martedì 28 febbraio 2012

Rimpianti...


Quando giacevano sfiorati dalla nuda pelle delle giovani donne addormentate, a insorgere dal fondo del loro animo non era forse soltanto il terrore della morte incombente, l'insopprimibile tristezza della gioventù perduta: era forse il rimorso per le immoraliltà da loro stessi commesse e - come accade spesso agli uomini che hanno raggiunto il successo - l'infelicità familiare.
"La casa delle belle addormentate" di Yasunari Kawabata


Quanta tristezza in queste parole, come se la mente del vecchio potesse giustificare in questo passaggio, i sentimenti che passano nel cuore degli uomini accanto alle belle addormentate.
Ma sono tante le emozioni che scaturiscono nelle righe di questo libro, sentimenti ed emozioni che spesso non sono moralmente accettabili.
E' possibile non riuscire ad accettare serenamente il tempo che inesorabile, ci scorre dalle dita e ci lascia ogni giorno a guardare il passato ed a provare per esso infinito rimpianto?

venerdì 24 febbraio 2012

Amore zucchero e cannella di Amy Bratley

C’è un solo rimedio per alleviare le pene d’amore: i buoni, vecchi consigli della nonna.
Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero e proprio nido d’amore pieno di piante di cui prendersi cura e invaso da profumi di torte appena sfornate. Ma il sogno è destinato a svanire: la prima notte nel nuovo appartamento, Juliet scopre che Simon l’ha tradita con la sua migliore amica. Il suo cuore è a pezzi, il dolore insopportabile, quella casa tanto desiderata d’improvviso è ostile. Niente pare esserle d’aiuto. Finché un giorno, rovistando tra le scatole ancora da aprire, Juliet s’imbatte nei vecchi libri della dolce nonna Violet, con cui è cresciuta dopo che la madre l’ha abbandonata. In quelle pagine ingiallite, ricche di preziosi consigli e piene di appunti, Juliet sembra trovare il conforto di cui è in cerca: forse lì c’è quel che serve per tornare ad amare la sua nuova casa e a curarla come avrebbe fatto un tempo sua nonna, ricette segrete per dimenticare ai fornelli chi l’ha fatta soffrire, o tanti modelli di carta che attendono solo le sue mani, per trasformarsi in splendidi foulard, copricuscini, grembiuli pieni di pizzi. Ma un giorno, nascosta tra quelle pagine degli anni Sessanta, Juliet trova una lettera. Una lettera che parla di qualcuno di cui lei ignorava l’esistenza… Il passato sembra riaffiorare e portare con sé un alone di mistero. E se riviverlo fosse l’unico modo per ritrovare se stessa e lasciarsi andare a un nuovo amore? 


Juliet è una ragazza come tante; fidanzata, sogna di poter condividere la sua vita con il fidanzato Simon. Ma proprio quando si apprestano a convivere Juliet scopre che Simon l'ha tradita e per di più con la sua migliore amica ed ex coinquilina Hanna.
Archiviato il sogno di una vita felice con Simon, Juliet raccoglie i cocci della sua vita e cerca di andare avanti. Dal gomito facile (divertente come nel romanzo sia spesso ubriaca!) Juliet rappresenta una donna come tante, con i suoi più bassi che alti, alla perenne ricerca di certezze. La indirizzerà sulla nuova strada la scoperta di un libro appartenuto alla nonna Violet, l'adorata nonna che l'ha cresciuta dopo che la madre l'aveva abbandonata: un libro pieno zeppo di consigli su come diventare una perfetta casalinga, con ricette e vecchi cartamodelli di grembiuli in stile retrò.
Ma Juliet riuscirà a risalire la china; è divertente vedere come riesce a cacciarsi in situazioni equivoche di fronte a Dylan, superfusto, tenero e arguto che riuscirà a conquistare la sua fiducia. Qui dentro siamo di fronte ad una vita che non è certo quella di un'eroina ma di una persona come ce ne potrebbero essere tante: un'infanzia felice ma dolorosa allo stesso tempo per l'abbandono della madre e la morte del padre, un lavoro che dà soddisfazione ma che dovrà abbandonare per le avance del suo capo, il cuore lacerato prima per il tradimento del fidanzato e nello stesso tempo dal tradimento d'amicizia della sua ex amica, un nuovo lavoro all'orizzonte...
E un romanzo attuale che mi ha fatto riflettere su un pensiero che assale spesso Juliet: lei vuole fare la casalinga! Vuole una casa e una famiglia. Su quello ha le idee molto chiare. Qui non ho trovato la donna ambiziosa che ha come unico desiderio affermarsi nella società, riuscire ad avere una carriera in salita, qui si esce dai soliti clichè ed è una bella novità.
Conciliare lavoro e famiglia sarà per lei il nuovo traguardo da raggiungere, ma arrivati alla fine del libro siamo sicure che lei ci riuscirà.

