domenica 29 dicembre 2013

In attesa del nuovo anno...

Ci siamo appena lasciati alle spalle il Natale, carico di doni, cibi e risate e giochi con i familiari; gli alberi natalizi brillano ancora pieni di palline decorate, i presepi fanno bella mostra di se ricchi di emozioni per la storia che rappresentano e ancora non siamo tornati in noi dopo le grandi abbuffate compiute sulle 'tavole della festa' che già siamo alle prese con l'imminente Capodanno.
Ho ancora vivide le immagini dei Capodanni 'giovanili', passati in discoteca o in qualche ristorante, in compagnia della combriccola di amici dell'epoca, spensierati e caotici, ma quelli che ricordo con più piacere sono quelli passati nelle case degli amici sposati, quelli che avevano fatto il grande passo (pochi allora) e che finalmente potevano accogliere il resto della compagnia finalmente in una casa propria.
I Capodanni più belli veramente; organizzati a tavolino della serie 'tu porti gli spaghetti, io porto il sugo, lui porta le lenticchie, lei porta la verdura...' a dividersi le poche lire (eh si...allora c'era la lira, si parla di tanto tantoooo tempo fa ^_^) per riuscire a comporre un menù degno di questo nome, ma che alla fine ciò che contava di più era stare tutti insieme per giocare a Mercante in Fiera o per guardare i vecchi film di Totò che davano sempre alla tv in questo periodo, tranquillamente stravaccati sul pavimento.
Ora quando mi guardo intorno, e vedo le vetrine ricche di abiti pieni di pailettes, o quelle dei makeup che sbandierano lacche e ciprie con i brillantini, ripenso con un sorriso nostalgico a quei capodanni da adolescente (ma neanche tanto) dove l'imperativo era 'vestirsi a festa'.
Ed ora è tutto diverso: diventati grandi si matura, si lasciano da parte abiti eccentrici e lustrini, trucchi esagerati e d'impatto per far passare la più tranquilla mise di makeup raffinato abbinata a combinati di color scuro, uniforme, chic e bon ton.
Si festeggia con gioia, ogni anno, una nuova tappa di noi stessi, magari  con persone diverse, forse perchè durante il percorso della nostra vita le strade a volte si dividono, ma ogni Capodanno porta una nuova consapevolezza e una nuova vitale allegria. Gli auguri sono sempre quelli (buttar via il negativo per far entrare il positivo) le speranze pure, ma ogni nuovo anno ci porta esperienze ricche e differenti, quelle capaci di farci crescere e di renderci migliori, anno dopo anno.
Auguri per un prospero e sereno 2014!!!

mercoledì 18 dicembre 2013

La legione delle bambole di Philip Le Roy

Parigi: Annabelle si assenta da una cena per portare fuori il cane e da quel momento gli invitati non la rivedranno più. Washington: Galan sale su un taxi, l'uomo che vorrebbe sedurla riesce a raggiungere l'auto dopo un centinaio di metri, ma lei è scomparsa. Tokyo: Suyani si infila in un vicolo, due malviventi ne bloccano le uscite, ma si ritrovano faccia a faccia nella viuzza deserta. A Seattle, a Mosca, a New York, altre donne spariscono senza lasciare traccia. Sono giovani, belle, brillanti, laureate nelle migliori università. E tutte occupano posizioni chiave presso uomini molto potenti, o capi di Stato. Le indagini sono a un punto fermo, la polizia brancola nel buio, le pressioni si moltiplicano. A Sylvie Bautch, profiler belga, non resta che rivolgersi a Nathan Love, l'affascinante investigatore cultore dello zen e delle arti marziali, ritiratesi in un luogo remoto dell'Australia, sempre che riesca a snidarlo dal volontario esilio in cui ha scelto di vivere. Ma con un po' di psicologia, molto charme e una ferrea determinazione ce la farà. In un crescendo di azioni che lo condurranno ai quattro angoli del pianeta, dal Giappone all'Africa, dal Mar della Cina ai Balcani, Love viene trascinato in un mondo tanto pericoloso quanto insospettabile. Nel quale sarà costretto a immergersi, per scoprire che fine abbiano fatto le 247 donne svanite nel nulla. Lo attende una verità ben più sconvolgente di quanto avesse immaginato.

Diciamo che è un bel libro perchè la narrazione è veloce, scorrevole, con dialoghi avvincenti e serrati, colpi di scena qua e là che riescono a movimentare le pagine del romanzo.
Diciamo però che questo thriller a sfondo politico in molte parti annoia un pò, specie quando l'autore cerca di sviluppare meglio, a favore del lettore, il nodo centrale del romanzo. Non ci riesce, diventa pesante, e nonostante la moltitudine di personaggi che riescono a fare da corollario al protagonista, si assiste ad una moltitudine di scene alla 007 che non solo fanno sorridere per l'assurdità dell'evoluzione delle stesse, ma rendono anche molto poco reale questo romanzo, si assiste ad una trama praticamente molto fantastica.
Un protagonista che è un mix tra 007/Bruce Lee/Walker Texas Ranger! Ti può cadere da un grattacielo e non farsi neanche un graffio!!!
Mi aspettavo qualcosa di più truculento a leggere la quarta di copertina, ma invece si assiste ad un intreccio che è prettamente invischiato con la politica  e la mafia; donne cresciute con l'intento di diventare le amanti degli uomini politici più importanti del pianeta e con lo scopo di condizionare le loro decisioni a favore dell'umanità.
Moltoooo fantastico!!!!
Il pregio, appunto, come ho detto più sopra, è la scorrevolezza che riesce a far finire il libro senza grossi problemi.

domenica 24 novembre 2013

Un mondo innocente di Ami Sakurai

Ami non crede in niente, non spera in niente: a diciassette anni si prostituisce adescando i clienti su Internet. Il sesso con gli sconosciuti, per lei, non è un tabù, anzi è sempre stata una sua vivida fantasia. L'eccesso e la perversione sono le uniche armi che Ami ha per stare al mondo. La sua verginità, però, l'ha donata al fratello, Takuya. Tra i due, sebbene lui soffra dalla nascita di un ritardo cognitivo, esiste una passione segreta, un legame profondo e puro, vissuto come il ricongiungimento di due parti in un unico essere. Un legame morboso eppure ben più luminoso della perversa realtà di camere d'albergo e amanti senza nome a cui Ami non può e non vuole sottrarsi. "Un mondo innocente" è il primo libro di Ami Sakurai pubblicato in Italia: principessa giapponese del disincanto, irrompe sulla scena con un racconto tagliente come la lama di un rasoio, in cui mette a nudo con feroce sincerità, insieme al corpo della protagonista, anche il suo cuore. 


Questo libro ha un unico scopo: è un ottimo combustibile per caminetti!

A parte dare un senso di nausea e di schifo nel momento in cui si giunge all'atto d'incesto tra Ami e il fratello, il libro è pervaso da un'autentica apatia, è vuoto, privo di sentimenti (forse voluti?) di introspezione dei personaggi, ma adeguatamente farcito di descrizioni di atti sessuali secondo me, voluti per dare una spinta ad un racconto che di consistente non ha veramente nulla. E' sconclusionato, in alcuni punti non si riesce a capire cosa stia scrivendo, la coesione tra i vari capitoli è pressochè nulla.
Ma essendo il momento della narrativa soft-erotica  probabilmente l'autrice ha voluto uniformarsi a questa corrente.
 
La Sakurai ha voluto raccontare un pezzo del Giappone, freddo e disincantato, senza principi ne sentimenti, in corsa contro il tempo e le emozioni, dedito a perversioni sessuali per riempire momenti di vuoto...ma per realizzare una cosa del genere poteva veramente farne a meno! Non ha solo fatto un bel flop nella storia ma non è riuscita neanche a descrivere il territorio, che fa da contorno al suo romanzo, in modo efficace.

Ami è un personaggio (come gli altri che ruotano nella storia) assurdo, privo di moralità, e non si capisce a cosa possa essere dovuto questo suo vuoto interiore, che, nelle pagine del racconto viene quasi attribuito al legame che la unisce ai genitori. Presunto legame, perchè, come scoprirà poi casualmente, la madre l'ha concepita con un donatore sconosciuto, avendo paura di mettere al mondo un'altro figlio portatore di handicap.

A questo punto, la follia di Ami, perchè non si può parlare che di follia, la porterà a cercare il padre biologico e a fare sesso anche con lui!!! 
Che dire?!
E' un libro di cui si deve (non si può) fare assolutamente a meno.



