrocento gradi ritiro la tazza prendendola con le pinze da insalata e l'appoggio su un piattino freddo.
Consegno il calderone di caffeina sfrigolante alla cafona.
"Madame" la avverto, sforzandomi di non essere carogna fino in fondo, "la prego di fare attenzione: caffè e tazza sono bollenti."
"Ottimo" dice lei. "Proprio come piace a me."
Mentre mi allontano sento il suo strillo quando afferra la tazza.
"Ahia!" guaisce. "Scotta!!!"
Continuo a camminare, cercando di nascondere il mio ghigno di soddisfazione.
Il vendicatore in grembiule ha colpito ancora.


tratto da "La resa del conto" di Steve Dublanica

sabato 18 agosto 2012

Il suono del silenzio

In una caverna i suoni esterni sono attutiti dalla roccia e dalla terra, ma ciò rende udibili il battito del nostro cuore e il nostro respiro. Allo stesso modo la quiete contemplativa ci distoglie dal clamore di ogni giorno, ma ci permette di udire l'impercettibile che è nella nostra vita.
Quando ascoltiamo non con le orecchie, ma con lo spirito, cogliamo il suono impercettibile. Entrando in questo suono, entriamo nella purezza suprema. 
Il suono più profondo è il silenzio. 
Può sembrarci un paradosso soltanto se consideriamo il silenzio come un'assenza di vita e di vibrazione. Ma per colui che medita esso è suono riunificato con tutti i suoi opposti: è sonorità e non sonorità, e proprio da tale confluenza emerge la forza della meditazione.

Che gran infusione di pace è il silenzio; escludendo la meditazione il silenzio dona una pace completa, allontana lo stress quotidiano e ci permette di analizzarci a fondo ma non tutti lo apprezzano... spesso viene associato alla solitudine, spesso chi ci si ritrova dice che si sente 'impazzire'

domenica 8 luglio 2012

Aiutare

"A cosa serve coltivare se stessi e la saggezza se poi teniamo tutto per noi? La conoscenza va usata, e se possiamo metterla al servizio di qualcuno, dobbiamo farlo.

Una volta viveva un uomo che ogni giorno pregava un particolare dio fra i molti del tempio. Dopo un pò si accorse che l'incenso che accendeva si diffondeva ovunque; altri dèi traevano dunque vantaggio dai suoi sforzi! Costruì quindi un cono di carta per coprire l'incensiere, affinchè il fumo venisse diretto solo verso le narici del suo dio.
Purtroppo, in questo modo il volto del dio si annerì.

I seguaci del Tao credono nell'uso dei sedici attributi a favore degli altri: pietà, gentilezza, pazienza, non attaccamento, controllo, abilità, gioia, amore spirituale, umiltà, riflessione, tranquillità,serietà, sforzo, emozioni controllate, magnanimità e concentrazione. 

Ogni volta che ci capita di aiutare qualcuno, facciamo appello a queste qualità. Il sacrificio di sé, va notato, non è compreso nella lista.
Non occorre distruggersi per aiutare il prossimo: l'unico dovere che abbiamo nella vita é di portare a compimento il nostro viaggio lungo il Tao personale. Ma se offriamo conforto a coloro che percorrono il nostro stesso cammino, avremo già fatto il massimo che ci è concesso."

venerdì 6 luglio 2012



La foresta di girasoli di Torey L. Hayden

Lesley, diciassette anni, adora Mara, la sua bellissima e affascinante madre, che le racconta storie incredibili sulla vita in Germania e Ungheria prima e durante la guerra. Ma c'è una terribile verità sul proprio passato che Mara non può confessare, e che sta diventando una pericolosa ossessione. Lesley fa di tutto per cercare di comprendere i comportamenti sempre più strani della madre, così come suo padre cerca disperatamente di salvare la moglie dai ricordi. Ma a volte l'amore non sembra essere sufficiente per evitare la tragedia, e Lesley, di fronte a una vita famigliare distrutta, decide di partire, per andare lontano, nel paese dove Mara è stata felice, alla ricerca della verità... 