martedì 21 febbraio 2012

La casa delle belle addormentate di Yasunari Kawabata

Un uomo di 67 anni viene a sapere che c'è una casa dove è possibile dormire a fianco di bellissime fanciulle totalmente addormentate. Il vecchio si reca in questa casa e inizia così la sua 'avventura'; i corpi, i profumi delle giovani preda di un sonno pesante iniziano a rievocare i ricordi di gioventù al vecchio.
I  suoi ricordi sono sempre legati alle donne; a volte giovinette, frutto di flirt adolescenziali, spesso donne più mature, magari sposate che hanno lasciato un ricordo ben specifico nella mente e nel cuore del vecchio.
Ma molto evidente è anche la consapevolezza del fatto che la sua vita è ormai giunta alla fine e proprio di questo il vecchio ha spesso melanconia; ciò che avrebbe potuto essere e che non sarà mai, e l'effimera voluttà dei piaceri della carne faranno da contrasto ai sentimenti e ai ricordi che mano mano scaturiranno.
Bellissimo questo passo:
<Quando giacevano sfiorati dalla nuda pelle delle giovani donne addormentate, a insorgere dal fondo del loro animo non era forse soltanto il terrore della morte incombente, l'insopprimibile tristezza della gioventù perduta: era forse il rimorso per le immoralità da loro stessi commesse e - come accade spesso agli uomini che hanno raggiunto il successo - l'infedeltà familiare>.
Un romanzo di rara bellezza, con parole che sono pura poesia, che cadono lievemente e accarezzano il lettore trasportandolo in un mondo permeato di dolcezza, soavità, allegoria, ma anche di dolore, malinconia e tristezza.

martedì 14 febbraio 2012

La meditazione come armonia tra mente e corpo: ovvero lo Zen

Quando si parla di Zen si pensa comunemente ad una religione o ad una filosofia, ma  in realtà non è affatto così. Lo zen è una pratica antichissima nata in Cina più di 2500 anni fa ed arrivata sino a noi in maniera verbale.
Il senso dello Zen è la sua esperienza, quella pratica che la persona pratica costantemente e quotidianamente volta a riconoscere la straordinarietà della nostra esistenza. Per poter raggiungere la natura divina che permea ognuno di noi non dobbiamo far altro che meditare.
Praticare lo Zen è estremamente personale, non c'è bisogno di un maestro vero e proprio; colui che ci è vicino rappresenta solo un punto di riferimento per chi si appresta a praticare lo Zen per la prima volta.
Egli insegnerà solo il metodo per una corretta postura alla meditazione: la posizione del loto, la respirazione da tenere durante essa e la giusta recitazione dei koan.
La scuola Zen ha due orientamenti principali: soto e koan.  Il primo, fedele alle origini, crede nella meditazione con il controllo del respiro e il vuoto della mente, mentre il secondo è la meditazione per paradossi che conduce al vuoto attraverso la mancanza di soluzioni logiche.
Non pensate che lo Zen sia una pratica esotica: lo Zen è qualcosa di molto profondo, mistico e personale. Il suo primo concetto è l'indivisibilità del Budda da tutto ciò che esiste, quindi l'uomo viene chiamato a raggiungere anche lui l'unione con la divinità,e questo può avvenire solo con l'Illuminazione interiore che avviene attraverso gli eterei stimoli dettati dai maetri e una pratica costante di meditazione.
Gli stimoli profondi sono il senso del bello come la cerimonia del tè, l'arte di disporre i fiori etc.. e il controllo della respirazione.
Un'arte che oggi è molto diffusa anche in Occidente è l'ikebana, che letteralmente significa 'fiori viventi', ed è spesso indicata come cammino di elevazione spirituale secondo i principi dello Zen.