 

martedì 12 novembre 2013

Le bugie nel carrello di Dario Bressanini

Cos'è esattamente il Kamut? Perché è meglio non mangiare troppo tonno? Le patate al selenio fanno bene alla salute? La mortadella 100 per cento naturale esiste davvero? Dopo il successo di "Pane e bugie" (Chiarelettere 2010), il libro sulla disinformazione in campo alimentare, Dario Bressanini ci accompagna tra gli scaffali di un supermercato immaginario e ci aiuta a capire cosa raccontano, e cosa nascondono, le etichette dei prodotti che acquistiamo. Scopriremo, tra l'altro, che l'equazione "naturale = buono" è uno dei pregiudizi più radicati e più usati dalla pubblicità, che un prodotto che l'etichetta descrive come a "chimica zero" i conservanti li contiene, che il prezzo di una bottiglia di vino ne influenza l'apprezzamento e che il tonno più buono non si taglia con un grissino. 


Con uno stile preciso e pulito, Bressanini spiega come la grande industria prenda in giro i consumatori con prodotti che di speciale non hanno assolutamente nulla; dalle patate al selenio agli yogurt arricchiti di vitamine, ai vini di costo differente ma che non hanno affatto diversi contenuti atti a far lievitare il prezzo al pane fatto con cereali 'antichi'.
E quando si parla di 'naturale'? Quanto è bella questa parola, quanto suona bene nelle orecchie di noi consumatori, quanto ci piace...
Eppure è una fregatura perchè in nome del 'naturale' ad oltranza (o magari anche della parola 'bio' che piace tanto ad una gran massa di consumatori) riusciamo a farci infinocchiare ed a sistemare nel carrello prodotti che di resa e di qualità hanno ben poco. Il libro di Bressanini è un'ottima lettura per scoprire ciò che effettivamente andiamo ad acquistare!
E per stare alla larga dai trucchi per farci spendere di più!

sabato 2 novembre 2013

Aspettando il Natale...


Come avviene già da un paio d'anni, a fine Ottobre iniziano ad apparire nei cartelloni pubblicitari cittadini, le prime pubblicità natalizie. Un assaggio del Natale che verrà...piacevole per alcuni, invasivo magari per altri.
Un pò di tempo fa, si vedevano pubblicità e prime decorazioni intorno alla metà di Novembre, ma poi piano piano, si è arrivati, come oggi, a scoprire i primi segnali natalizi dei panettoni ancora prima che arrivi Halloween!
Per me il Natale è la festa più bella, quella che mi infonde più calore ed emozioni; ho sempre adorato preparare le decorazioni, addobbare a festa l'intera casa in modo che entrando in ogni stanza si potesse sentire 'il profumo' di questa festa che raccoglie le famiglie e le riunisce (anche se per poco tempo purtroppo...).
Mi piace camminare per le strade e vedere le finestre e i balconi scintillare sotto le luci multicolori; è splendido vedere la città tutta addobbata! Per un mesetto e mezzo all'anno le nostre città si rivestono di luce si rianimano, i negozi rimangono aperti e anche se questo è a scopo puramente commerciale, la città diventa un cuore pulsante di vita.
E' piacevole vedere che questo momento sia tanto desiderato e ogni anno arrivi sempre un pò di giorni prima dell'anno precedente; forse questa festa riporta un pò di serenità e di felicità, come invece non avviene negli altri giorni dell'anno, e molte persone questo momento lo vogliono godere il più a lungo possibile.
Un mio sogno è quello di passare le festività natalizie in una di quelle casette, tipo baite o cottage, immerse in una campagna silenziosa e meditativa, insieme alle persone a me care,  circondata da mille luci brillanti, il calore di un caminetto e i  profumi del bosco, nonchè quelli di una cucina che sforna i piatti tradizionali di questo periodo dell'anno.
In attesa di realizzare questo 'sogno nel cassetto', attendo questo Natale 2013...




venerdì 1 novembre 2013

Il mondo di Belle di Kathleen Grissom

 Un'enorme dimora avvolta da glicini in fiore: così la casa del capitano James Pyke appare allo sguardo infantile di Lavinia McCarten, la mattina d'aprile del 1791 in cui la piccola irlandese mette per la prima volta piede in Virginia. Pyke ha raccolto la bambina dalla sua nave, appena approdata in America dopo la lunga traversata oceanica, e l'ha portata con sé per destinarla alle cucine della sua piantagione. Un modo come un altro per passare all'incasso del debito per la traversata, che i genitori di Lavinia, morti durante la navigazione, non hanno avuto la buona sorte di saldare. Stremata e debilitata, la bambina viene accolta nelle cucine della piantagione dalla famiglia di schiavi neri che vi lavorano: una piccola, operosa comunità composta da Mamma Mae; Papà George, un gigantesco orso bruno; Dory, Fanny e Beattie, le figlie; Ben, il figlio maschio. Un mondo guidato da una responsabile delle cucine dai grandi occhi verdi e dai capelli neri e lucidi: Belle, un'attraente ragazza di diciotto anni. Frutto di un capriccio clandestino del capitano con una delle sue schiave nere, Belle è stata allontanata dalla casa padronale il giorno in cui il capitano si è presentato nella piantagione con Martha, una moglie più giovane di lui di venti anni. Adottata dalla famiglia di Mamma Mae e maternamente accudita da Belle, Lavinia cresce come una servetta bianca ignara dell'abisso che separa la casa padronale dall'universo delle cucine...



Un capolavoro! Un libro perfetto sotto tutti i punti di vista. Un romanzo dove le donne, sia bianche che nere, sono le vere protagoniste. E' vero che il titolo è 'dedicato' a Belle, che dovrebbe essere il punto focale del libro, ma in effetti le voci narranti sono due, lei e Lavinia, la ragazzina portata a casa dal padrone delle piantagioni e affidata a Belle, e alla sua famiglia, affinchè la possano accudire e farla diventare una domestica, benchè Lavinia abbia la pelle bianca.
La storia è ambientata verso la fine del Settecento, inizi Ottocento, durante il periodo schiavista americano; i personaggi sono tutti bellissimi, ricchi di carattere; a partire da Lavinia e da mamma Mae e papà George, alle due bambine Fanny e Beattie, a Belle, a Ben, e a tutti i comprimari che appaiono nelle pagine e che catturano immediatamente il lettore per avvolgerlo in questa storia piena di colpi di scena, di sentimenti e di saggezza.
Non saprei dire quale dei protagonisti mi ha appassionato di più, nel leggerlo passavo avidamente di pagina in pagina, assaporando riga per riga, emozionandomi ad ogni colpo di scena...
Questi sono quei libri che ti lasciano, alla fine, una soddisfazione interiore sensazionale, sia che l'epilogo sia positivo o negativo; può darsi che qualcuno pensi che non siano dei must letterari, ma non credo che sia questo che  possa far da freno al nostro giudizio una volta chiuso il libro.
Quando un racconto coniuga bellezza nella parte narrativa, correttezza lessicale, 'sceneggiatura' del romanzo curatissima e ben delineata, personaggi ottimamente caratterizzati  è ben difficile non esserne così entusiasti.
La Grissom ha dato vita ad un gioiello, scritto in modo perfetto, che non ha mai dato segni di 'cedimento' narrativo e se ci fossero delle 'stelline' con cui esprimere un'opinione, ce ne vorrebbero parecchie!

mercoledì 18 settembre 2013

Dolce, splendido autunno.

Mancano pochi giorni per ritrovarci in questa splendida stagione che ci regala colori e profumi meravigliosi.
L'autunno per me significa 'rinascita'; non chiedetemi il perchè ma per me è come ritornare a vivere dopo un'estate che, con il suo caldo, mi opprime e mi toglie le forze.
Si ritorna a fare progetti, chi per i suoi hobby, chi per la sua vita in generale: è una stagione rintemprante e riflessiva, vuoi per la sua temperatura che non sconfina mai nel freddo come d'inverno, ma che ci permette di sfruttare il suo clima per immergerci nella sua natura piena di colori, di tinte dorate e calde, di profumi non solo dei frutti tipici di questi mesi, ma anche della legna, quella che si brucia e che spande nell'aria il suo aroma caratteristico.

Mi piacciono molto le parole di Jacques Chessex "L'autunno è una dimora d'oro e di pioggia"; che rispecchia fedelmente le tonalità evidenti della stagione...O i bellissimi versi  di George Sand "L'autunno è un andante grazioso e malinconico che prepara mirabilmente il solenne adagio dell'inverno".






