domenica 21 ottobre 2012

Il potere dei colori

Vi siete mai chiesti se le associazioni che facciamo oggi dei colori, sono quelle che si facevano tanti, tanti anni fa? 
Pensate che per gli antichi Romani l'azzurro era un colore terribile perchè veniva associato ai terribili barbari dagli occhi di zaffiro che compivano scorrerie crudeli; il giallo un tempo indicava i traditori e il verde invece rappresentava il diavolo.
Tra passato e presente vediamo qual'è oggi il potere dei colori primari.

BLU: simbolo di calma e di eleganza.

E' anche il simbolo dell'indumento dei giovani per eccellenza, il jeans, ma rappresenta il cielo, il mare e il sangue reale; è il colore preferito dalle popolazioni europee, canadesi, neozelandesi e australiane.
Per i Romani era un colore che associavano ai Galli e ai Germani che, oltre ad avere occhi di un blu profondo, si tingeano anche di questo colore i calzoni e a volte anche i capelli. Solo col tempo questa tinta venne rivalutata dai Romani che la usarono poi per avvolgere i loro defunti in panni blu.
In latino non esiste una parola per identificare il blu; si è preso in prestito dal germanico la parola 'blau' (blu) e dall'arabo 'lazard' (azzurro) per indicare questo colore e il suo derivato più chiaro.
Poco utilizzato, specialmente agli inizi del Medioevo non tarda però ad affermarsi, specialmente con il celeste impiegato come sfondo per le tante miniature religiose in cui si usava appunto l'azzurro per far risaltare i colori dei personaggi; col passare del tempo viene a poco a poco assimilato al colore della luce di Dio e dei cieli, mentre verso il XII secolo l'azzurro intenso viene adottato come colore principale delle vesti della Madonna. Prima di quel periodo gli abiti di Maria erano rappresentati con colori scuri in segno di lutto.

Il blu, con il marrone, in origine era usato per tingere gli abiti dei poveri; la tonalità era spenta ed era ottenuta da una pianta di uso comune, il guado, usata per tingere i tessuti sino nel periodo del Seicento. Una volta che il blu fu assunto a 'colore divino' lo adottarono anche i Re anche se si distinse per la tonalità, un blu vistoso, più acceso, ricavato da una pietra preziosa, il lapislazzulo. Così il colore divenne appannaggio dei sovrani, sino ad arrivare a dire di avere 'il sangue blu'!

Dopo il periodo Seicentesco, il colore blu viene usato per rappresentare il mare e l'acqua, che prima venivano dipinte prevalentemente di verde o grigio, e infine viene usato per rapprensentare la notte; da qui la tonalità 'blu notte'.

Il blu, ai giorni d'oggi è il colore preferito dagli occidentali e viene usato per tingere sia abiti sacrali che da lavoro, sia le uniformi che i jeans. Ormai è un colore onnipresente e grazie a questa diffusione ha perso parte dei suoi valori simbolici; nella cromoterapia il blu è lenitivo e calmante e per queste sue peculiarità viene spesso usato negli ospedali, ma viene anche adoperato nelle bandiere per le organizzazioni internazionali simboleggiando l'imparzialità. Tonalità molto elegante, riveste le auto di rappresentanza, e in ambito comunitario lo troviamo nella segnaletica stradale.


ROSSO: vincente e cardinale

Durante l'epoca romana tingere significava soprattutto impiegare la gamma dei rossi e per realizzarli si utilizzava una pianta, la robbia, e dei molluschi.
Il rosso viene associato al fuoco, al sangue, ed è ambivalente, spesso è un colore buono o cattivo (col fuoco ti puoi riscaldare ma anche bruciare); il rosso viene usato per vestire i servitori di Dio o per incappucciare i boia. E come gli imperatori, anche i re europei amano circondarsi di rosso prima di convertirsi al blu.

Il rosso simboleggia il risveglio dei sensi, la perdita del controllo, la collera, la passione, l'erotismo, l'orgoglio...
Oggi la vivacità di questa tinta viene usata nella segnaletica stradale e soprattutto nel settore del marketing. 





GIALLO: allegro e bugiardo

Il giallo è una tinta o amata o odiata, non ha tante vie di mezzo; può significare calore ma anche tradimento.
E' il  colore per antonomasia, del sole, della luce, dell'energia ed è il preferito dei bambini; per millenni è stato associato alla prosperità e alla ricchezza. Non per niente erano gialli i primi metalli, l'oro o le spighe di grano (simbolo di benessere).
Nella simbologia cristiana, Giuda tradisce Gesù per delle monete, il giallo quindi rappresenta il tradimento, mentre nel Medioevo esprimeva la follia, la stravaganza.
I buffoni del re erano spesso vestiti di verde e di giallo e il loro ruolo sociale era quello di farsi specchio dei tabù e attirare le burle.