 Il nero è il nero, il rosso è il rosso, la vita ha dei colori ben definiti ma la nostra mente li può stravolgere, può colorare la vita con le tinte che la fantasia le suggerisce. Mara è una donna che ha sofferto e a cui la vita ha tolto parecchio, ecco perchè si costruisce un mondo tutto suo, dove i suoi atteggiamenti però vengono equivocati dalla maggior parte delle persone, etichettandola e considerandola una donna stramba, difficile, 'diversa'.
Neanche il profondo affetto del marito e delle figlie riescono a salvarla dal baratro in cui cadrà e nel momento più drammatico, la figlia più grande, Lessy, desidererà ripercorrere un pezzo della vita della madre per riuscire a capire la sua profonda sofferenza e solo allora capirà la vera natura di Mara.
Profondo e toccante è un libro che ci dice di andare oltre le apparenze e di imparare a vedere la vita con occhi diversi, trasformando i lupi in fiori.

mercoledì 13 giugno 2012

L'incanto del passato

Se comincio a voltarmi, ricordando gli eventi del mio passato
gli amori, gli umori, i rumori, gli odori…
se mi volto m’incanto..
E’ una sensazione meravigliosa, di tenerezza, di protezione.
A volte è angosciante, triste, di smarrimento.
Il passato ha una certezza: è stato.
E quel che è stato non si modifica.
Il passato ha la sua utilità: è servito ad essere me stesso oggi.
Il passato però dev’essere qualcosa che segue la mia opposta direzione.
Un sentiero alle mie spalle, ben conosciuto dai miei occhi, tanto bene da non aver più bisogno di guardarlo.
Se vivi intensamente il tuo presente, se godi di ogni istante concentrandoti su ciò che è qui ed ora, non avrai bisogno di voltarti indietro, invocando un momento ormai finito, ne’ di maledire ciò che fu un tempo.
Vivere intensamente qui ed ora significa avere la consapevolezza di aver fatto il possibile per andare incontro al futuro con la coscienza pulita, sapendo che nel bene e nel male, negli alti e bassi di questa vita, nel viverla sei stato te stesso.
Il mondo però è fatto di gente, e l’incrocio delle azioni ci porta su sentieri imprevedibili. Non c’è una mappa per non perdersi, non c’è un manuale che ci distingua ciò che è giusto dall’errore….
La mia bussola è il mio sentire.
Quando mi sento bene con me stesso, sono sicuro che anche al mondo sto portando energia positiva.
Se comincio a voltarmi, ricordando gli eventi del mio passato, m’incanto…. ma perdo un po’ di quello che dovrei invece vivere al massimo adesso: ME nel MIO PRESENTE


Anton Vanligt.


Questo pensiero di Vanligt dovrebbe essere di monito per tutti: agganciarsi al passato e vivere il presente sulle basi di quanto si è vissuto prima è errato. E' vero che non ci sono solo momenti negativi, ma ci portiamo dietro anche quelli positivi, ma deve essere come una porta che viene chiusa inesorabilmente. Una porta di vetro che ci permette di poter guardare e di assimilare quanto è avvenuto; imparare dagli errori, gioire per tutto ciò che di bello è successo e a quel punto voltare la testa e andare avanti.
Non lo si può cambiare,  nè modificare il passato, si può solo cercare di far tesoro di quel bagaglio che è dentro la nostra anima e il nostro cuore e diventare migliori di ieri.

domenica 10 giugno 2012

Dirsi addio



Non c'è mai un modo giusto per dirsi addio e chi viene lasciato soffre come se fosse in preda ad una vera e propria malattia.

Sia in un rapporto di coppia o in uno di amicizia la rottura, in qualsiasi modo avvenga, rappresenta un dramma.
Perchè in qualsiasi modo avvenga la frattura, questa rompe le aspettative da ambo le parti; chi si aspettava molto da una persona rimarrà profondamente demotivato, demoralizzato, ferito, disperato...
Chi provoca la fine di un rapporto viene preso spesso da sensi di colpa e rimorsi.

Non sappiamo lasciare un partner/amico! Non riusciamo a capire i rituali di passaggio che sono legati alla fine di un ciclo, quindi soffriamo ogni volta che lasciamo qualcuno (e anche qualcosa, non dimentichiamo che siamo molto legati alle cose materiali).

Spesso creiamo anche una vera dipendenza dall'oggetto del nostro legame; se viene a mancare sembra che ne entriamo in crisi di astinenza.

Nella nostra società però ci ritroviamo da soli e quindi viviamo la rottura di un rapporto in estrema solitudine; un tempo invece era molto più marcato il senso della comunità. Entravano in gioco familiari, amici, conoscenti, e la persona oggetto del trauma veniva alleggerita del suo dolore.

