domenica 10 giugno 2012

Dirsi addio



Non c'è mai un modo giusto per dirsi addio e chi viene lasciato soffre come se fosse in preda ad una vera e propria malattia.

Sia in un rapporto di coppia o in uno di amicizia la rottura, in qualsiasi modo avvenga, rappresenta un dramma.
Perchè in qualsiasi modo avvenga la frattura, questa rompe le aspettative da ambo le parti; chi si aspettava molto da una persona rimarrà profondamente demotivato, demoralizzato, ferito, disperato...
Chi provoca la fine di un rapporto viene preso spesso da sensi di colpa e rimorsi.

Non sappiamo lasciare un partner/amico! Non riusciamo a capire i rituali di passaggio che sono legati alla fine di un ciclo, quindi soffriamo ogni volta che lasciamo qualcuno (e anche qualcosa, non dimentichiamo che siamo molto legati alle cose materiali).

Spesso creiamo anche una vera dipendenza dall'oggetto del nostro legame; se viene a mancare sembra che ne entriamo in crisi di astinenza.

Nella nostra società però ci ritroviamo da soli e quindi viviamo la rottura di un rapporto in estrema solitudine; un tempo invece era molto più marcato il senso della comunità. Entravano in gioco familiari, amici, conoscenti, e la persona oggetto del trauma veniva alleggerita del suo dolore.

L'abbandono è vissuto come un lutto, fa male e brucia l'anima per tanto tempo. Si passa dall'incredulità alla rabbia, dalla paura all'inevitabilità; ma la cosa che forse fa soffrire di più è l'orgoglio ferito del 'lasciato'.Ecco allora che si scatena l'invidia e la gelosia che porta ad un ulteriore inacidirsi di un rapporto che in teoria dovrebbe essere terminato con la parola fine ma che in realtà prosegue con frecciatine, battute, insinuazioni, sentito dire, che prontamente arrivano all'orecchio dei due soggetti.

Alcune persone non tollerano di essere 'lasciate' e avrebbero voluto avere loro la possibilità di anticipare il partner/amico e quindi lasciare l'altro. E se non riescono si arriva anche a delle reazioni violente come minacce verbali o addirittura stalking.
Sono modi di rimanere in contatto con la persona anche attraverso l'odio, pur di non lasciarsi mai!

Ma come si fa a separarsi...bene?
E' una bella impresa!
Non ci sono parole giuste, rassegniamoci.

Una psicoterapeuta suggerisce di dire il meno possibile e nella maniera più asciutta. Non far trasparire pietà, non chiedere scusa perchè c'è l'ammissione implicita di aver ferito l'altro e quindi di essere il più forte.
Non pronunciamo parole come onestà, sincerità e affetto; si corre il rischio di ferire di più di quanto non feriscano parole più dure e spietate come 'Ti lascio perchè non provo più nulla per te'.
La compassione implica un sentimento di superiorità.
E fa male, molto male a chi la riceve.






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