martedì 4 settembre 2012

La resa del conto

"Cameriere" dice la cliente, "questo caffè non è abbastanza caldo."
"Le chiedo scusa madame."
"Ne voglio uno più caldo."
"Subito, madame."
"E non dimentichi" aggiunge "decaffeinato."
Porto il caffè sul retro e lo butto nel lavabo. Prendo una tazza pulita e la riempio di acqua bollente per riscaldarla. Un trucco del mestiere. Poi la svuoto, verso il decaffeinato bollente e torno al tavolo. Un minuto dopo la cliente mi richiama:
"Cameriere, anche questo è tiepido."
"Sono desolato, madame."
"Cos'è, stupido?" risponde lei. "Cosa ci vuole a preparare una tazza di caffè caldo?"
"Mille scuse madame. Sono nuovo del mestiere." (In realtà "nuovo" lo ero sei anni fa, ma questo me lo tengo per me.)
"Me ne porti un'altro" dice la signora, " mi raccomando..."
"Decaffeinato" l'anticipo. "Senz'altro madame."
Torno alla macchina del caffè e riempio la tazza di caffè normale.
Poi preparo un espresso-bomba e aggiungo anche quello. Infilo tutto nel forno, e dopo due minuti a quattrocento gradi ritiro la tazza prendendola con le pinze da insalata e l'appoggio su un piattino freddo.
Consegno il calderone di caffeina sfrigolante alla cafona.
"Madame" la avverto, sforzandomi di non essere carogna fino in fondo, "la prego di fare attenzione: caffè e tazza sono bollenti."
"Ottimo" dice lei. "Proprio come piace a me."
Mentre mi allontano sento il suo strillo quando afferra la tazza.
"Ahia!" guaisce. "Scotta!!!"
Continuo a camminare, cercando di nascondere il mio ghigno di soddisfazione.
Il vendicatore in grembiule ha colpito ancora.


tratto da "La resa del conto" di Steve Dublanica

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