venerdì 23 marzo 2012

C'è ancora spazio

Al tocco immortale delle tue mani
il mio piccolo cuore
si perde in una gioia senza limiti
e inventa canti ineffabili.
I tuoi doni infiniti giungono
su queste mie piccole mani.
Il tempo passa:
Tu continui a versare,
e c'è ancora spazio per riempire.

Tagore

venerdì 16 marzo 2012

Lettera a Léontine di Mastrolonardo Raffaello

Oggi voglio inserire la mia opinione su questo libro che mi è stato caldamente consigliato da alcune mie care amiche e di cui ho letto la loro recensione.
Onestamente questo libro non mi convinceva, mi lasciava dei dubbi e delle sensazioni ambivalenti, ma nonostante questo me lo sono procurato e l'ho letto.

Le sensazioni mi hanno dato ragione: non mi è affatto piaciuto.

Non mi è piaciuto per il modo di scrivere di Mastrolonardo, per il suo modo di 'definire' le emozioni dei suoi personaggi con il punto. <Delusione. Gioia. Amarezza. Tristezza. Sfinimento.>
Non mi è piaciuta la figura di Piergiorgio, classico maschio idiota che con pochezza di cervello non si accorge di cos'ha di prezioso nelle mani, ovvero la sua famiglia, e ricerca sensazioni perdute; non mi è piaciuta Lea, figura per me, amorfa senza una personalità ben precisa, che mi ha fatto correre nella lettura del libro perchè cercavo di capire cosa aveva nella testa per comportarsi in quel modo con Piergiorgio (si avvicinava e poi lo allontanava), ma alla fine non c'era nulla di che, la classica scusa del tipo 'non voglio soffrire di nuovo per amore'....ma và!
Non mi è piaciuta la loro 'storia', un amore consumato nel giro di pochi giorni ma capace di straziare il loro cuore, anzi quello di Piergiorgio pare, perchè lei riesce a sposarsi e a fare una bambina, ma quando lo rivede e si infila nel letto con lui e lui le chiede il perchè di questo rivedersi lei risponde 'Perchè mi sento sola, perchè mi manchi'....bene questo è un grande amore!...
No, non ci siamo, non ho trovato sentimenti unici, emozioni palpabili; ho trovato tanta stronzaggine da parte del protagonista (c'è ne sarebbe da dire!), molta freddezza da parte di lei e una storia d'amore sfilacciata e inconsistente.
Bellissimi invece, e qui tanto di cappello a Mastrolonardo, i momenti in cui fa rivivere i ricordi del protagonista, come ci descrive Bari, città affascinante e magica; struggente l'epilogo e la maturazione di Piergiorgio, il suo dialogo con l'ex moglie e le considerazioni della sua vita.
Un pò ruffiano l'epilogo; una conclusione tragica, quasi inaspettata, anche se la vita così è, e mi sorge il sospetto che sia un finale che voglia in un qualche modo ripagare il lettore di una storia che di consistente ha ben poco.

giovedì 8 marzo 2012

I modi di dire


La scienza dei modi di dire si chiama 'idiomatica' (o anche fraseologia); si, c'è anche una scienza che studia i 'modi di dire' degli italiani.
Sono dei sistemi semplici, preconfezionati e accorciati per definire una situazione o uno stato d'animo; sono però privi di una morale, a differenza dei proverbi, e nella maggior parte dei casi non sono frasi complete e il loro significato non corrisponde mai alla somma dei significati delle singole parole. Un esempio: 'affogare in un bicchiere d'acqua' è una metafora che indica una persona che si perde per un nonnulla a meno che la vittima non sia un insetto!
Di solito queste frasi hanno le radici nel linguaggio poetico, nella letteratura, nella poesia o nelle tradizioni e leggende popolari; per questo il linguista Giuseppe Pittano ha suddiviso in 6 categorie le espressioni idiomatiche.
C'è la categoria di frasi tratte dalla Bibbia, dalla vita quotidiana, dalla storia, dalle favole e leggende, dalla letteratura e dall'arte, dal latino o da altre lingue, mentre starebbe per comparirne una settima che riguarderebbe le locuzioni che nascono dal linguaggio giovanile.
Sino a molti anni fa i modi di dire, nascevano per lo più dai ceti bassi della popolazione, in genere in contesti rurali e dialettali che poi si diffondevano nel territorio. Oggi è più frequente che sia la tv, e gli spettacoli comici a lanciare nuove espressioni idiomatiche.

Diciamo la verità: questi modi di dire non si dovrebbero usare, ma a volte rendono così bene l'idea di un sentimento o di una situazione, e sono così coloriti e divertenti che difficilmente non si riesce a dimenticarli ed a usarli ogni tanto!

Ma quanti ce ne sono!

Andare a letto con le galline: si dice quando uno va a dormire esageratamente presto rispetto alla norma e deriva dal fatto che nel mondo contadino è abitudine delle galline andare a dormire non appena cala il sole.


Cadere dalla padella alla brace: si dice quando si esce da una brutta situazione, peggiorandola! Deriva da un racconto popolare: una tinca messa a friggere viva, esorta i compagni pesci a fuggire e salta fuori dalla padella ...per cadere nella brace.

Abbiamo fatto 30, facciamo 31: si dice accettando un lavoro imprevisto, dopo essersi già dati molto da fare. Ebbe origine quando, nel 1517 Papa Leone X creò 30 nuovi cardinali. Poi ricordò di avere escluso un prelato di grandi meriti e lo aggiunse.

La bellezza dell'asino: si riferisce ad una persona giovane senza doti di avvenenza ma egualmente piacevole anche se non si capisce cosa c'entri l'asino!

