mercoledì 13 giugno 2012

L'incanto del passato

Se comincio a voltarmi, ricordando gli eventi del mio passato
gli amori, gli umori, i rumori, gli odori…
se mi volto m’incanto..
E’ una sensazione meravigliosa, di tenerezza, di protezione.
A volte è angosciante, triste, di smarrimento.
Il passato ha una certezza: è stato.
E quel che è stato non si modifica.
Il passato ha la sua utilità: è servito ad essere me stesso oggi.
Il passato però dev’essere qualcosa che segue la mia opposta direzione.
Un sentiero alle mie spalle, ben conosciuto dai miei occhi, tanto bene da non aver più bisogno di guardarlo.
Se vivi intensamente il tuo presente, se godi di ogni istante concentrandoti su ciò che è qui ed ora, non avrai bisogno di voltarti indietro, invocando un momento ormai finito, ne’ di maledire ciò che fu un tempo.
Vivere intensamente qui ed ora significa avere la consapevolezza di aver fatto il possibile per andare incontro al futuro con la coscienza pulita, sapendo che nel bene e nel male, negli alti e bassi di questa vita, nel viverla sei stato te stesso.
Il mondo però è fatto di gente, e l’incrocio delle azioni ci porta su sentieri imprevedibili. Non c’è una mappa per non perdersi, non c’è un manuale che ci distingua ciò che è giusto dall’errore….
La mia bussola è il mio sentire.
Quando mi sento bene con me stesso, sono sicuro che anche al mondo sto portando energia positiva.
Se comincio a voltarmi, ricordando gli eventi del mio passato, m’incanto…. ma perdo un po’ di quello che dovrei invece vivere al massimo adesso: ME nel MIO PRESENTE


Anton Vanligt.


Questo pensiero di Vanligt dovrebbe essere di monito per tutti: agganciarsi al passato e vivere il presente sulle basi di quanto si è vissuto prima è errato. E' vero che non ci sono solo momenti negativi, ma ci portiamo dietro anche quelli positivi, ma deve essere come una porta che viene chiusa inesorabilmente. Una porta di vetro che ci permette di poter guardare e di assimilare quanto è avvenuto; imparare dagli errori, gioire per tutto ciò che di bello è successo e a quel punto voltare la testa e andare avanti.
Non lo si può cambiare,  nè modificare il passato, si può solo cercare di far tesoro di quel bagaglio che è dentro la nostra anima e il nostro cuore e diventare migliori di ieri.

domenica 10 giugno 2012

Dirsi addio



Non c'è mai un modo giusto per dirsi addio e chi viene lasciato soffre come se fosse in preda ad una vera e propria malattia.

Sia in un rapporto di coppia o in uno di amicizia la rottura, in qualsiasi modo avvenga, rappresenta un dramma.
Perchè in qualsiasi modo avvenga la frattura, questa rompe le aspettative da ambo le parti; chi si aspettava molto da una persona rimarrà profondamente demotivato, demoralizzato, ferito, disperato...
Chi provoca la fine di un rapporto viene preso spesso da sensi di colpa e rimorsi.

Non sappiamo lasciare un partner/amico! Non riusciamo a capire i rituali di passaggio che sono legati alla fine di un ciclo, quindi soffriamo ogni volta che lasciamo qualcuno (e anche qualcosa, non dimentichiamo che siamo molto legati alle cose materiali).

Spesso creiamo anche una vera dipendenza dall'oggetto del nostro legame; se viene a mancare sembra che ne entriamo in crisi di astinenza.

Nella nostra società però ci ritroviamo da soli e quindi viviamo la rottura di un rapporto in estrema solitudine; un tempo invece era molto più marcato il senso della comunità. Entravano in gioco familiari, amici, conoscenti, e la persona oggetto del trauma veniva alleggerita del suo dolore.

L'abbandono è vissuto come un lutto, fa male e brucia l'anima per tanto tempo. Si passa dall'incredulità alla rabbia, dalla paura all'inevitabilità; ma la cosa che forse fa soffrire di più è l'orgoglio ferito del 'lasciato'.Ecco allora che si scatena l'invidia e la gelosia che porta ad un ulteriore inacidirsi di un rapporto che in teoria dovrebbe essere terminato con la parola fine ma che in realtà prosegue con frecciatine, battute, insinuazioni, sentito dire, che prontamente arrivano all'orecchio dei due soggetti.

Alcune persone non tollerano di essere 'lasciate' e avrebbero voluto avere loro la possibilità di anticipare il partner/amico e quindi lasciare l'altro. E se non riescono si arriva anche a delle reazioni violente come minacce verbali o addirittura stalking.
Sono modi di rimanere in contatto con la persona anche attraverso l'odio, pur di non lasciarsi mai!

Ma come si fa a separarsi...bene?
E' una bella impresa!
Non ci sono parole giuste, rassegniamoci.

Una psicoterapeuta suggerisce di dire il meno possibile e nella maniera più asciutta. Non far trasparire pietà, non chiedere scusa perchè c'è l'ammissione implicita di aver ferito l'altro e quindi di essere il più forte.
Non pronunciamo parole come onestà, sincerità e affetto; si corre il rischio di ferire di più di quanto non feriscano parole più dure e spietate come 'Ti lascio perchè non provo più nulla per te'.
La compassione implica un sentimento di superiorità.
E fa male, molto male a chi la riceve.






martedì 5 giugno 2012

Come una rosa d'inverno di Jennifer Donnelly

Splendido seguito di 'I giorni del tè e delle rose':

La storia inizia sulle sponde del Tamigi, è l’anno 1900: le desolate strade dei sobborghi londinesi non sono il luogo adatto per una ragazza perbene come India Selwyn Jones. Lei però ha la testa dura, è un giovane medico che vuole esercitare la professione dove ce n’è più bisogno. E sarà proprio in uno di questi vicoli bui che incontrerà – e tenterà di redimere – il più famoso gangster della città, Sid Malone, duro, violento, affascinante. Malone è l’opposto di India: la ragazza, combattuta tra attrazione e repulsione, rinuncerà ai propri affetti e alle proprie sicurezze per seguirlo nel torbido mondo di lui, tra ladri, prostitute e sognatori. 

E' splendido, come il precedente "I giorni del tè e delle rose".
Niente da puntualizzare perchè la Donnelly ci sa fare con la penna; mi ha regalato ore fantastiche in compagnia di personaggi magnificamente caratterizzati, con dialoghi briosi e pieni di verve e ironia e di descrizioni accurate dei luoghi dove si svolgono le vicende.
Non mi aspettavo di meno però!
In questo libro la storia ruota attorno a Sid Malone, il fratello di Fiona, ed a India, ma si ritrovano ovviamente Fiona e Joe e li vedremo sposati con tanto di prole numerosa e alle prese con una serenità economica raggiunta nel primo libro e consolidata nel secondo. Personaggi nuovi si aggiungono per arricchire questo romanzo che è riuscito a tenermi incollata alle sue pagine e a regalarmi ore di puro piacere.
Jennifer Donnelly è una garanzia; i suoi libri li ho letti in formato ebook ma appena ne ho l'occasione li acquisterò in formato cartaceo perchè per lei i soldi sono spesi più che bene!
Ora attendo 'Wild Rose' credo l'ultimo libro della trilogia che dovrebbe essere arrivare nel nostro paese, a quanto ho recepito nel web, a fine anno.