lunedì 13 febbraio 2012

I sette vizi capitali


Ve li ricordate i sette vizi capitali?
Se andate a sfrugugliare nella memoria sono sicura che qualcosa emerge...dunque....l'ira, l'invidia, la lussuria, la gola, l'accidia, la superbia, l'avarizia...si ci sono tutti...
Ma oggi questi 'peccati' non hanno più nulla a che vedere con i sigificati antichi a loro dati, anzi si sono 'trasformati', hanno perso il loro valore religioso e morale e sono diventati comportamenti collettivi da condannare, o peggio, disturbi psicologici di grave entità.

Il vizio infatti, è una passione per un qualche cosa che, se portato all'eccesso, diventa una dipendenza grave o una patologia: tutto ciò succede quando quel vizio diventa totalmente incontrollabile e arriva a ledere non solo la persona interessata ma anche chi gli sta intorno.

I vizi capitali hanno quasi duemila anni di storia. Chi fu a definirili per primo così fu un monaco orientale del IV secolo d.C. tal Evagrio Pontico; era un asceta e nei suoi scritti Evagrio sottolineava che bisognava lottare con determinazione contro 'otto spiriti malvagi' "superbia, lussuria, vanagloria, ira, gola, accidia, avarizia, tristezza (la tristezza era intesa come abbattimento dell'anima, tale da impedire l'avvicinamento a Dio).
Un discepolo di Evagrio, si trasferì a Marsiglia e fondò tre monasteri diffondendo in Occidente la dottrina degli otto vizi capitali.
Fu un secolo più tardi, grazie a papa Gregorio Magno che nella lista dei vizi capitali fu introdotta l'invidia e ridusse l'elenco a sette, perchè questo numero era ritenuto sacro (per esempio sette è il numero dei giorni che furono necessari alla creazione).


Ma come si sono 'evoluti' i peccati?


La lussuria
Anticamente la lussuria era vista come un desiderio sfrenato di piaceri carnali; una minaccia all'ordine sociale e alla stabilità familiare.
I più famosi lussuriosi della storia furono, secondo Dante, Paolo e Francesca, condannati nel secondo girone dei lussuriosi,colpevoli di aver sottomesso alla ragione gli istinti.

La lussuria oggi è un vizio quando sfocia nella sessuomania, ovvero dalla dipendenza dal sesso; un disturbo molto più vasto di quanto si pensi e si manifesta, negli individui che ne soffrono, con il passare parte della propria giornata a parlare di sesso o a farlo (spesso si rivolgono anche al web per soddisfare la propria dipendenza) e man mano distruggono gradualmente la loro vita di coppia.



L'accidia
Questo peccato nasce originariamente come monastico, cioè definiva la mancanza del fervore spirituale da parte del monaco, l'essere negligente nella ricerca della salvezza eterna. Si trasformerà in un vizio in cui potranno cadere anche i laici nel Medioevo.
Il più famoso accidioso della storia è la figura di Ponzio Pilato, l'esempio dell'atteggiamento più accidioso per eccellenza, cioè il 'lavarsi le mani', il rifiutarsi di prendere decisioni o non assumere alcuna posizione.