L'abbandono è vissuto come un lutto, fa male e brucia l'anima per tanto tempo. Si passa dall'incredulità alla rabbia, dalla paura all'inevitabilità; ma la cosa che forse fa soffrire di più è l'orgoglio ferito del 'lasciato'.Ecco allora che si scatena l'invidia e la gelosia che porta ad un ulteriore inacidirsi di un rapporto che in teoria dovrebbe essere terminato con la parola fine ma che in realtà prosegue con frecciatine, battute, insinuazioni, sentito dire, che prontamente arrivano all'orecchio dei due soggetti.

Alcune persone non tollerano di essere 'lasciate' e avrebbero voluto avere loro la possibilità di anticipare il partner/amico e quindi lasciare l'altro. E se non riescono si arriva anche a delle reazioni violente come minacce verbali o addirittura stalking.
Sono modi di rimanere in contatto con la persona anche attraverso l'odio, pur di non lasciarsi mai!

Ma come si fa a separarsi...bene?
E' una bella impresa!
Non ci sono parole giuste, rassegniamoci.

Una psicoterapeuta suggerisce di dire il meno possibile e nella maniera più asciutta. Non far trasparire pietà, non chiedere scusa perchè c'è l'ammissione implicita di aver ferito l'altro e quindi di essere il più forte.
Non pronunciamo parole come onestà, sincerità e affetto; si corre il rischio di ferire di più di quanto non feriscano parole più dure e spietate come 'Ti lascio perchè non provo più nulla per te'.
La compassione implica un sentimento di superiorità.
E fa male, molto male a chi la riceve.






martedì 5 giugno 2012

Come una rosa d'inverno di Jennifer Donnelly

Splendido seguito di 'I giorni del tè e delle rose':

La storia inizia sulle sponde del Tamigi, è l’anno 1900: le desolate strade dei sobborghi londinesi non sono il luogo adatto per una ragazza perbene come India Selwyn Jones. Lei però ha la testa dura, è un giovane medico che vuole esercitare la professione dove ce n’è più bisogno. E sarà proprio in uno di questi vicoli bui che incontrerà – e tenterà di redimere – il più famoso gangster della città, Sid Malone, duro, violento, affascinante. Malone è l’opposto di India: la ragazza, combattuta tra attrazione e repulsione, rinuncerà ai propri affetti e alle proprie sicurezze per seguirlo nel torbido mondo di lui, tra ladri, prostitute e sognatori. 

E' splendido, come il precedente "I giorni del tè e delle rose".
Niente da puntualizzare perchè la Donnelly ci sa fare con la penna; mi ha regalato ore fantastiche in compagnia di personaggi magnificamente caratterizzati, con dialoghi briosi e pieni di verve e ironia e di descrizioni accurate dei luoghi dove si svolgono le vicende.
Non mi aspettavo di meno però!
In questo libro la storia ruota attorno a Sid Malone, il fratello di Fiona, ed a India, ma si ritrovano ovviamente Fiona e Joe e li vedremo sposati con tanto di prole numerosa e alle prese con una serenità economica raggiunta nel primo libro e consolidata nel secondo. Personaggi nuovi si aggiungono per arricchire questo romanzo che è riuscito a tenermi incollata alle sue pagine e a regalarmi ore di puro piacere.
Jennifer Donnelly è una garanzia; i suoi libri li ho letti in formato ebook ma appena ne ho l'occasione li acquisterò in formato cartaceo perchè per lei i soldi sono spesi più che bene!
Ora attendo 'Wild Rose' credo l'ultimo libro della trilogia che dovrebbe essere arrivare nel nostro paese, a quanto ho recepito nel web, a fine anno.

martedì 22 maggio 2012

Non voltarti di Amanda Eyre Ward

Questo è un'altro bel libro capitato tra le mie mani.
Quando Caroline pensa alla sorellina Ellie, la ricorda con il sorriso sdentato da bambina di cinque anni, e la maglietta rossa che indossava il giorno in cui entrò a scuola senza voltarsi e non fece più ritorno. Era il giorno in cui dovevano scappare di casa. Era tutto pronto. Caroline, all'epoca quindicenne o poco più, doveva prendere di nascosto la macchina di mamma e prelevare le sorelle all'uscita da scuola: Madeline, tredici anni, ed Ellie, al primo anno delle elementari. Era stata proprio lei, la più piccola, a proporre di fuggire, in uno dei tanti momenti in cui le sorelle si rifugiavano nel loro mondo di fantasia, al riparo dalla collera di papà, sempre rintanato nella sua stanza a bere, e dal torpore della mamma, persa a fissare il vuoto, nel ricordo nostalgico di quando era giovane e molto corteggiata. E allora, meglio essere sole al mondo, senza genitori a renderti infelice. Sarebbero bastate a se stesse; loro tre, insieme, sarebbero state una famiglia. Avevano trascorso serate intere chine sull'atlante, alla ricerca di una meta, e alla fine avevano scelto New Orleans. Ma quel giorno, fuori dalla scuola, Ellie non c'era. Non era nemmeno a casa. Non era da nessuna parte. Mille ipotesi, ricerche disperate: tutto inutile. Da allora, nessuna traccia, nessuna notizia, solo dolore e sensi di colpa, e una frattura sempre più profonda che aveva diviso anche Caroline e Madeline. Finché, a quindici anni di distanza, una foto pubblicata su una rivista riaccende le speranze.

