lunedì 13 febbraio 2012

I sette vizi capitali


Ve li ricordate i sette vizi capitali?
Se andate a sfrugugliare nella memoria sono sicura che qualcosa emerge...dunque....l'ira, l'invidia, la lussuria, la gola, l'accidia, la superbia, l'avarizia...si ci sono tutti...
Ma oggi questi 'peccati' non hanno più nulla a che vedere con i sigificati antichi a loro dati, anzi si sono 'trasformati', hanno perso il loro valore religioso e morale e sono diventati comportamenti collettivi da condannare, o peggio, disturbi psicologici di grave entità.

Il vizio infatti, è una passione per un qualche cosa che, se portato all'eccesso, diventa una dipendenza grave o una patologia: tutto ciò succede quando quel vizio diventa totalmente incontrollabile e arriva a ledere non solo la persona interessata ma anche chi gli sta intorno.

I vizi capitali hanno quasi duemila anni di storia. Chi fu a definirili per primo così fu un monaco orientale del IV secolo d.C. tal Evagrio Pontico; era un asceta e nei suoi scritti Evagrio sottolineava che bisognava lottare con determinazione contro 'otto spiriti malvagi' "superbia, lussuria, vanagloria, ira, gola, accidia, avarizia, tristezza (la tristezza era intesa come abbattimento dell'anima, tale da impedire l'avvicinamento a Dio).
Un discepolo di Evagrio, si trasferì a Marsiglia e fondò tre monasteri diffondendo in Occidente la dottrina degli otto vizi capitali.
Fu un secolo più tardi, grazie a papa Gregorio Magno che nella lista dei vizi capitali fu introdotta l'invidia e ridusse l'elenco a sette, perchè questo numero era ritenuto sacro (per esempio sette è il numero dei giorni che furono necessari alla creazione).


Ma come si sono 'evoluti' i peccati?


La lussuria
Anticamente la lussuria era vista come un desiderio sfrenato di piaceri carnali; una minaccia all'ordine sociale e alla stabilità familiare.
I più famosi lussuriosi della storia furono, secondo Dante, Paolo e Francesca, condannati nel secondo girone dei lussuriosi,colpevoli di aver sottomesso alla ragione gli istinti.

La lussuria oggi è un vizio quando sfocia nella sessuomania, ovvero dalla dipendenza dal sesso; un disturbo molto più vasto di quanto si pensi e si manifesta, negli individui che ne soffrono, con il passare parte della propria giornata a parlare di sesso o a farlo (spesso si rivolgono anche al web per soddisfare la propria dipendenza) e man mano distruggono gradualmente la loro vita di coppia.



L'accidia
Questo peccato nasce originariamente come monastico, cioè definiva la mancanza del fervore spirituale da parte del monaco, l'essere negligente nella ricerca della salvezza eterna. Si trasformerà in un vizio in cui potranno cadere anche i laici nel Medioevo.
Il più famoso accidioso della storia è la figura di Ponzio Pilato, l'esempio dell'atteggiamento più accidioso per eccellenza, cioè il 'lavarsi le mani', il rifiutarsi di prendere decisioni o non assumere alcuna posizione.

Ai giorni nostri l'accidia è diventata sedentarietà. Un peccato che 'costa' in termini di salute visto che l'energia inutilizzata dall'individuo si trasforma in malattie cardiovascolari, ipertensione e depressione...


La superbia
Per il Cristianesimo era il più grave dei vizi capitali perchè era considerato l'origine di tutti i peccati e i vizi. La superbia è l'incapacità di riconoscere la propria inferiorità e nella religione cristiana era rappresentata con la figura di Lucifero, l'angelo ribelle di Dio, che non ravvisa la sua inferiorità verso il suo Creatore.

Un superbo famoso fu il Re Sole: egli era convinto di essere re per volontà divina, era persuaso che fosse lui l'unica fonte di legge a cui i suoi sudditi dovessero obbedire ciecamente ma nello stesso tempo lui ne era esentato ritenendosi al di sopra di qualsiasi controllo esterno essendo dotato di un potere superiore a quello umano. Da questa concezione di rex absolutus derivano i termini di assolutismo e monarchia assoluta di cui il re Luigi XIV o Re Sole, è stato il più celebre rappresentante.

Oggi la superbia viene definita arroganza; quella di chi è più ricco o di chi detiene il potere, ma anche supponenza e/o disprezzo degli altri.


L'avarizia
Per la religione cristiana l'avarizia era la brama smodata di avere. L'avaro offendeva Dio perchè utilizzava il denaro come un fine a sè, a scapito del vero bene, quello spirituale e offende il prossimo perchè accumulando beni materiali provoca l'indigenza negli altri.

Un avaro famosissimo è quello letterario creato da Moliére; Arpagone il protagonista di 'L'Avaro', una commedia-farsa del 1668.

L'avarizia oggi viene messa al pari della crisi economica, perchè la figura dell'avaro moderno è quella di colui che non investe ciò che ammula e conserva il suo patrimonio senza utilizzarlo

La gola
Nel cristianesimo il peccato della gola denotava non chi mangia per vivere, ma chi vive per mangiare e confonde mezzi e fini.

Un famoso ghiottone della storia fu Gioacchino Rossini; pare che da piccolo facesse il chierichetto per potersi scolare le ultime gocce di vino rimaste nel calice dopo la messa e una volta fu anche capace di mangiarsi una dozzina di bistecche.

Oggi questo vizio si è trasformato in obesità o altri disturbi alimentari, come la bulimia o anoressia nervosa, cioè l'ossessione per il cibo.


L'ira
Anticamente era vista come la furia cieca, violenta e vendicatrice; il sentimento che ispira l'odio e la vendetta.

Uno dei più iracondi della storia fu Michelangelo Merisi detto 'Il Caravaggio'; fu coinvolto in numerose risse, arrestato varie volte fu condannato alla decapitazione per l'uccisione di un uomo, ma si salvò perchè riuscì a fuggire.

Oggi l'ira la possiamo ritrovare negli stadi; è diventato un vizio collettivo in quanto riesce a scatenare risse arrivando anche agli omicidi in ambito famigliare.


L'invidia
Fu inserita nella lista dei setti vizi capitali da Gregorio Magno; nella tradizione cristiana è raffigurata da Lucifero che non sopporta la vicinanza dell'uomo a Dio o a Caino, che non sopporta che il fratello Abele sia il più amato.

Un famosissimo invidioso fu Antonio Salieri che viene ricordato per essere stato divorato dall'invidia nei confronti di Mozart; sarebbe stato così preda di questo sentimento da architettarne la morte del rivale con del veleno. Nonostante fu definito un mediocre compositore col tempo fu apprezzato da Beethoven, Schubert e Listz che furono dei suoi allievi.

L'invidia oggi è diventata arrivismo, un fenomeno sociale di massa che si manifesta in diverse forme: come prevaricazione individuale, gelosia, licenziamenti senza giusta causa, mobbing, stalking e bullismo.

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