Ai giorni nostri l'accidia è diventata sedentarietà. Un peccato che 'costa' in termini di salute visto che l'energia inutilizzata dall'individuo si trasforma in malattie cardiovascolari, ipertensione e depressione...


La superbia
Per il Cristianesimo era il più grave dei vizi capitali perchè era considerato l'origine di tutti i peccati e i vizi. La superbia è l'incapacità di riconoscere la propria inferiorità e nella religione cristiana era rappresentata con la figura di Lucifero, l'angelo ribelle di Dio, che non ravvisa la sua inferiorità verso il suo Creatore.

Un superbo famoso fu il Re Sole: egli era convinto di essere re per volontà divina, era persuaso che fosse lui l'unica fonte di legge a cui i suoi sudditi dovessero obbedire ciecamente ma nello stesso tempo lui ne era esentato ritenendosi al di sopra di qualsiasi controllo esterno essendo dotato di un potere superiore a quello umano. Da questa concezione di rex absolutus derivano i termini di assolutismo e monarchia assoluta di cui il re Luigi XIV o Re Sole, è stato il più celebre rappresentante.

Oggi la superbia viene definita arroganza; quella di chi è più ricco o di chi detiene il potere, ma anche supponenza e/o disprezzo degli altri.


L'avarizia
Per la religione cristiana l'avarizia era la brama smodata di avere. L'avaro offendeva Dio perchè utilizzava il denaro come un fine a sè, a scapito del vero bene, quello spirituale e offende il prossimo perchè accumulando beni materiali provoca l'indigenza negli altri.

Un avaro famosissimo è quello letterario creato da Moliére; Arpagone il protagonista di 'L'Avaro', una commedia-farsa del 1668.

L'avarizia oggi viene messa al pari della crisi economica, perchè la figura dell'avaro moderno è quella di colui che non investe ciò che ammula e conserva il suo patrimonio senza utilizzarlo

La gola
Nel cristianesimo il peccato della gola denotava non chi mangia per vivere, ma chi vive per mangiare e confonde mezzi e fini.

Un famoso ghiottone della storia fu Gioacchino Rossini; pare che da piccolo facesse il chierichetto per potersi scolare le ultime gocce di vino rimaste nel calice dopo la messa e una volta fu anche capace di mangiarsi una dozzina di bistecche.

Oggi questo vizio si è trasformato in obesità o altri disturbi alimentari, come la bulimia o anoressia nervosa, cioè l'ossessione per il cibo.


L'ira
Anticamente era vista come la furia cieca, violenta e vendicatrice; il sentimento che ispira l'odio e la vendetta.

Uno dei più iracondi della storia fu Michelangelo Merisi detto 'Il Caravaggio'; fu coinvolto in numerose risse, arrestato varie volte fu condannato alla decapitazione per l'uccisione di un uomo, ma si salvò perchè riuscì a fuggire.

Oggi l'ira la possiamo ritrovare negli stadi; è diventato un vizio collettivo in quanto riesce a scatenare risse arrivando anche agli omicidi in ambito famigliare.


L'invidia
Fu inserita nella lista dei setti vizi capitali da Gregorio Magno; nella tradizione cristiana è raffigurata da Lucifero che non sopporta la vicinanza dell'uomo a Dio o a Caino, che non sopporta che il fratello Abele sia il più amato.

Un famosissimo invidioso fu Antonio Salieri che viene ricordato per essere stato divorato dall'invidia nei confronti di Mozart; sarebbe stato così preda di questo sentimento da architettarne la morte del rivale con del veleno. Nonostante fu definito un mediocre compositore col tempo fu apprezzato da Beethoven, Schubert e Listz che furono dei suoi allievi.