 Arrivata alla metà del libro ero insoddisfatta di come la storia si sviluppava, ma superata questa metà tutto è iniziato a diventare coinvolgente.
Tre sorelle, Caroline Madeline ed Ellie, di cui la più piccola scomparsa, una madre, Isabelle, che non si è mai rassegnata alla sua perdita; un giorno la madre di Caroline mostra alla figlia una foto dicendole 'E' lei, è Ellie, vai a cercarla'. In quella foto si vede una ragazza con le sembianze e il sorriso di Ellie...è proprio lei, la piccola Ellie scomparsa, e Caroline non può che dare conferma a sua madre; anche per lei è Ellie, in quella foto Caroline 'vede' Ellie.
Quando la madre muore improvvisamente, Caroline decide di affrontare un viaggio per cercare quella sorella da cui emotivamente non si è mai separata. Anche se questo le costa una frattura da Madeline, sposata e in attesa di un figlio ma la cui vita non è così serena come parrebbe.
Madeline vorrebbe che Caroline dimenticasse Ellie e se ne facesse una ragione della sua scomparsa, mandando avanti la sua vita, ma Caroline decide invece di fare un tentativo.
Tra flashback e ricordi, il romanzo si snoda in un percorso di ricordi ed emozioni, dove la protagonista cerca di riannodare i fili della sua vita attuale con quella passata cercando un motivo per non sentirsi in colpa di quello che è successo.
E' un romanzo tenero, con una scrittura lucida e priva di orpelli inutili, che lascia stupiti per l'epilogo (bellissimo!), con una voglia disperata di sapere di più, di leggere e sentire le emozioni che potevano arrivare dopo ma che invece finiscono nell'ultima pagina.
Struggente l'ultimissima pagina; mi ha regalato un'emozione intensa.



venerdì 27 aprile 2012

Ritrovarsi


Il tempo passa, gli anni scorrono veloci lasciando le impronte della vita sul nostro corpo, ma i ricordi, quelli restano, spesso inalterati e quando tornano prepotenti alla ribalta ci portano gioia, confusione, tenerezza o anche emozioni dolorose...
Non so come ne il perchè ma ho ritrovato sul mio cammino una persona che ha avuto un certo peso nella mia vita e leggere le sue parole che mi chiedevano di ristabilire un contatto mi  ha provocato un certo smarrimento.

Come una scatola a sorpresa, di quelle di un tempo, con le molle, i ricordi sono esplosi con la stessa velocità con cui la scatola si apre e fa uscire il pupazzetto: le uscite con la compagnia, i weekend a chiacchierare nei giardini, i viaggi con la prima auto comprata con i risparmi, i capodanni passati nelle case degli amici a giocare a 'mercante in fiera' e centinaia e centinaia di ricordi in formato flash che scorrevano veloci davanti agli occhi di quel pezzo di vita condivisa insieme.

Con uno sfarfallio prepotente dentro lo stomaco ho preso coraggio, ho composto quel numero di telefono ed ho detto 'ciao! che emozione sentirti!'; ed era vero, l'emozione è stata forte, ma non quanto, a telefonata chiusa, è stato ritornare indietro a pensare a quello che è stato e...a quello che poteva essere.
Si, era inevitabile che questa considerazione non saltasse fuori; se non avessi preso determinate decisioni quale svolta avrebbero preso le nostre vite?
Nella mia avrebbe avuto un ruolo importante...