Buon autunno a tutti!
 



venerdì 23 agosto 2013

Estate, libri, relax e...conclusioni

A me l'estate non porta energia; quanto tempo è passato dall'ultimo post! Il caldo mi squaglia letteralmente, sia fisicamente che mentalmente.
Però è anche il periodo in cui, quando mi assento fisicamente dal web, riesco a tirare le fila delle cose a cui mi dedico e mi organizzo per fare il punto della situazione.
L'estate però mi porta anche a leggere di più, complice il caldo che fa preferire un bella stanza con un ventilatore e un letto con lenzuola di cotone fresche, e tanti libri impilati sul comodino.
E leggendo di più si deve aggiornare la biblioteca virtuale, quella internettiana, quella che mi vede fedele da anni....ovvero aNobii.
Punto dolente.
Da quanto sono entrata in questo bel sito ho sempre, purtroppo, dovuto lottare con i tanti bug del sistema. Negli ultimi mesi è peggiorato notevolmente, il malfunzionamento impera, e chi ha aperto aNobii beta si vede che ha deciso di non dedicarsi più alla creatura primaria.
Ormai è impossibile ricercare un libro caricato da più di un anno, anzi...è impossibile anche ricercare e andare sulla pagina della propria libreria se lo si ha caricato da qualche settimana! Quindi è diventato pressochè ingestibile.
Quindi....tirando le conclusioni, da aNobii dovrò migrare...trovare un'altra piattaforma altrettanto valida che possa gestire i miei più di mille libri. Ne ho provate diverse: da Bookville a Zazie, da Goodread a Wuz ma nessuna ha le caratteristiche, le funzioni e la grafica come quella di aNobii.
Ma d'altronde non è anche una questione di abitudine?
Il dispiacere più grande è anche quello di abbandonare i diversi gruppi che su aNobii riescono ancora a funzionare; tante persone con cui si è instaurato un bel rapporto virtuale (e anche telefonico in molti casi!) con cui si condivide il nostro grande amore per la lettura.
Con la morte nel cuore mi appresto a dire addio ad aNobii.
Non subito...a breve...forse perchè ho ancora la speranza che accada qualche miracolo...ma nel momento che nella home di questo blog sparirà la libreria di legno di aNobii vorrà dire che la decisione è stata presa ed è irrevocabile.

Buone letture a tutti da Elly

martedì 16 luglio 2013

La tecnologia ci uccide

[...] il cervello umano è trattato alla stregua di tutti gli altri processori e ci si aspetta che tenga il passo dei 'bip' elettronici.
Le riflessioni di Adams [...] non potevano essere digerite in quattro e quattr'otto. Aveva vissuto in una società i cui ritmi erano ancora in buona parte dettati dalla velocità dei cavalli [...]
[...] per afferrare ciò che intendeva dire, dovevi viverlo. Non soltanto i pensieri ma anche le varie attività quotidiane, gli strumenti materiali con cui le si portava a termine dovevano intrecciarsi in una tranquilla cadenza, in un'unità armoniosa.
E questo spiegava come ma il tempo scorresse più lento perchè ne avessimo di più; perchè riuscissimo a rilassarci e a leggere come stavamo facendo in quel momento: senza aggeggi troppo veloci, telefoni che squillavano, sveglie, televisori, radio e auto, potevamo prenderci il nostro tempo.
Quando è più lento, il tempo è più capiente. Ciò che accade sta nell'attimo. Accellerando la vita con la tecnologia, si riduce la capienza del singolo attimo. Rallentando, la si espande.
Le scorciatoie finiscono per costringerci a situazioni di emergenza con cui speriamo di riuscire a riappropriarci di ciò che è stato eliminato, ad allungare  ciò che è stato accorciato: utenti di computer costretti in un loculo tutto il giorno fanno jogging attorno all'edificio; burocrati e finanzieri che hanno bruciato le tappe della carriera fanno marcia indietro per non mancare a concerti  scolastici, partite di pallone e incontri tra genitori; prigionieri dell'ambiente tecnologico fuggono per brevi weekend in montagna o al mare, in rustiche casette.


Tratto dal libro di Eric Brende 'Meglio senza'.

sabato 15 giugno 2013

No dieta di Monica Katz

Quante volte, dopo una faticosissima dieta, avete ripreso tutto il peso che avevate perso o addirittura qualche chilo in più? Siete tipi che senza accorgersene danno fondo al pacchetto di biscotti o alla vaschetta di gelato, rafforzando la convinzione che il desiderio del cibo sia invincibile? Vi capita di sentirvi prigionieri di un corpo inadeguato e di essere ossessionati dalla bilancia, senza però riuscire a cambiare? Be', tirate un sospiro di sollievo: non c'è niente di sbagliato in voi. Quello che non funziona sono le classiche diete restrittive, in cui si contano le calorie e si eliminano cibi considerati "proibiti" allo scopo di raggiungere in poco tempo un fantomatico peso ideale (se funzionassero, non dovremmo fronteggiare un'epidemia mondiale di obesità). L'altra buona notizia è che mangiare bene e ciò che ci piace è un diritto, non un lusso per pochi magri. Ma allora dove sta il trucco? Nel fermarsi, decidere di capire e modificare davvero l'atteggiamento verso il cibo: abbandonando cattive abitudini alimentari acquisite fin dall'infanzia; tornando a nutrirsi in base ai reali bisogni fisiologici, al fine di stare bene e non perché si è preoccupati o stressati.

Grazie Monica per questo libro! Finalmente si può dire a voce alta: no dieta!!!
Finalmente Monica spiega come liberarsi del proprio sovrappeso, riappropriandoci del nostro corpo in modo armonioso e naturale, senza sensi di colpa, senza dover far ricorso a diete punitive e restrittive, ma chiarendo le dinamiche di chi non riesce a seguire un regime alimentare normale per stare bene con se stessi e in salute.
Non dà grammature non dice quali o quanti alimenti mangiare....ti dice come riappropriarti delle sensazioni, di come vincere l'ansia che sposta l'attenzione sul cibo piuttosto che in un'attività diverente o distensiva.
Evviva!!!!
Ci voleva finalmente; mi era stato consigliato tanto tempo fa, ma avevo trovato molte difficoltà nel reperirlo, ma alla fine ci sono riuscita.
Lo considero un pò la mia bibbia per riconquistare la mia linea perduta, la mia salute e la mia serenità.
Se avete problemi di peso, abbandonate le diete e prendete questo libro, leggetelo e fatelo diventare il vostro compagno quotidiano.
Sono sicura che vi aiuterà.

martedì 4 giugno 2013

Cibo criminale di Mara Monti e Luca Ponzi



Mozzarella di bufala, "l'oro bianco della Campania", ricavata da cagliate provenienti dalla Germania; concentrato di pomodoro spacciato come italiano ma ottenuto allungando passata cinese; prosciutti di Parma contraffatti; formaggi confezionati con scarti avariati, dannosi per la salute; olio proveniente da olive tutt'altro che nostrane. Molti dei prodotti simbolo del made in Italy e della dieta mediterranea, che ogni giorno vengono venduti in tutto il mondo, sono il nuovo business di mafia, camorra e 'ndrangheta. Si chiama agromafia ed è un fenomeno in crescita, come dimostrano le stime dell'Eurispes: 12,5 miliardi di euro di fatturato all'anno, mentre le falsificazioni del marchio italiano nel mondo producono un danno per 60 miliardi di euro. È la prima volta nella storia che, pur di fare affari, si rischiano avvelenamenti di massa. In gioco però non c'è solo l'alimentazione in senso stretto, ma anche una delle risorse più preziose del nostro Paese: la cultura e il valore del mangiare bene. In un mercato sempre più globale, con regole non omogenee, la criminalità è capace di sfruttare ogni smagliatura nei controlli, arrivando a incrinare uno dei pilastri dell'economia nazionale. Mara Monti e Luca Ponzi ricostruiscono, con documenti e sentenze, i traffici illeciti legati ai prodotti alimentari che ogni giorno portiamo in tavola.