Il giallo si impone anche come il colore dei bugiardi; in passato si dipingevano di questa tinta le case dei falsari o dei cavalieri per umiliarli o denunciarli.
Al giorno d'oggi il principale sentimento che suscita il giallo è quello di malinconia perchè lo si associa alle foglie autunnali, alle vecchie foto o  alle lettere ingiallite dal tempo.


VERDE: ecologico e diabolico


Quante diverse sfumature ha il verde!!! Verde mela, pistacchio, erba, oliva...è il colore del mondo vegetale per eccellenza ma quante problematiche ha dato il ricavare questa tinta.
Nel passato questo colore era instabile da utilizzare, e per questo motivo è sempre rimasto legato alla sorte, alla fortuna come alla sfortuna. E' il colore delle cose che non durano come la giovinezza o che vanno e vengono proprio come la fortuna.



Nel mondo occidentale rappresenta la speranza, ed è il portafortuna dei giocatori d'azzardo, infatti i tavoli da gioco sono sempre coperti da un panno verde!

Nel Medioevo il verde era associato alla primavera, alla linfa vitale e quindi alla gioventù e alla sessualità; da qui si passò all'idea di ribellione contro l'ordine e la morale sino ad arrivare alla dissolutezza. Ecco perchè in quell'epoca il diavolo oltrechè rosso, nero, blu scuro e marrone era anche verde.

Diviene anche il colore dei farmacisti, considerato che i rimedi erano realizzati, nei tempi andati, con l'aiuto delle piante; collegato alla natura e alla salute, ispira freschezza e benessere. Spesso le scuole e gli ospedali tingono le pareti di verde, come anche le caserme e gli uffici allo scopo di infondere calma allo spirito.
Oggi è diventato il colore  ufficiale della politica ambientale, che mira alla salvaguarda del verde mondiale.

BIANCO: purezza e pace

Sin dall'antichità il bianco ha rappresentato la purezza, la verginità, l'innocenza, le qualità di coloro che sono 'puliti' nello spirito e nel corpo.
I Romani, scadenti tintori, si vestivano tutti di stoffe di colore naturale, bianche, anche se noi diremmo oggi 'grezze'; per loro il livello di pulizia e di finezza della stoffa era grande segno di distinzione sociale.

Nella tradizione cristiana, il bianco divenne il colore di quanti erano immuni da 'colpe'; bambini, vergini e martiri e eletti, santi e angeli del paradiso.
Con il tempo il bianco diviene simbolo di conciliazione e quindi di pace; da qui l'uso di alzare bandiera bianca.
Nel Novecento diventa il colore degli abiti da sposa, da cui ci si aspetta che arrivino all'altra dotate di una morale irreprensibile, caste e pure.
Nella nostra epoca il bianco si associa alla pulizia, al freddo e all'igiene, e quindi bianchi sono elettrodomestici, medicazioni, detersivi, lenzuola e bianchera personale.

NERO: autoritario e notturno

Il nero viene innanzitutto associato a tutto ciò che è sporco.
Vestirsi di nero, in varie epoche passate, era sinonimo di lutto e di dolore profondo, e coloro che potevano permettersi di usare questa tinta erano sempre persone di alto lignaggio sociale; ecco perchè il nero per molto tempo è stato appannaggio dei ricchi.

Oggi il nero diventa anche sinonimo di autorità; veste i giudici, gli arbitri e i carabinieri.
Nel periodo del 1800 il nero assunse una connotazione politico estremista, tanto che il movimento anarchico, dalla sua fondazione, rifiuta di riconoscere qualsiasi tipo di autorità a chi sventola una bandiera nera. Circa un secolo dopo i fascisti diffonderanno un epoca di odio e violenza adottando le camicie nere.

venerdì 19 ottobre 2012

Dietro le apparenze

Chi appare feroce, spesso è mite
Chi sembra timido, spesso è maligno
Guardiamo al di là delle apparenze; 
mettiamoci in posizione di vantaggio