Ma le cose sono andate diversamente; l'immaturità ha giocato un ruolo decisivo nel nostro passato  e con il senno di poi si sono capite tante cose e poi perdonate.
Ecco, un'emozione fortissima è stata quella di chiedersi scusa a vicenda; di scusarsi per le parole non dette, quelle parole che avrebbero cambiato davvero il corso del nostro destino.
Abbiamo capito entrambi che anche il silenzio è stato lo sbaglio più grande che ha portato alla separazione; può darsi che non avrebbe poi cambiato granchè a lungo termine, che ci sarebbero state altre cose a dividerci, ma parlare ci avrebbe sicuramente dato una marcia in più...invece...il silenzio ha fatto da padrone.

Tornare indietro e cambiare il passato?
No...rifarei tutto esattamente come allora...
Era giusto così ventisei anni fa, ed è giusto adesso...

Oggi ci siamo ritrovati (come è piccolo il web!!!) e abbiamo potuto parlare, ricordare, ridere ed emozionarci come possono fare due grandi amici che hanno percorso un tratto di vita, camminando fianco a fianco...

Chi non crede al destino?!


 


giovedì 19 aprile 2012

La ricamatrice di segreti di Kate Alcott

Il sogno di Tess sta per realizzarsi: lei, poverissima e sconosciuta sartina, accompagnerà negli Stati Uniti la ricca e affascinante Lady Duff Gordon, la stilista più famosa dell'epoca. E, a bordo del Titanic, Tess viene subito investita da fasti di un mondo dorato e quasi irreale. Ma nessuno può immaginare che la notte del 14 aprile 1912 il transatlantico affonderà...

Questo è l'incipit di un libro veramente bello; non pensiate che dentro ci sia la 'solita' storia del Titanic, ne si assapora solo un pezzo, quello più tragico... E' una storia di orgoglio, di rivalsa sulla vita, di speranza e la sua protagonista, Tess, si rivelerà una donna con tutti gli attributi!
Diciamo che questo libro ha molte protagoniste, non solo una, donne  tutte diverse da loro ma tutte grintose, decise, 'protagoniste' della loro vita: partendo da Tess vediamo una Lucile arrogante e presuntuosa, donna che si è fatta da se, e, arrivata al successo cerca di tenerselo stretto con le unghie e con i denti diventando scorretta sino al limite dell'umano. Troviamo Elinor, sorella di Lucile, dall'apparenza più docile ed equilibrata ma che si rivela sorprendentemente molto calcolatrice e pragmatica, specie quando si tratta di sostenere la sorella anche se poi ha qualche guizzo di bontà. E poi c'è Pinky, ossia Sarah, una reporter simpatica, strampalata, non convenzionale, che non lascia nulla di non detto, che affronta la vita di petto sfidando il potere maschile che nel suo lavoro è quello che detta legge. Ma non dimentico anche la signora Brown, superstite del Titanic e vera eroina, che, grazie alla sua determinazione e al suo spirito intraprendente avrà un ruolo determinante nella tragedia del transatlantico durante il naufragio...
Si, ci sono anche gli uomini, ovviamente, ma il loro ruolo nel libro l'ho visto molto, molto marginale, quasi fossero dei figuranti...
Bellissimo l'epilogo finale, dove Tess e Pinky capiscono di avere 'il mondo in mano'...
E' proprio bello, sono quasi 400 pagine da divorare; una lettura rilassante, ma non superficiale come si potrebbe pensare, attenzione! I passaggi di questo romanzo regalano a noi lettrici tanti 'messaggi da leggere tra le righe'!
Non perdetelo, mi raccomando!
Buona lettura! 

domenica 1 aprile 2012

I giorni del tè e delle rose di Jennifer Donnelly

1888, Londra. Una città nella città. Strade in cui il bagliore della speranza si scontra con la cruda realtà. Qui, una giovane bella e indomita osa fantasticare una vita al di là delle luride banchine, delle diroccate abitazioni della povera gente che muore di fame. Fiona, operaia alla Burton Tea Company, la maggiore società di importazione e lavorazione del tè, spera un giorno di comprare un negozio assieme a Joe, il suo amore di sempre.
I giorni del tè e delle rose è un imponente romanzo all'antica, permeato di sensibilità moderna che parla di disgregazione familiare, di violenza e di vendetta, di amore perduto e ritrovato, seguendo il cammino di una donna decisa a sopravvivere e trionfare. 

Autentico e commovente. 

 Vorrei che ci fosse il continuo di questo meraviglioso romanzo (non lo sapevo ma c'è!!!!!!); non faccio che pensare a Fiona personaggio fantastico, donna non comune, dolce ma aggressiva, intraprendente e indipendente e a Joe la giusta 'metà del cielo' di Fiona e a tutti i personaggi che hanno contribuito a rendere 'I giorni del tè e delle rose' un romanzo indimenticabile.