Fa un riassunto degli scandali alimentari del nostro paese, attingendo a molte fonti, sempre attendibili, e aggiungendo qualche notizia più recente.
E' duro, e fa rabbia; molte volte ho dovuto chiuderlo perchè oltre al disgusto mi ha scatenato una furia omicida. Se penso a tutto ciò che fanno per riciclare formaggi (questo capitolo non è disgustoso...è di più, molto di più!!!!) taroccare il prosciutto di Parma, far diventare gli oli per le lampade del rinomato olio di oliva arrivando al pomodoro, (porello lui...è l'unico prodotto che viene meno tartassato, ma comunque quello che mangiamo non è italiano!) c'è di che farsi venire la gastrite cronica.
Suvvia dai...lo sappiamo tutti che ciò che finisce sulle nostre tavole non è genuino neanche al 30 percento ma proprio sbattercelo in faccia così è crudele °_°
Eppure è la nuda realtà.E la cosa ridicola è che molte persone sento che dicono "Io compro solo olio (formaggi, etc..) di marca così sono più tranquilla/o": e invece sono proprio loro, le 'grandi marche' che sbolognano prodotti marci e scaduti ad aziende che li rilavorano e li trasformano in prodotti freschi riconsegnandoli proprio alle industrie che glieli avevano ceduti.
E pensare che questi prodotti sono il nostro 'fiore all'occhiello' con il quale siamo conosciuti in tutto il mondo; ma perchè danneggiare così la propria patria? Oltre ad affondare aziende e produttori onesti, si rischia la salute in modo graved dei consumatori (e sono sempre loro che ci rimettono di più).
Ma pensate che chi sta dietro a tutto questo sia in galera?! No! Molti continuano indisturbati la loro attività: questa è l'italia (è il minuscolo è voluto)!
Assolutamente da leggere.

lunedì 20 maggio 2013

Album di famiglia di Renate Dorrestein

Ellen Van Bemmel, giovane medico in attesa di un bambino e con un matrimonio fallito alle spalle, torna dopo vent'anni nella casa della sua infanzia.
Sfogliando un vecchio album di fotografie, Ellen rievoca i primi anni della sua vita trascorsi nella provincia olandese con i genitori, la sorella Billie e i fratelli Kester e Carlos. Un'infanzia all'insegna della serenità e dell'armonia fino alla nascita della piccola Ida destinata a scatenare un crescendo di sciagure e tensioni familiari che culmineranno in un dramma tanto efferato quanto folle e imprevedibile.





Lo apri e non vorresti mai chiuderlo... E' uno di quei libri che ti entr dentro, dove le parole ti si imprimono nella mente come un marchio.
Leggi con avidità le sue pagine, quasi le bevi, talmente è alta la tensione, vuoi sapere, vuoi lenire il dolore di Ellen; quanto è straziante il suo racconto.
E quando si arriva alla fine si vorrebbe solo piangere; piangere per la desolante tristezza, l'impossibilità di poter aiutare ad evitare una tragedia come quella accaduta a questa famiglia. Renate Dorrestein ci regala una perla di romanzo.
Bellissimo!

giovedì 16 maggio 2013

La scuola degli ingredienti segreti di Erica Bauermeister

È lunedì, nel ristorante di Lillian è giorno di chiusura, e come ogni settimana si tengono le lezioni del corso di cucina. Circondata dagli allievi, Lillian muove delicatamente le mani, sta per aggiungere l'ultimo tocco, l'ingrediente segreto, e poi la torta sarà pronta. Nessuno meglio di Lillian conosce la magia degli ingredienti, nessuno meglio di lei sa che a volte basta una tazza di cioccolata per cambiare un po' la vita. Era solo una bambina quando, grazie a una misteriosa ricetta donatale da Abuelita, la donna della bottega delle spezie, ha salvato sua madre. Sono passati anni da allora, anni in cui ha combattuto, ha sofferto, si è ribellata, a volte ha perso ogni certezza, tranne una: la fiducia nella magica alchimia del cibo. È per questo che il suo ristorante è un luogo speciale, dove si ritrovano ricordi perduti, si stringono promesse d'amore o nasce un'amicizia. Lo sanno bene gli allievi del corso di cucina, tutti alla ricerca dell'ingrediente segreto che ancora manca alla loro vita. Come Claire, giovane madre insicura, o Tom, che ha appena perso la moglie; Chloe, ragazza maldestra e vitale; Isabelle, che non ricorda nulla tranne le ricette. Per tutti loro Lillian ha la soluzione: sa che le tortillas restituiscono il gusto piccante dell'avventura, che una soffice glassa può far dimenticare un tradimento e che un ragù schiude le porte di un nuovo amore. Quello che non sa è la ricetta giusta per lei. Potrà trovarla solo se accetterà di mettersi alla prova, almeno una volta.




E' da leggere a stomaco pieno!!!
Si, perchè ad un certo punto esplode la voglia di alzarsi dalla poltrona e correre in cucina a preparare uno dei piatti che la protagonista, Lillian, realizza per i partecipanti al suo corso di cucina. Fa venire una fame nera!
Questo è un raro libro, che unisce la cucina alla poesia; per come vengono citati gli ingredienti, per come vengono spiegati i passi per realizzare i piatti, questi, sono accompagnati da una prosa meravigliosamente poetica.
Non si può rimanere indifferenti alla scrittura di questo romanzo che in se per se, ha una trama non eccelsa, ma riesce a conquistare il cuore con la storia dei personaggi che frequentano il corso di cucina.
Storie assolutamente semplici, come è la gente che incontriamo tutti i giorni, con le loro gioie e i loro dolori quotidiani, ma proprio per questo così vicino alla nostra; tra un effluvio di cioccolato e cannella, il mescolare una pastosa salsa di tuorli, zucchero, burro e mascarpone, e il profumo di ragù e pomodoro, percorriamo le vite di Tom, Helen e Carl, Chloe, Antonia e Ian, Isabelle e Lillian.
E' vero che la cucina è strettamente connessa con i nostri sensi, e questo libro lo dimostra molto molto bene; credo che Erica Bauermeister, se continua con questo filone che le riesce meravigliosamente bene, sarà una degna antagonista di Ruth Reichl.

venerdì 3 maggio 2013

Una memorabile scenata di Mary Kay Andrews

A Madison, in Georgia, tutto è pronto per quello che si annuncia come l'evento mondano della stagione: le nozze di A. J. Jernigan, rampollo della famiglia più in vista della città, con la giovane arredatrice Keeley Murdock. Ma quando Keeley sorprende il futuro marito tra le braccia della sua damigella d'onore nel corso della prova generale della cerimonia, non esita a fare la scenata del secolo e a rompere bomboniere di Limoges e fidanzamento, guadagnandosi un'immediata quanto indesiderata celebrità. Le conseguenze di quella spettacolare crisi di nervi non si fermano qui. La famiglia Jernigan, infatti, vuole vendicarsi dello scandalo portando al fallimento il piccolo studio di architettura d'interni che la ragazza gestisce con la zia.



 A volte questo genere di libri che si danno abbastanza per scontati invece riservano delle inedite soprese e questo libro fa parte di questa categoria. Parte con uno scandalo di belle proporzioni: la sposa sorprende il futuro marito a fare sesso con la sua damigella d'onore e ... apriti cielo! Nozze mandate all'aria, scenata da far paura, fuga precipitosa a leccarsi le ferite nel suo negozio con annesso appartamento e risalita faticosa dalla china per recuperare stima di se stessa e vita normale.
Ovviamente non sarà così facile visto che la famiglia dello sposo cercherà di metterle i bastoni tra le ruote danneggiando il suo importante lavoro da interior designer ma il provvidenziale arrivo di un manager riporta un minimo di equilibrio nella vita di questa grintosa ragazza. Ma...si profila anche il lato 'giallo' in questa vicenda; Keeley, così si chiama la protagonista, viene abbandonata dalla madre quando era in tenera età e successivamente alla rottura del matrimonio si desta in lei la necessità di fare luce su questa sua scomparsa quindi inizierà delle indagini aiutata dal suo amico Austin che la porteranno alla verità.
Il tutto raccontato in modo scorrevole (non mancano delle vere scene comiche) e con dialoghi pieni di brio; il bello di questo romanzo sono le dettagliate descrizioni dei restauri alla casa del manager: la scelta delle stoffe, la ricerca dei pezzi di arredamento, dei quadri, dei materiali di recupero e 'non' di cui Keeley fa uso per il restauro della residenza di campagna sono una chicca. Anche per chi è a digiuno di antiquariato e non lo ha mai apprezzato non potrà fare a meno di appassionarsi a questo argomento leggendo questo libro.

lunedì 29 aprile 2013

Una casalinga a Hollywood di Stefania Barzini


"L'America è ancora il paese più strano che io conosca. È un Paese che suscita sempre reazioni estreme e mai banali. Piaccia o lo si detesti, è raro che lasci indifferenti. Soprattutto l'America è difficilissima da conoscere e da capire veramente, ogni volta che ci ho provato, ogni volta che mi è sembrato di averne afferrato l'essenza, mi sono ritrovata con un pugno di mosche in mano. Perché sull'America sono veri tutti gli stereotipi ma anche il loro contrario. E questo vale anche per il cibo. È vero insomma che si mangia male ma è vero anche che si può mangiare straordinariamente bene." Un viaggio divertito e divertente tra manie, stravaganze, splendori e miserie dell'"America che mangia".