L'invidia oggi è diventata arrivismo, un fenomeno sociale di massa che si manifesta in diverse forme: come prevaricazione individuale, gelosia, licenziamenti senza giusta causa, mobbing, stalking e bullismo.

giovedì 2 febbraio 2012

Ad ogni epoca la sua parola

Chi non si è mai imbattuto in parole di cui non ne capisce il senso, o ne attribuisce uno completamente diverso?
Molte parole hanno conosciuto una loro epoca e l'hanno 'vissuta' cavalcandone l'onda sinchè il suo significato è decaduto; vi ricordate per esempio 'l'amico del giaguaro'? Per molti potrebbe essere una persona animalista, oppure la parola 'Lanerossi' che potrebbe a tanti ricordare una vecchia squadra di calcio...
Eppure queste parole hanno un'altro significato, e questo dipende dalla nostra età perchè ogni generazione lascia la propria impronta nei vocaboli. Una città, un'espressione, un oggetto possono evocare un fatto o un personaggio ai nostri nonni ma non significare nulla per noi.

Prendete Bandiera Gialla: per decenni è stata un distintivo delle navi in quarantena ma divenne nel 1965 il titolo di una trasmissione radiofonica, e la metafora di una rivoluzione musicale che ha lasciato un segno; in più non appena menzioniamo questo nome ci viene in mente anche il noto locale omonimo a Rimini.
Il Carroccio, che sino agli anni Ottanta era un carro da guerra medievale, è ora il simbolo del partito della Lega Nord.
Zelig, che prima era un personaggio trasformista e conformista di un film di Woody Allen, ora rappresenta un famoso programma televisivo condotto da Claudio Bisio.
E' l'8 marzo che è l'anniversario della morte di 19 operaie in una fabbrica di Boston, morte avvenuta nel 1908, oggi è semplicemente la festa della donna.

Il vocabolario con queste evoluzioni delle parole ci svela spesso pezzi di storia: come il nome di una legge (Merlin, Mammì, Basaglia..) o di un gioco (Monopoli, Pacman..) o di uno stadio (San Siro, Olimpico). A proposito di San Siro: si dibatte da molto tempo se fosse veramente lui il giovinetto che porse a Gesù i pani e i pesci per la moltiplicazione ma che cosa abbia fatto per diventare santo anche questo non è chiaro ma sta di fatto che ora il nome di San Siro è abbinato allo stadio dove giocano l'Inter e il Milan, che nel 1980 era stato intitolato anche al giocatore Giuseppe Meazza.

Quando troviamo queste parole, possiamo facilmente ricostruire un periodo o almeno un evento, e costituiscono la <mappa collettiva della memoria> che ci permette di poter chiamare la Serenissima la città di Venezia, o Palazzo Madama il Senato e ci consentono di essere capiti quando diciamo “azzeccagarbugli”, “Fantozzi”, “Cipputi” intendendo rispettivamente un avvocato incapace, un impiegato oppresso e un operaio metalmeccanico.


Oggi molto spesso questi termini ci arrivano dalla televisione, dalla cronaca, dalle celebrità e dai giornali e ci riempiono di ricordi e significati: se sentiamo il termine Pinturicchio sappiamo che si riferisce senza ombra di dubbio al calciatore Alessandro Del Piero un termine coniato da Giovanni Agnelli che paragonava il calciatore juventino per l'eleganza della sua traiettoria nei cross al pittore quattrocentesco.
'L'amico del giaguaro' era il titolo di una trasmissione presentata dal mitico Corrado e la locuzione indicava chi prendeva le difese della preda, o meglio chi parteggiava per il nemico. Se provate a chiedere ad un giovane ventenne cosa significa non capirà assolutamente a cosa vi riferite.

A determinare la fortuna di questo lessico è di solito il tempo, infatti molte parole spariscono nel giro di un decennio per lasciarne il posto ad altre: si è persa nel nulla per esempio la mitica squadra del Lanerossi Vicenza, che era pubblicizzata proprio dal Lane Rossi, uno dei primi sponsor del 1953...
Alcune parole però non tengono conto del significato originario come per esempio il caso di Tangentopoli, o città delle tangenti, da cui derivarono, a seguito dello scossone giudiziario che ne seguì, i termini come sanitopoli e esercitopoli, come se il suffisso 'poli' (dal greco polis cioè città) volesse dire scandalo.