Penso ancora alla loro vita in quell'epoca dura ma anche piena di speranza. E' un gran bel libro quello che ha scritto la Donnelly e se potessi gli darei anche una stellina in più perchè se lo merita. Sin dalle prime pagine mi sono immersa nella povertà vissuta da Fiona e Joe, soffrendo della loro disperazione e sorridendo nell'espressione del loro immenso e dolcissimo amore. Ho letto con avidità il ribaltamento della situazione, la partenza di Fiona, l'arrivo a New York, le fatiche, le speranze, le gioie accompagnata da quel fantastico personaggio di Nick..oh quanto ho amato Nick!

Credo sia uno dei personaggi che ha dato il miglior contributo al romanzo.

Non ci sono momenti di cedimento in questo libro, scorre, anzi corre veloce, è pieno di dettagli dei luoghi, di vita quotidiana, di costume scritti alla perfezione.


Ho saputo da una mia cara amica che questo libro fa parte di una trilogia, il suo seguito è 'Come una rosa d'inverno' e domani mi attiverò per averlo tra le mie mani.

Dovete leggerlo, non ci sono scuse; qui dentro trovate tutto, tradimenti, intrighi, orrore, gelosia, ma anche gioia, speranza, fiducia e amore tanto amore. Quello che unisce un uomo e una donna ma anche quello che unisce gli amici, quelli veri!
Voglio poi sapere le vostre impressioni una volta letto!

venerdì 23 marzo 2012

C'è ancora spazio

Al tocco immortale delle tue mani
il mio piccolo cuore
si perde in una gioia senza limiti
e inventa canti ineffabili.
I tuoi doni infiniti giungono
su queste mie piccole mani.
Il tempo passa:
Tu continui a versare,
e c'è ancora spazio per riempire.

Tagore

venerdì 16 marzo 2012

Lettera a Léontine di Mastrolonardo Raffaello

Oggi voglio inserire la mia opinione su questo libro che mi è stato caldamente consigliato da alcune mie care amiche e di cui ho letto la loro recensione.
Onestamente questo libro non mi convinceva, mi lasciava dei dubbi e delle sensazioni ambivalenti, ma nonostante questo me lo sono procurato e l'ho letto.

Le sensazioni mi hanno dato ragione: non mi è affatto piaciuto.

Non mi è piaciuto per il modo di scrivere di Mastrolonardo, per il suo modo di 'definire' le emozioni dei suoi personaggi con il punto. <Delusione. Gioia. Amarezza. Tristezza. Sfinimento.>
Non mi è piaciuta la figura di Piergiorgio, classico maschio idiota che con pochezza di cervello non si accorge di cos'ha di prezioso nelle mani, ovvero la sua famiglia, e ricerca sensazioni perdute; non mi è piaciuta Lea, figura per me, amorfa senza una personalità ben precisa, che mi ha fatto correre nella lettura del libro perchè cercavo di capire cosa aveva nella testa per comportarsi in quel modo con Piergiorgio (si avvicinava e poi lo allontanava), ma alla fine non c'era nulla di che, la classica scusa del tipo 'non voglio soffrire di nuovo per amore'....ma và!
Non mi è piaciuta la loro 'storia', un amore consumato nel giro di pochi giorni ma capace di straziare il loro cuore, anzi quello di Piergiorgio pare, perchè lei riesce a sposarsi e a fare una bambina, ma quando lo rivede e si infila nel letto con lui e lui le chiede il perchè di questo rivedersi lei risponde 'Perchè mi sento sola, perchè mi manchi'....bene questo è un grande amore!...
No, non ci siamo, non ho trovato sentimenti unici, emozioni palpabili; ho trovato tanta stronzaggine da parte del protagonista (c'è ne sarebbe da dire!), molta freddezza da parte di lei e una storia d'amore sfilacciata e inconsistente.
Bellissimi invece, e qui tanto di cappello a Mastrolonardo, i momenti in cui fa rivivere i ricordi del protagonista, come ci descrive Bari, città affascinante e magica; struggente l'epilogo e la maturazione di Piergiorgio, il suo dialogo con l'ex moglie e le considerazioni della sua vita.
Un pò ruffiano l'epilogo; una conclusione tragica, quasi inaspettata, anche se la vita così è, e mi sorge il sospetto che sia un finale che voglia in un qualche modo ripagare il lettore di una storia che di consistente ha ben poco.