Fare la parte del leone: esempio preso da un racconto di Fedro dove il leone fa il prepotente con una vacca, una capra e una pecora.

Forche caudine: rovinosa umiliazione subita dai Romani sconfitti dai Sanniti nel 321 a.C nella gola di Caudio.


Paganini non ripete: riferita ovviamente al famoso musicista, che si rifiutò di fare il bis alla richiesta del re Carlo Felice.

Fare l'indiano: si dice quando uno fa finta di non capire una cosa evidente e risale agli anni in cui dopo le crociate, i primi arabi e indiani sbarcati a Venezia fingevano di non capire il mondo che li circondava per avere più gioco nelle trattative commerciali.

Cortina di ferro: indicava l'antico blocco comunista composto da Urss e nazioni satellite; fu un'espressione coniata per la prima volta dal premier britannico Winston Churchill, nel 1946, durante un suo discorso e ripresa dai giornali.

Esser fuori come un balcone: per dire di una persona che si comporta in modo sconsiderato o che è magari sotto effetto di stupefacenti ed è nata negli anni '90 come battuta in uno spettacolo comico.

Parigi val bene una messa: espressione detta da Enrico IV di Francia, dopo aver abiurato il protestantesimo pur di rientrare nella capitale.

Queste sono solo un piccolo esempio di frasi a cui si è riusciti a risalire agli autori o all'origine del loro significato ma ce ne sono migliaia di altre, magari anche sepolte nella nostra memoria o in quella dei nostri familiari.

Ecco secoli e secoli di modi di dire qui raccolti:

Cercare rogne
Povero in canna
Toccare il cielo con un dito
Chi può fare trenta, faccia trentuno
Vedere le stelle
Avere la lingua lunga
Lasciare in asso
Vuotare il sacco
Avere qualcosa sulla punta della linguaggio
Sesso debole
Mordersi le dita
Uomo di paglia
Parigi val bene una messa
Fare l'indiano
Nodo gordiano
Tenere asciutte le polveri
Dopo di noi il diluvio
Colpo di fulmine
Paganini non ripete
Legarsela al dito
Piove, governo ladro!
Braccio di ferro
Mangiare la foglia
Essere in prima linea
Terra promessa
Andare a Canossa
Lavorare come una bestia
Rimboccarsi le maniche
Fare il dongiovanni
Principe Azzurro
Cambiare i connotati
Assalto alla diligenza
Darsi delle arie
Attaccar bottone
Canta che ti passa
Verità lapalissiana
Ritirarsi sull'Aventino
Colpo di spugna
Sudare sette camicie
Quinta colonna
Nascere con la camicia
Fare terra bruciata
Essere come il prezzemolo
Bestia nera
Usare il bastone e la carota
Tigre di carta
Cortina di ferro
Essere fuori fase
Caccia alle streghe
Essere il padrone del vapore
Amico del giaguaro
Avere l'asso nella manica
A gogò
Cavallo di razza
Zoccolo duro
Essere un desaparecido
E' scoppiata la pace
Spezzare un'arancia
Essere un quadro di Picasso

Quanti ne riconoscete e sapete cosa in realtà vogliono dire?
E quanti ne sapete che non appaiono invece in questo elenco? Annotiamo quelli che ci ricordiamo o che magari abbiamo sentito dai nostri nonni, i più curiosi o i più divertenti...

E se volete leggere qualche libro sull'argomento vi consiglio questi:

Frase fatta capo ha di Giuseppe Pittano

Capire l'antifona di Autori Vari; un dizionario dei modi di dire con esempi d'autore.

Kumpalibre, Capsula e Nucleo: due neuroni a piede libero di Angelo Pisani e Marco Silvestri un dizionario del linguaggio giovanile.

lunedì 5 marzo 2012

Il talento che c'è in noi



Spesso, anni fa, mi sono domandata se avevo un talento particolare, un ambito in cui poter dare spazio alle mie potenzialità.
Ma era difficile poter dare una risposta chiara a questo quesito, perchè era difficile riconoscere una predisposizione innata o acquisita da una passione.

La passione è quel qualcosa che scaturisce in noi e che si segue con determinazione, anche se poi il risultato non rientra nelle nostre aspettative; anche se non è al cento per cento un successo è un qualcosa che abbiamo fatto con amore e dedizione e questo ci basta.

Ma un talento è ben diverso.
Ci viene spontaneo, e senza forzature o particolare impegno ci viene perfetto: ballare, cantare, o magari saper ascoltare e consigliare, costruire, ideare....

Saperlo può aiutarci a sfruttare un lato di noi, una risorsa nascosta e realizzarla può darci una gratificazione impensata.
Ma come scoprire il talento che c'è in noi?
Innanzitutto facendo una specie di indagine con le persone che ci stanno accanto. Chiedendo cosa vedono di spiccato in noi, qual'è la nostra dote più evidente, e le loro risposte sono molto importanti perchè ci permettono di fare una 'scrematura' molto selettiva.
Poi elencare le attività che ci piacciono di più e quelle in cui abbiamo riscosso dei successi.

E' importante valorizzare questi parametri che si sono susseguiti nelle varie fasi della nostra vita; da li possiamo determinare le capacità più importanti che coesistono dentro di noi come l'amore per la conoscenza o il sapere, l'amore per l'arte, l'abilità di esprimersi scrivendo o disegnando, l'amore sociale etc...
Fatto questo arriva la domanda più importante: e se mi impegno in un qualcosa come cambierà la mia vita?






Un'analisi razionale e imparziale può darci una risposta quasi immediata; ma la cosa più importante di tutte è il sapere che in noi stessi vi è celata un'arma potentissima capace di darci la possibilità di esprimerci al meglio.