In mancanza di esperienza, ci lasciamo facilmente ingannare dalle apparenze. Se un omone fa la voce grossa, subito lo giudichiamo volgare e bellicoso, ma in realtà potrebbe essere una persona gentile; partendo prevenuti rischiamo di lasciarsi sfuggire le sue buone qualità. 
D'altro canto, quando incontriamo una donnina minuta e tranquilla il nostro atteggiamento tende a farsi compiacente; ma se alla fine si rivela una persona insidiosa, la nostra faciloneria accresce la nostra frustrazione.
A volte le persone sono esattamente ciò che appaiono. Altre volte, non fanno altro che mostrarci una maschera.
Gli esseri umani, come gli animali, dispongono di diverse strategie di sopravvivenza. Il colore, le movenze, l'odore e così via non sono che ingannevoli espedienti.
Lo stesso vale per le persone; promettono grandi cose, ma raramente le realizzano. Dichiarano eterna un'amiciza, poi magari si dileguano nel nulla. 
Si lasciano sfuggire promesse, ma stanno solo cercando di approfittarsi delle situazioni. 
Se riusciamo a metterci in posizione strategica riusciremo a distinguere con chiarezza la personalità degli altri, senza lasciarci influenzare dalle apparenze.
Potremo così sventare le trame degli altri.

Mi sembra di sentire qualche voce che dice " ....come fare per distinguere chi cerca di approfittare di noi?".
Avete mai sentito parlare dell'istinto?
Quello che spesso ci parla ma che noi altrettanto spesso ignoriamo.
Tutti noi inizialmente portiamo una maschera; non è facile aprire il nostro intimo ad un estraneo e, direi, giustamente ci ripariamo dietro a atteggiamenti che ci permettono di corazzarci contro 'il mondo esterno'.
Non possiamo farci nulla; non possiamo scardinare questa difesa, ovviamente. Possiamo solo affidarci all'istinto. Quello che fa scattare il campanello d'allarme dentro di noi, quella sensazione che a pelle ci fa preferire una persona piuttosto che un'altra. 
Ammetto di aver preso qualche tranvata a lasciarmi guidare dai miei sensi...poche, ma le ho prese! Sarà perchè quel qualcuno è riuscito a recitare talmente bene, o forse perchè in quel momento le mie difese erano piuttosto abbassate, ma sta di fatto che alcuni individui mi hanno fregato alla grande.
Per fortuna grandi danni non ne hanno fatti; il tempo mi ha fatto un grande regalo. Mi ha dato la possibilità di affezionarmi alle persone quel tanto che basta a non rimanerne ferita se si rivelano diverse da quel che pensavo.
La delusione è profonda, la rabbia anche, ma ho la capacità di voltare pagina con i miei sentimenti, riesco a proteggerli in modo tale che una lacrima è sufficiente per sanare il dolore più cocente.
Il mio istinto mi ha sempre parlato, imparate anche voi ad ascoltarlo. Sintonizzatevi su voi stesse, in silenzio, ascoltando bene ciò che avviene 'dentro' di voi. Scoprirete un sacco di cose interessanti.


domenica 7 ottobre 2012

Ora ricordo di Noelle Harrison



Quando Barbara decide di lasciare la natia Irlanda per fare la au pair a casa di una coppia di Londra, ha solo diciotto anni e una gran voglia di chiudere con il passato. Irrequieta e sensibile, la ragazza è infatti segnata dalla morte del fratellino in un incendio, incidente di cui lei si sente responsabile. Appena giunta a casa di Olivia e Gareth Finch, si rende conto che c'è qualcosa che non va. Mathilda, la loro bambina, è affetta da una malattia sconosciuta che le procura delle forti crisi di tipo epilettico, che a quanto pare nessuno è in grado di curare. Sua madre Olivia è una donna elegante e gelida che tratta Barbara in modo sprezzante, ma anche suo marito sembra nascondere qualcosa. Quando durante l'estate tutta la famiglia si trasferisce nel sud della Francia dai genitori di Olivia, Barbara si innamora perdutamente del fratello della sua padrona di casa, mentre piano piano si fa strada in lei il tragico sospetto che la povera Mathilda sia vittima dei suoi stessi genitori... 