 Ah questi americani! Un popolo di contraddizioni...eppure sono così affascinanti. Un pò meno sotto il profilo culinario!
Eh si, perchè in questo libro, la Barzini ci racconta in modo simpatico e brioso come si vive ma, soprattutto come si mangia, in America!
Oltre al racconto ci infila anche un sacco di ricette cuuriose, alcune delle autentiche schifezze per i nostri palati, altre invece più intriganti, come quella del tacchino ripieno per il giorno del Ringraziamento.
E apprendere che gli americani non cucinano nulla, ma mangiano solo surgelati e cibi pronti in scatola a me ha fatto inorridire non poco; ma dove sono quelle fantastiche donnine con il grembiulino tutto colorato che sfornano muffins, torte e polpettoni in quelle belle cucine ultratecnologiche di cui in America sono tutti dotati???!!!
Ebben si, chi cucina in casa è un marziano; Stefania Barzini ci racconta di orde di persone che arrivavano a frotte a casa sua, e ci si fermavano quasi in pianta stabile, pur di poter mangiare un piatto di spaghetti al pomodoro degno di questo nome.
E' un libro che ci fa fare un bellissimo viaggio, purtroppo breve visto che il libro ha meno di 200 pagine, in un paese dove il cibo quasi non viene considerato a meno che non si parli di colazione, ma solo quella domenicale. A parte quel giorno, in cui sua maestà 'l'uovo' è il re indiscusso di quel momento, il cibo ha una considerazione di basso livello nella mentalità americana.
Mai come in questo caso la Barzini ci fa amare in modo infinito le nostre tradizioni servite su un piatto...Invidiabile cucina italiana! A noi non ci batte nessuno!

sabato 27 aprile 2013

Sposa bagnata, sposa fortunata!


Così si dice! E sarà mica per tirare su il morale della sposa (e dello sposo!) che lo si dica quando capita che il giorno del matrimonio arrivi il diluvio con tanto di tuoni e fulmini!
E così è successo alle mie nozze! Sino alla mattina prima un caldo da tenere acceso il ventilatore alla notte altrimenti sembrava di dormire in una sauna, il pomeriggio annuvolamenti minacciosi presagivano temporali di non poco conto e l'indomani mattina come da previsione, pioggia torrenziale e temperatura scesa di almeno undici gradi!
Accidenti!
Ma alla faccia del tempo, il matrimonio è stato carico di emozione!
La mattina sveglia alle cinque! Eh si...durante la notte mi sono ricordata che alla gruccia dell'abito di mio figlio non vi era attaccato il suo papillon: mi avrebbe scorticato viva se non lo aveva al collo! Quindi in piena notte mi sono messa a rovistare negli armadi mentre tutti dormivano, alla ricerca del famigerato papillon.
Dopo un'ora e mezza di ricerche infruttuose, pause per cercare di visualizzare l'ultimo posto utile dove si era andato a cacciare, il mio futuro marito si è svegliato e alla notizia che il papillon era sparito mi ha detto di stare calma ma il pianto nervoso era li, in agguato, e infatti mi sono sciolta in lacrime mentre lui armato di santa pazienza cercava di consolarmi.
E ne giro di un paio di minuti il papillon l'ha trovato lui! Sant'uomo!
Sventata la crisi, mi preparo e mi dirigo dal mio parrucchiere dove mi attendono i due ragazzi per piega e trucco; finalmente mi rilasso...
E al momento del ritorno riesco anche a recuperare uno dei nostri invitati dandogli un passaggio sino a casa nostra; alle nove del mattino casa mia era un brulichio di persone, compreso il fotografo che, puntualissimo, alle 8.30 aveva già fatto un bel pò di scatti al mio futuro marito.
Mi vesto in cinque minuti, scattiamo un pò di foto e, armati di ombrelli, ci dirigiamo in Comune, nel centro di Torino.
Per fortuna quando arriviamo a destinazione la pioggia si è diradata; arriviamo davanti all'ingresso dove vediamo capannelli di persone che attendono gli sposi che sono già dentro. Una piccola banda intona la marcia nuziale...
Ci dirigiamo all'interno del Comune e dopo aver svolto le formalità dei documenti ci apprestiamo ad entrare; un pò di agitazione mi coglie, si svolge anche tutto così in fretta che non riesco a godermi il momento accidenti! Anche il mio piccolo Alex si lamenterà dopo che è stato tutto molto breve.
E infatti la cerimonia è finita nel giro di dieci/quindici minuti; dopo la lettura dei tre articoli del Codice Civile della Famiglia l'assessore ci dichiara marito e moglie.
Dopo aver firmato, il fotografo ci richiama per fare qualche foto all'interno della sala, e mentre ci mette in posa intravedo già i prossimi sposi che attendono di entrare; sembra di essere in una catena di montaggio! Via uno sotto l'altro!!!
E' fatta...siamo marito e moglie e usciamo entrambi emozionati; ci accolgono i nostri amici e parenti sotto una pioggia di riso!
Non me lo aspettavo, anche perchè il riso non lo avevo nemmeno preparato ma mia cognata, non so come, è riuscita a procurarsi un paio di sacchetti che sono stati prontamente utilizzati da tutti, con gran divertimeno dei bambini ^_^
Mi aspettavo di uscire e trovarmi di nuovo sotto la pioggia ma era invece uscito uno spicchio di sole così ne abbiamo approfittato e siamo andati di corsa in Piazza Castello, dove c'è il Palazzo Madama per poter fare qualche scatto: a parte il dolore incessante ai piedi che non mi dava tregua (ah le scarpe nuove!) ci ha investiti un gelo pazzesco, però stoicamente abbiamo fatto una nutrita serie di fotografie approfittando della tregua del maltempo.
E poi finalmente, stanchi e infreddoliti, ci siamo diretti al ristorante.
Gli invitati si erano già rifocillati abbondantemente con stuzzichini e salatini  ma prima di poterci sedere al tavolo (ero affamatissima) abbiamo fatto ancora una bella mezz'ora di foto; anche il fotografo ha accettato di posare per noi! Ahahahah, una nostra invitata ha pensato bene di immortalare anche lui!! ^_^
Il pranzo è stato un vero relax; da sottofondo avevo creato una compilation di musica lounge/soft che ci ha regalato dei veri momenti di benessere. Le portate erano tutte buonissime e molto corpose, il ristorante ha poi addobbato tutto come da mia indicazione, in modo perfetto, ne sono stata veramente soddisfatta.
Le prime foto che ho inserito sono quelle della torta con il cake topper, simpaticissimo: lo sposo ha una pistola (considerata la professione di mio marito non potevamo non sceglierlo) ma anche la sposa l'aveva, però abbiamo pensato di mimetizzarla con un micro bouquet di fiori secchi!
Sotto la torta si può vedere il tavolo della confettata; ragazzi che bontà quei confetti! Gli 'spolverati ricotta e pera' della Buratti sono stati i più gettonati.
Al secondo posto i preferiti sono stati quelli ai 'frutti di bosco' seguiti poi dalla 'fragola', 'pesca e amaretto', e 'melone'.
Il ragazzo dove ho acquistato i confetti mi vedrà molto spesso!!!!! (Ogni tanto ne acquisterò qualche scatola ^:^)


Ed ecco invece il centrotavola; una composizione di tulipani bianchi, adagiati in un vaso rettangolare appoggiato su una lastra a specchio e, tutt'intorno, tanti portacandeline tealight anch'esse bianche.
E' una decorazione a cui tenevo tantissimo; ora fa bella mostra di se sul mobile in sala, riempito però di sassolini bianchi con sopra dei petali verdi (quelli utilizzati per il tavolo dei confetti) e appoggiati sui petali, qualche candelina tealight profumata.
Veramente un belvedere!

La giornata è finita con un bel brindisi finale nella nostra casina; un'altro pò di chiacchiere e calici pieni di spumante hanno chiuso una giornata piena ma densa di sensazioni forti e significative con, intorno a noi, poche persone, ma erano quelle più importanti, quelle  più vicine, che ci hanno circondato di affetto.
Grazie!
Grazie di cuore a tutti voi!

venerdì 12 aprile 2013

- 8!!!