Alcuni termini poi, possono anche perdere le radici e cadere in disuso, ma a distanza di anni e generazioni riuscire a rinascere dalla cenere, e riagganciarsi ad eventi successivi, come è accaduto per la parola cecchino: era il tiratore scelto di cui si parlava tanto nella guerra dell'ex Iugoslavia, ma prima, molto tempo prima, era il soprannome scherzoso dell'imperatore austriaco Francesco Giuseppe, detto Cecco Beppe!
Gian Burrasca che per molti ancora è il personaggio interpretato da Rita Pavone, ai primi del 900 era il protagonista di un'opera di Luigi Bertelli, un rampollo di nome Giovanni Stoppani, a cui era stato dato il soprannome di Gianburrasca.

Per poter sfondare una determinata parola deve entrare nella memoria collettiva di un Paese o l'evento da cui scaturisce il termine deve poter coinvolgere talmente il pubblico da rimanerne impresso in modo quasi indelebile.
Ad oggi le parole che potremmo azzardare come previsione di lunga durata potrebbero essere Trap (da Trapattoni, simbolo del buon calcio di una volta), o Il Milionario entrerà di prepotenza a soppiantare il mitico Rischiatutto di Mike Bongiorno, o i fatti di Genova soppianteranno il ricordo delle Cinque giornate di Milano...
Lo spam definirà non solo la posta spazzatura, ma qualunque cosa che ci infastidisce, mentre la mucca pazza si potrà riferire a qualunque tipo di fenomeno o malattia..

I film hanno coniato parecchie parole e/o frasi che sono entrate nell'uso quotidiano come per esempio, quella espressa da Clark Gable in Via col Vento 'Francamente cara, me ne infischio'; una classica ha stilato queste come le frasi più ricordate dalle persone: “Il mio nome è Bond, James Bond', “Ci rivederemo ancora” (Terminator), “La vita è come una scatola di cioccolatini” (Forrest Gump), “Suonala ancora Sam” (Casablanca), “Telefono...casa” (E.T.), “Che la forza sia con te” (Guerre Stellari), “Gli ho fatto una proposta che non poteva rifiutare” (Il Padrino), “Siamo uomini o caporali” (Totò).

Ma teniamo d'occhio anche l'inglese; le parole inglesi hanno letteralmente invaso il nostro vocabolario e con termini legati per lo più al pc ed all'e-commerce. Una nuova è 'nesting': viene da 'nest' ovvero nido e significa voglia di tenerezza, e può descrivere uno stato d'animo quanto un ambiente caldo e raffinato.

Ma vediamo quali sono altre definizioni che non si sono ancora proprio perse del tutto e quelle che proprio non esistono più...

I compagni di merende: espressione coniata nel 1994 da Pietro Pacciani, accusato di essere il mostro di Firenze, che definiva così il suo presunto complice Mario Vanni. 'Compagni di merende' ebbe un grande successo mediatico, è oggi è ancora usata per indicare un gruppo di amici fra i quali vi sia una grande intesa, ma con una sfumatura macabra.

Il tocco di Mandrake: 'Non sono Mandrake' significava non poter fare l'impossibile. Questa locuzione si diffuse tra gli anni 50 e 60 con l'avvento dell'omonimo fumetto, ma nessun giovane la userebbe più anche perchè è un po' difficile che conoscano il fumetto di Mandrake.

Sei un vero Carnera: Primo Carnera era un bravissimo pugile friulano morto nel 1967, campione mondiale dei pesi massimi nel 1933. Era alto quasi 2 metri ed entrò nell'immaginario collettivo con il suo cognome come simbolo di persona grande e forte. Da tantissimo tempo non si usa più.