Questo libro mi ha colpito inizialmente per la sua copertina; quando l'ho visto ho detto "lo prendo!" senza aver neanche letto la quarta di copertina...
So perfettamente che non ha senso 'giudicare' un libro dalla sua copertina ma credo che sia capitato prima o poi a tutti di farlo; e quante cantonate si prendono così!!!
Invece questa volta non è successo. Nel momento in cui ho iniziato a leggerlo, mi ha completamente avvinto alle sue pagine tant'è che alla fine mi è pure dispiaciuto finirlo.
E' denso di emozioni e profumi, le descrizioni sono talmente vive che pare di essere li presenti alle vicende di Barbara, Matilda, Olivia, Pascal...
La storia non è innovativa, non aspettatevi chissà cosa, ma ha il potere di tenervi incollati alle sue pagine per capire che cosa succederà a Matilda, se Barbara riuscirà a conquistare il cuore della bambina, e a superare lo choc per la perdita del suo fratellino Mattie, morto nell'incendio della loro casa. Ma succederà ben altro, e nel romanzo si susseguiranno dolori e gioie, fantasmi e ricordi che accomuneranno tutti i suoi protagonisti.
Non c'è un personaggio negativo; anche quello che, alla fine, potrà sembrare il 'cattivo' di turno non lo è poi alla resa dei conti. Tutti hanno un proprio fardello che si portano dietro , chi piccolo, chi grande, e  proprio questo dà al romanzo quella connotazione positiva ed equilibrata che mi ha fatto sussurrare 'che bello!' quando le mie mani hanno chiuso il libro.

mercoledì 3 ottobre 2012

Ognuno ama a modo suo.

Siamo convinti che gli altri siano capaci di fare solamente ciò che sappiamo fare anche noi, nel bene e nel male. Per questo riconosciamo come amore solo quello che corrisponde all'immagine che ne abbiamo.
Vogliamo essere amati come amiamo noi.
Ogni altro modo ci è estraneo, lo guardiamo con dubbio e sfiducia, ne fraintendiamo i segni, non capiamo la sua lingua.
Accusiamo.
Affermiamo che l'altro non ci ama. E invece forse ci ama in un modo tutto suo, che noi non conosciamo.

L'arte di ascoltare i battiti del cuore di  Jean-Philippe Sendker

E' quanto di più terribile e scontato ci sia in questo frammento del libro di Sendker; scontato perchè è così. E' vero, noi amiamo in un determinato modo e questo solo conosciamo, questo modo sappiamo. Quello degli altri ci è sconosciuto, difficile da capire, sempre giudicato.
Terribile perchè non ci si può fare nulla. O lo si accetta o l'unione si spezza. In un rapporto mettiamo così tante aspettative che non ci domandiamo mai se l'altra persona sarà in grado di soddisfarle almeno in parte. Come c'è chi ama di più di un'altro, c'è chi ama in modo diverso, ma non per questo è sbagliato.
E' solo...diverso.
E forse è per questo tanto difficile da comprendere e da accettare.

martedì 2 ottobre 2012

Noi...al futuro

In questa vita siamo soli. Nessuno vive al posto nostro. Né la droga né la magia possono staccarci, anche solo per un attimo, da questa condizione.
Possiamo negarla, ma é inutile: siamo soli, e solo a noi sta decidere cosa fare di ogni singolo, prezioso momento della nostra vita.
L'esempio di chi ci ha preceduto può aiutarci, ma alla fine si tratta solo di riferimenti, e il pensiero di coloro che verranno dopo è una semplice considerazione, un'astrazione mentale. Ciò che importa è essere: essere e basta.
Accettiamo chi siamo. Siamo noi stessi.
Il futuro é tutto da costruire, proseguiamo, dunque, e costruiamolo, e rendiamolo il più bello possibile. Questa bellezza è determinata dalla nostra volontà e dalla perfezione della nostra personalità. Non rammarichiamoci sospirando per le avversità o la sfortuna; essere felici piuttosto che tristi dipende solo da noi.

Che siamo soli nell'accezione più pura del termine è vero, ma nella nostra vita siamo sempre affiancati da altre persone, che, più o meno sono dei punti di riferimento in senso affettivo. Possiamo quindi, affermare che siamo 'veramente' soli? Spesso prendiamo decisioni importanti insieme al nostro partner,  ai nostri figli, e a volte anche ai nostri amici; per molti ciò significa non essere proprio soli.
E' vero però che siamo noi a decidere chi ci deve stare accanto e le persone che poi ci affiancheranno nel nostro percorso della vita, se sono sbagliate e negative, potranno non darci il futuro luminoso che ci aspetteremmo. E' questa la differenza? Il Tao ci dice che siamo noi a decidere se vogliamo essere felici o tristi...un libero arbitrio che spesso ci dimentichiamo di avere. Non lasciamo decidere agli altri. Forse è meglio essere 'soli dentro' e poter scegliere liberamente...