Quasi ci siamo! Mancano otto giorni...forse mi renderò conto che sarà tutto reale quando vedrò arrivare la mia testimone di nozze! Potrò godermela almeno tre giorni prima che scappi per tornare alla sua Bologna! E solo quando la vedrò che riuscirò a dire..si, domani è il gran giorno.
E' ormai tutto pronto; oggi ho finito i fiocchetti verdi che adornano i bicchieri con all'interno le candele bianche. Faranno da cornice alla tavola della confettata.
Domani invece partono le grandi manovre per sistemare un pò la casa che ad oggi sembra un campo di battaglia.
Per sistemare la camera di mia figlia, si sono dovuti fare dei lavori con tanto di trapano, seghetto alternativo e vari altri attrezzi. Il lavoro però è venuto benissimo, ma il problema è solo la gran massa di roba che ha e che deve trovare una giusta collocazione perchè mia figlia fa suo il motto 'non si butta via nulla!'.

Solo che la camera mi servirà per accogliere la mia futura cognata (con uno dei suoi figli) che farà da testimone a suo fratello, quindi...ci deve essere il massimo spazio per riuscire a stare bene tutti quanti in pochi metri quadri.
E l'unica soluzione è di far sparire un bel pò di roba; prevedo una dura battaglia!

Ieri sono andata anche a prenotare il bouquet; avendo una passione per i tulipani il mio mazzolino non poteva che esser formato da questi fiori. La fiorista è stata molto brava ad indovinare ciò che desideravo; un bouquet semplice, piccolo, formato da soli tulipani color crema e gisofila con alternanza di foglie verdi. Le ho chiesto anche altri tre mini-bouquet simbolici da far tenere alle uniche tre donne single tra gli invitati: mia figlia, mia sorella e una mia amica.

Per il rinfresco/minicolazione mattutino (quel giorno la sveglia suonerà moltooo presto e ho pensato di fare più che un rinfresco una mini-colazione) ho riesumato una bellissima tovaglia bianca ricamata ad intaglio; perfetta per la tavola che accoglierà i miei ospiti la mattina prima di recarci in Comune; è di un'eleganza eccezionale ed è ancora più bella arricchita con una decorazione semplice in tulle trattenuta da tre fiocchetti verdi che la fermano ai lati. Sopra ci saranno vassoi con biscotti e bevande e un delizioso centrotavola regalatomi da tre ragazze stupende conosciute sul forum.
Guardate quanto è bello!!!




 Nella foto non è ben visibile ma vi è un foro al centro che mi permetterà di mettere una bella candela gigante, magari profumata e che completerà in modo perfetto questo stupendo regalo.

Purtroppo l'unica nota negativa è stata la prova di trucco; considerato che a me piace il trucco che 'si vede' ho pensato di usare quel giorno le tonalità del blu notte per il mio makeup da sposa; peccato che mia figlia e il mio compagno me lo abbiano bocciato in toto.
Per loro è troppo 'forte' e visto che il mio completo è di color avorio non lo considerano affatto indicato.
Quindi, dovrò optare per tonalità dorate e crema; magari al momento vedrò con il mio truccatore se si potrà miscelare queste tonalità chiare con qualcosa che dia più profondità e tono al makeup, magari un color cappuccino sfumato sapientemente.

E.... continuiamo con il countdown ^_^

giovedì 28 marzo 2013

Operazione 'sacchettini'; missione compiuta

Oggi lavoro di squadra!
Ho reclutato figlio e figlia e li ho messi al tavolo a fare tipo catena di montaggio per la realizzazione dei sacchettini bomboniera.

Ho deciso di farli in due modi diversi anche perchè sono da destinare a un pubblico separato da quello che invece parteciperà al matrimonio; infatti ho pensato di fare dei sacchettini semplici, bianchi, decorati con un fiocco verde prato che andranno ai compagni di scuola di mio figlio.
Sono venuti deliziosi! E' bastato inserire dentro il cartoncino, i confetti e stringere i tiranti laterali e poi legare il fiocchetto verde... Veloci ma soprattutto carinissimi! Sistemati in una scatola di fortuna glieli farò consegnare un paio di giorni prima del matrimonio. Mi immagino già la faccina curiosa e gli occhietti vispi di tutti quei bimbi quando riceveranno il loro sacchettino ^_^

Gli altri sacchetti invece, quelli destinati agli invitati, sono un pò più elaborati, ma non tantissimo; i sacchetti (verdi) vanno riempiti con ovatta e poi all'interno va posizionato il sacchettino di tulle bianco con i confetti di cui il ciuffo deve spuntare all'esterno; si stringono i tiranti e successivamente si lega il fiocco bianco. Bisogna solo fare attenzione a riempirli bene in modo che stiano 'in piedi' da soli, e a non mettere troppa ovatta per non far fuoriuscire il sacchettino dei confetti.
E qui ci vogliono quattro mani! E per fortuna oggi le ho avute, così li abbiamo completati e sistemati in una scatolina capiente in attesa di venire consegnati poi al ristorante qualche giorno prima delle nozze.

Un lavoro che ci ha inondato di allegria, e a me ha regalato diverse emozioni; il giorno del 'si' si avvicina, ormai è quasi tutto pronto, alcuni dettagli ancora da rivedere ma siamo tutti pronti. E non mi sembra vero.
A volte mi sorprendo a pensare che sia tutto un sogno, ma quando mi giro e vedo le confezioni dei confetti, il centrotavola per il nostro tavolo, le decorazioni, il tulle e le partecipazioni mi rendo conto che invece è tutto reale...


Ecco...i sacchettini verdi sono fatti come questi della foto sotto; con il ciuffetto di tulle che sbuca fuori! Carini vero?!


Ed ora countdown alla rovescia=  - 23!!!

lunedì 18 marzo 2013

Sentore di primavera

Non c'è dubbio; appena apro la finestra mi investe quell'aria fresca, frizzante, che sa di 'pulito', inevitabile sentore di primavera! Ci sono già i primi accenni nel verde dei prati, già pieni di fili verde brillante, che attendono lo spuntare dei fiorellini campestri...
E mai come in questi momenti mi prende la voglia di colore, di rosa, di celeste, di verdino, di lilla, quei colori che in un certo qual modo, rappresentano la primavera per eccellenza.
Quale modo migliore se non usarli per abbellire la nostra casa?!
Con carta, cartoncino, carta crespa, vasi, barattoli di vetro, e tanti altri materiali di recupero ci si può sbizzarrire a creare tante piccole delizie per far esplodere la primavera dentro, e intorno a noi.
Io ho incominciato a prendere spunti da queste idee trovate nel web...ed è già un bel inizio!










Li trovo deliziosi questi vasi rivestiti con carta o decorati con la pittura!


 E anche se mi piange il cuore perchè per me i libri sono sacri...magari un vecchio tomo non più leggibile può, opportunamente 'lavorato', diventare un'accogliente nido per una piantina grassa.







Questa è un idea veramente geniale; un vecchio alberello natalizio, di quelli piccoli, da tavolo, da riutilizzare come 'albero pasquale'. In questo caso io avrei però rivestito ogni ramo con della carta crespa colorata e poi appeso ovetti di polistirolo decorati e nidi vari, tutto dipende da che tipo di albero avete in casa. Questo essendo chiaro si presta bene anche lasciato così, nature...



  
 Queste deliziose gabbiette in stile shabby chic sono una vera chicca. Riempite con fiori di seta o con delle candele colorate e profumate daranno quel tocco raffinato e di stile a qualunque ambiente.


La magia del vetro e delle candele...



 


martedì 5 marzo 2013

La confettata


Pianificazione confetti: non avrei mai pensato di dovermi mettere a tavolino e pianificare i gusti che desideriamo mettere sul tavolo della confettata il giorno delle nozze. I gusti sono veramente infiniti!!!!

La scorsa settimana sono andata in un negozio vicino casa che tratta, oltre dolci in genere, anche confetti, adeguatamente corredati di sacchettini e bomboniere: la signora, gentilissima mi ha fatto fare un assaggio dei gusti che più mi intrigavano...lampone, mela-cannella, violetta, pera-ricotta...Non mi ha detto la casa che li produce, ma mi ha confermato che arrivano da Sulmona, la città conosciuta proprio per la produzione di questo prodotto.
Peccato che dopo adeguata degustazione io sia rimasta completamente delusa: il mio compagno mi ha lasciato carta bianca sia nella scelta dei gusti che nell'assaggio, ma devo dire che oltre a non riuscire a distinguere un gusto dall'altro, non appena mangiato il sapore 'spariva'.
L'unico che si è riuscito a capire cos'era era il confetto alla cannella!