L'accendiamo?: se non guardate i quiz degli ultimi tempi potreste esserne spiazzati da una domanda con questa parola, ma con questo termine che utilizza Gerry Scotti nel suo famosissimo 'Il Milionario', ha soppiantato del tutto locuzioni come 'Possiamo procedere?' o 'Siete d'accordo'.

Il paese della Cuccagna: è una metafora del luogo fantastico ideale (nel Medioevo significava un leggendario paese dove non si invecchiava mai e dove vigeva il libero amore) che oggi sta scomparendo quasi del tutto. Scompare anche l'espressione 'albero della Cuccagna' che nelle feste popolari era un albero insaponato dove appesi venivano sistemati dei premi alimentari molto ambiti.

Black bloc: questa espressione, dopo i fatti di Genova, viene utilizzata per identificare l'ala dura e violenta del movimento popolare anti-globalizzazione. Chi vi prende parte si veste di nero e in genere ha il volto coperto.

Ircocervo: era un mostro mitologico, metà capro e metà cervo. Più recentemente identifica un'idea o una cosa assurda, irrealizzabile oppure un connubio bizzarro, destinato a rompersi in breve tempo. La parola che risale ai primi decenni del 1900 ormai è caduta in disuso.
Ed io onestamente è la prima volta che la sento!

I TORMENTONI! FRASI E TERMINI ORDINATI PER DECENNIO.


ANNI '30

Nudismo
Afroamericano
Duplex


ANNI '40

Iperspazio
Analcolico
Cabarettistico


ANNI '50

Telespettatore
Rateizzazione
Disc jockey
Naturismo
Eurovisione
Alta fedeltà
Rèclame
Cafone
Lei non sa chi sono io
Ahimè
Riverisco
Omaggi alla signora
Cari amici vicini e lontani



ANNI '60

Stressato
Iellato
Inflazionato
Nude look
Manovra accerchiante
Eureka
Andare in tilt
Omsa, che gambe
Contro il logorio della vita moderna (amaro Cynar)
Bambina sei già mia, chiudi il gas e vieni via (caffè Paulista)
Falqui, basta la parola
Galbani vuol dire fiducia
Metti un tigre nel motore


ANNI '70

Incavolatura
Ginnastica aerobica
Colf
Antiabortista
Presenzialista
Ghettizzare
Sessantottismo
Tormentone
Nella misura in cui
Marinare la scuola
Così e cosà
Diamine
Allegria!
A monte
Sgamare
Chi mi ama mi segua
Chiamami Peroni
Chi non mangia la Golia o è un ladro o è una spia
Per l'uomo che non deve chiedere mai
Con Nelsen piatti i piatti li vuol lavare lui!


ANNI '80

Affittasi
Discotecaro
Siliconata
Disinquinamento
Zonizzare
Metallaro
Accidentaccio
Ambientalista
Paninaro
Deregulation
Griffato
Ecopacifismo
Discount
Semestralizzare
Dopato
Par condicio
Insabbiare documenti
No profit
Acquapark
Televendita
Simbiosi
Metastasi
Costipazione
Truzzo
Nuovo? No lavato con Perlana
Milano da bere
Già Fatto?
Baleno, e lavoro meno
O così o Pomì
Liscia, gassata o Ferrarelle?
Meditate gente, meditate


ANNI '90

Ecoterrorismo
Serial killer
Karaoke
Bipartisan
Cubista
Graffitaro
Mi consenta
Valore aggiunto
Tangentopoli
Inciucio
Celodurismo
Impallarsi
Sdoganare
Toglietemi tutto, ma non il mio Breil
Ma quanto mi costi?
Ambrogio, sento un certo languorino


ANNI 2000

Nesting
No-global
Talebano
Ground Zero
Obiettivo sensibile
Palestrato
Leopardato
Sclerare
Fare outing
No Martini? No party
Ti amo, bancario
Buonaseraaaaaaa




Se volete saperne di più potete consultare questo libro:

Parole per ricordare. Dizionario della memoria collettiva (Zanichelli) di Massimo Castoldi e Ugo Salvi.