Quindi...depenniamo Sulmona, senza ombra di dubbio.

Se riesco andrò entro fine settimana nel negozio in cui ero passata inizialmente, un piccolo locale dove vendono tutto il necessario per creare anche da se bomboniere e sacchettini e dove hanno dei confetti veramente degni di questo nome, i Buratti!
Anche quelli ho assaggiato ( e mica rifiutavo!) e sono veramente splendidi!
Quello classico è da urlo; la mandorla è gustosissima e il confetto ha il giusto grado di durezza, nè troppo morbido, nè troppo duro tipo 'spaccadenti'.





E per il tavolo della confettata è già quasi tutto pronto; mancano i sacchettini o coni per prendere i confetti, il tulle per ricoprire la tovaglia e qualche candela color verde (spero che Ikea abbia anche questo colore per le candele!) e magari anche dei petali di fiori di seta verdi.


Il rivenditore mi ha anche informato che è uscita una nuova linea quella degli 'spolverati' al cacao, che a quanto dice lui sono ancora più buoni della linea 'classica'...bè...non vedo l'ora di andare a fare un'altro assaggio!!!!



mercoledì 20 febbraio 2013

Fuori pasto di Leith William

Chi dice che sono solo le donne a essere ossessionate dal sogno di un corpo perfetto? William Leith sa che cosa vuoI dire la dipendenza dal cibo-spazzatura, perché è un mangiatore compulsivo da sempre in lotta con il proprio peso. Ed è anche un giornalista che, partendo dalla sua esperienza personale, ha iniziato un memoir-inchiesta sul mercato dei regimi dietetici e dell'essere magri. Dalle teorie del Dr. Atkins, il controverso guru americano creatore di una dieta senza carboidrati, alle origini emotive dei disturbi alimentari fino ai numeri impressionanti del consumo di cibo nei paesi occidentali. Un libro originale e provocatorio per chiunque abbia almeno una volta provato a contare le calorie.

Cadere è molto, molto meno dignitosi quando si è grassi di quando si è magri. Sono caduto da magro e sono caduto da grasso, e c'è una bella differenza.
Per esempio, quando una persona magra cade, la gente si volta a guardarla con un'espressione di solidarietà. Ma un ciccione che cade è uno spettacolo tragicomico.

 
Tristissimo ma reale. L'occhio spietato e cinico di Leith mette sotto un riflettore chi è affetto dalla sindrome ossessiva-compulsiva e la rivolge al cibo.
Tutto ciò che racconta è vero; lo posso dire perchè ho vissuto molti momenti simili ai suoi e ritrovarli li, nero su bianco, mi ha fatto riflettere. Ma quanta gente c'è che ne soffre? E sarà vero che è il nostro cervello 'malato' che ci ha portati dritti a questa patologia?
Una componente ansiosa esiste ma non è solo quella l'assoluta responsabile.
Mi è piaciuto come Leith ha affrontato, in modo soft, l'analisi di quello che comporta ingurgitare carboidrati a rotazione; è incredibile quello che fanno al nostro corpo!!!
E un occhio lo butta anche alla società che sin dagli anni 60/70 sprona il consumatore a mangiare: la sua analisi spazia dai McDonalds, ai banchetti che vendono hot-dog, ai cibi surgelati, ai negozi di dolciumi e a come questi prodotti vengano sponsorizzati.
Per certi versi alcuni concetti li ripropone in modo molto ripetitivo e in alcuni punti mi sono concessa il salto pagina, però capisco che questo suo modo di imprimere alcuni passi sia proprio voluto, per far capire a noi lettori quanto sia ossessivo il pensiero del cibo.
Lettura caldamente consigliata.

sabato 9 febbraio 2013

Un completo da sposa fuori dai soliti canoni

Ma perchè una sposa incontra così tante difficoltà nel trovare un tailleur pantalone per il suo giorno più importante?
Sembra che l'abito sia la scelta assoluta per il gran giorno! E invece per me l'imperativo era trovare un completo pantalone...ma è stato praticamente impossibile!
Se si trova un tailleur, la difficoltà è nel cercare il tessuto adatto, poi il colore...ovviamente! Il colore panna o avorio non esistono!
E allora non c'è altro rimedio che farselo fare...
Dopo un'accurata ricerca della sarta finalmente sono andata a comprare il tessuto; un bellissimo cadi misto seta color avorio, corredato da un finissimo pizzo rebrodé che servirà per il sottogiacca.

Come potete vedere nella foto sopra, il pizzo assomiglia molto a quello del velo della sposa: è un pò più lavorato specie nel bordo inferiore del top che indosserò sotto la giacca.
Non ho trovato un'immagine del cadi color avorio ma solo bianco...

Ma già potete farvi un'idea vedendo le sue pieghe di come sia morbido e fluttuante questo tessuto; accompagna dolcemente le curve del corpo e per chi è più rotonda (come me!) mimetizza i chili di troppo. E' stata un'ottima scelta.
Ora non resta che cercare i bijoux giusti per rifinire la mise...Avevo pensato ad un paio di mini orecchini di perle, piccoli, e un bracciale anch'esso di perle, ad un filo solo...niente anelli per dare il giusto risalto alla fede in oro bianco,giallo e rosso, che farò realizzare su un modello che avevo regalato molti anni fa al mio futuro marito.


E per finire...il mio bouquet, fatto di tulipani bianchi e viburno verde...come quello della foto, solo un pò più piccolo.


Ecco.... ora sono pronta!

giovedì 7 febbraio 2013

lunedì 28 gennaio 2013

Preparativi di matrimonio

Pausa.
Oggi mi devo prendere una pausa, soprattutto mentale.
Organizzare un matrimonio, alla mia 'veneranda età' ^_^, sta consumando parecchie energie e non solo fisiche!
Già, ancora mi sembra tutto così irreale, ma ad aprile mi sposerò per la seconda volta. Ma questa sarà tutta un'altra cosa; a partire dalla scelta dell'abito, ai fiori, alla piccola ricercatezza da offrire ai miei invitati, finalmente avrò voce in capitolo.
Nella mia prima esperienza, complice la giovanissima età e una madre decisamente autoritaria, non ebbi neanche l'opportunità di poter scegliere il mio abito da sposa.

Ma oggi è tutto diverso. Con il mio  compagno (e futuro marito) abbiamo avuto la gioia di poter condividere a tavolino progetti e idee accompagnati dagli strilli di gioia di nostro figlio, emozionatissimo all'idea di portarci le fedi (ha il terrore sacro di farle cadere...ahahahahah!)
I tulipani bianchi, fiore che adoro, saranno la cornice di questa giornata importante, insieme ad una manciata di invitati selezionati che divideranno con noi  la nostra felicità.
Sarà una cerimonia sobria, visto che il matrimonio avverrà in comune, con i colori predominanti del bianco e del verde; d'altronde in quel giorno saremo in piena primavera, quale colore migliore del verde?

Certo che però pensare a tutto non è facile, spesso mi assalgono i dubbi su un dettaglio...'sarà giusto fare così?'....'non stonerà?'....mille domande mi fanno riprendere in esame ciò che ho programmato e lo rivedo nuovamente per capire se c'è qualcosa da cambiare...
La cosa che mi ha più meravigliato ed entusiasmato è stata quella di capire che mondo meraviglioso è la preparazione di un matrimonio: è un'esplosione di colori, odori e sensazioni al tatto.
La bellissima sensazione nel toccare i tessuti (raso, tulle, velluto, cotone) che possono comporre un sacchettino che ospiterà i confetti, i profumi dei confetti, queste chicche dolcissime con un cuore morbido e saporito, ora disponibili nei sapori più disparati, i colori poi!...tutti quei colori che vanno dal rosa pallido a quello antico, dal verde acqua al verde mela, ai lilla, agli arancio, ai rossi....
Spaziare tra pirottini di carta, coni, sacchetti, borsettine; mille e più oggetti sfiziosi e decorati, di vari stili (tra cui il gettonatissimo shabby chic!) capaci di accontentare i gusti più esigenti...insomma è veramente un mondo stupendo!
Ora capisco perfettamente chi dice "vorrei tanto fare il mestiere della wedding planner"!

Bene...finita la pausa....si torna alla lista...
Organizzazione prima di tutto!!! Non vorrei dimenticare qualcosa! ^_^

Baci
Elly




giovedì 24 gennaio 2013

Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka

"Da anni" ha dichiarato Julie Otsuka, "volevo raccontare la storia delle migliaia di giovani donne giapponesi - le cosiddette "spose in fotografia" che giunsero in America all'inizio del Novecento. Mi ero imbattuta in tantissime storie interessanti durante la mia ricerca e volevo raccontarle tutte. Capii che non mi occorreva una protagonista. Avrei raccontato la storia dal punto di vita di un "noi" corale, di un intero gruppo di giovani spose". Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l'oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l'arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l'esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l'attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici. Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall'autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua. 


 Una piccolo capolavoro!
C'e veramente tutto in questo libro: rimpianto, speranza, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza aggiungere altro!!!
E' veramente un coro di voci che fa venire le lacrime agli occhi in molti passaggi di questo libro che a tratti è parecchio crudo ma non per come è scritto ma per ciò che evoca davanti agli occhi.
E' un libro breve che racconta vere storie di vita vissuta che si evolvono in un finale incredibilmente triste, sfilacciandosi nella memoria di chi resta sino a sfumare come nebbia.

lunedì 14 gennaio 2013

Parola di Cadavere di Andrea Vitali

Un padre, l'Anemio Agrati, che ha dedicato la vita a un'insana passione. Un figlio silenzioso che porta con sé questa bizzarria come uno stemma di famiglia.
Conosciuto in paese come "il Cadavere", lo si incontra solo al cimitero in riva al lago, nella ricorrenza dei defunti, avvolto da ombre e penombre.
Una storia inedita, delicata e grottesca, un paese fuori dal tempo in cui episodi curiosi e personaggi irresistibili ci conducono a scoprire le mille facce della realtà. Nei suoi romanzi Andrea Vitali racconta l'Italia più vera, immobile e frenetica, dove dietro la commedia si nasconde la tragedia, e dietro la tragedia il melodramma e la farsa.


Leggere Vitali è sempre una sorpresa, piacevole e divertente. Anche in questo libro non si smentisce.
Un libro breve, neanche cento pagine, dove però riesce a condensare vite e vissuto in un paesino vicino a Como.
I personaggi sono tutti 'reali', nel senso che seppure inventati, sono persone che potrebbero essere i nostri vicini di casa, o la signora che abita dirimpetto alla nostra abitazione e che vediamo tutti i giorni andare a fare la spesa al mercato.
Con le sue storie Vitali mi ha trasportato in un paesino immaginario ma pieno di vita, con il bello e il brutto della quotidianità, ma estremamente vero.
Vitali per me è garanzia per un'ottima lettura.



giovedì 10 gennaio 2013

Così mangiavamo di Stefania Barzini

«Questo non è un libro di cucina, non è un'autobiografia, né un saggio storico e nemmeno una ricerca di costume. O meglio è tutte queste cose insieme». Con queste parole Stefania Aphel Barzini presenta il suo nuovo libro "Così mangiavamo". Un viaggio tra i costumi, i cibi e le abitudini a tavola dell'Italia e degli italiani dall'immediato dopoguerra fino agli anni Novanta. Partendo dalla sua storia, l'autrice ci racconta, con ricette, foto e diversi documenti, la metamorfosi di quegli anni, le mode e i desideri di un paese in costante evoluzione. Il libro è diviso in cinque capitoli ognuno dedicato ad un decennio diverso: gli anni '50 "Poveri ma belli"; gli anni '60 "Il sorpasso"; gli anni '70 "La grande abbuffata"; gli anni '80 "La febbre del sabato sera"; gli anni '90 "Ritorno al futuro". Si conclude con il racconto dei "Simboli" di quegli anni: ingredienti, ricette, oggetti da cucina e i nuovi elettrodomestici che cominciavano a comparire sul mercato.


La quarta di copertina dice tutto!
Siccome sono un'appassionata sull'argomento alimentazione e volendo fare una ricerca per l'altro mio blog, mi sono fiondata in biblioteca e tra altri titoli è venuto fuori questo.
Diciamo che me lo sono divorato; troppo bello!
L'autrice ci trascina nelle epoche che vanno dal 1950 al 1990 tra i miti e i simboli di quegli anni in un viaggio interessantissimo e divertente; Carosello, la lambretta, la Coca Cola, i dadi, i supermarket, i surgelati e tanti altri, hanno segnato momenti indimenticabili nel nostro paese.
E' un libro stimolante, ti spinge a voler approfondire questa tematica ed è poi quello che ho fatto andandomi  a cercare altri testi di altri autori per colmare la mia crescente curiosità. Lo consiglio vivamente, sia a chi ha girato la boa degli anta da un pò e anche a chi è molto più giovane, per capire come si è evoluto il gusto delle 'nostre famiglie'  nel corso del tempo.
Nel libro oltre a trovare un ricco scenario di cibi, elettrodomestici, ricette e memorie vi sono anche una bellissima raccolta di immagini di pubblicità e foto d'epoca. Delle vere chicche!

mercoledì 9 gennaio 2013

Punto, punto e virgola, punto, virgola....


Come siamo disinvolti quando scriviamo che ci dimentichiamo spesso di inserire la punteggiatura, ma tanto...il senso della frase pensiamo si capisca lo stesso. E invece no!
E mai come oggi mi sono domandata a cosa serva, ma soprattutto come si usa, la punteggiatura, considerato che devo spiegarla al mio cucciolo di otto anni alle prese con grammatica, sintassi e...punti,virgole, doppi punti, punto e virgola etc, etc...
Domanda quindi cruciale; a cosa serve la punteggiatura?
Serve a dare un'intonazione alle frasi, specie nella funzione emotiva di un testo: provate a pensare a quei fumetti dove si 'parlano' con punti esclamativi o interrogativi che accuratamente combinati danno vita a emozioni diverse come la tristezza, la rabbia, la perplessità...
Nel caso di una virgola può servire a dare enfasi al soggetto, la sua funzione sintattica è quella di poter separare due elementi nella stessa frase.

Di sicuro ci può venire in aiuto il vocabolario quando abbiamo il dubbio atroce sull'uso di un punto e virgola o della virgola semplice; negli ultimi tempi alcuni linguisti hanno raggruppato nella punteggiatura classica anche segni come il trattino, le parentesi, i puntini di sospensione, l'accento, l'apostrofo, l'asterisco e le virgolette. Meglio abbondare!



La punteggiatura è molto importante: ci aiuta a scrivere e a schematizzare meglio le nostre idee ed a orientarci nel testo.
Introducendo dei silenzi e delle pause nello scritto, dando ritmo alle parole con le virgole, i punti e i trattini si conferisce al testo una intonazione orale gli si regala una vita propria.

Senza dover andare a farci un trattato di storia e guardando ai nostri giorni possiamo però renderci conto che usiamo sempre meno la punteggiatura, mentre ci serve più spesso quando su internet dobbiamo esprimere una faccina o per meglio dire un emoticon; in questo caso ci andiamo a piene mani a saccheggiare parentesi, virgole, punti e virgole...

Per colmare qualche lacuna e per divertirci un pò ecco la classifica di chi 'scende e chi sale' nell'utilizzo della punteggiatura.

Al top ten c'è il punto. Lo si usa dappertutto e soprattutto in pubblicità, mentre sui giornali lo si vede spesso prima di una congiunzione o del pronome.
Al secondo posto abbiamo la parentesi. Sono viste come una scorciatoia, ecco perchè piacciono tanto e fungono da scatola dove concentrare quelle informazioni che si fa fatica a collocare altrove.
Al terzo posto ecco i due punti. I giornali ne fanno un gran uso dei due punti, specie per incolonnare o numerare, perchè permettono di illustrare, chiarire e argomentare dei concetti e introducono un discorso diretto che è più facile da trattare di quello indiretto.

Rimane stabile la virgola. C'è chi la riduce al minimo o chi la mette dappertutto.

Scende invece il punto e virgola. Ricercato, non se ne vede il suo uso e anche dai giornali è praticamente scomparso.

All'ultimo posto invece si colloca il punto esclamativo. Serve a dare intonazione alla frase ma qui troviamo anche un buon numero di persone che si oppongono al suo uso dichiarando che servirsene significa non saper trovare le parole giuste.
Di solito viene sostituito con le emoticon che si ottengono con la tastiera o da altri simboli grafici che fanno determinare alla frase uno stato d'animo ben definito.
Io invece trovo che se ne fa ancora largo uso...

Ed ora mi tuffo in un bel libro di grammatica e vado alla ricerca del punto e virgola perduto!

Ciao! ^_^