lunedì 28 gennaio 2013

Preparativi di matrimonio

Pausa.
Oggi mi devo prendere una pausa, soprattutto mentale.
Organizzare un matrimonio, alla mia 'veneranda età' ^_^, sta consumando parecchie energie e non solo fisiche!
Già, ancora mi sembra tutto così irreale, ma ad aprile mi sposerò per la seconda volta. Ma questa sarà tutta un'altra cosa; a partire dalla scelta dell'abito, ai fiori, alla piccola ricercatezza da offrire ai miei invitati, finalmente avrò voce in capitolo.
Nella mia prima esperienza, complice la giovanissima età e una madre decisamente autoritaria, non ebbi neanche l'opportunità di poter scegliere il mio abito da sposa.

Ma oggi è tutto diverso. Con il mio  compagno (e futuro marito) abbiamo avuto la gioia di poter condividere a tavolino progetti e idee accompagnati dagli strilli di gioia di nostro figlio, emozionatissimo all'idea di portarci le fedi (ha il terrore sacro di farle cadere...ahahahahah!)
I tulipani bianchi, fiore che adoro, saranno la cornice di questa giornata importante, insieme ad una manciata di invitati selezionati che divideranno con noi  la nostra felicità.
Sarà una cerimonia sobria, visto che il matrimonio avverrà in comune, con i colori predominanti del bianco e del verde; d'altronde in quel giorno saremo in piena primavera, quale colore migliore del verde?

Certo che però pensare a tutto non è facile, spesso mi assalgono i dubbi su un dettaglio...'sarà giusto fare così?'....'non stonerà?'....mille domande mi fanno riprendere in esame ciò che ho programmato e lo rivedo nuovamente per capire se c'è qualcosa da cambiare...
La cosa che mi ha più meravigliato ed entusiasmato è stata quella di capire che mondo meraviglioso è la preparazione di un matrimonio: è un'esplosione di colori, odori e sensazioni al tatto.
La bellissima sensazione nel toccare i tessuti (raso, tulle, velluto, cotone) che possono comporre un sacchettino che ospiterà i confetti, i profumi dei confetti, queste chicche dolcissime con un cuore morbido e saporito, ora disponibili nei sapori più disparati, i colori poi!...tutti quei colori che vanno dal rosa pallido a quello antico, dal verde acqua al verde mela, ai lilla, agli arancio, ai rossi....
Spaziare tra pirottini di carta, coni, sacchetti, borsettine; mille e più oggetti sfiziosi e decorati, di vari stili (tra cui il gettonatissimo shabby chic!) capaci di accontentare i gusti più esigenti...insomma è veramente un mondo stupendo!
Ora capisco perfettamente chi dice "vorrei tanto fare il mestiere della wedding planner"!

Bene...finita la pausa....si torna alla lista...
Organizzazione prima di tutto!!! Non vorrei dimenticare qualcosa! ^_^

Baci
Elly




giovedì 24 gennaio 2013

Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka

"Da anni" ha dichiarato Julie Otsuka, "volevo raccontare la storia delle migliaia di giovani donne giapponesi - le cosiddette "spose in fotografia" che giunsero in America all'inizio del Novecento. Mi ero imbattuta in tantissime storie interessanti durante la mia ricerca e volevo raccontarle tutte. Capii che non mi occorreva una protagonista. Avrei raccontato la storia dal punto di vita di un "noi" corale, di un intero gruppo di giovani spose". Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l'oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l'arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l'esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l'attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici. Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall'autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua. 


 Una piccolo capolavoro!
C'e veramente tutto in questo libro: rimpianto, speranza, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza aggiungere altro!!!
E' veramente un coro di voci che fa venire le lacrime agli occhi in molti passaggi di questo libro che a tratti è parecchio crudo ma non per come è scritto ma per ciò che evoca davanti agli occhi.
E' un libro breve che racconta vere storie di vita vissuta che si evolvono in un finale incredibilmente triste, sfilacciandosi nella memoria di chi resta sino a sfumare come nebbia.

lunedì 14 gennaio 2013

Parola di Cadavere di Andrea Vitali

Un padre, l'Anemio Agrati, che ha dedicato la vita a un'insana passione. Un figlio silenzioso che porta con sé questa bizzarria come uno stemma di famiglia.
Conosciuto in paese come "il Cadavere", lo si incontra solo al cimitero in riva al lago, nella ricorrenza dei defunti, avvolto da ombre e penombre.
Una storia inedita, delicata e grottesca, un paese fuori dal tempo in cui episodi curiosi e personaggi irresistibili ci conducono a scoprire le mille facce della realtà. Nei suoi romanzi Andrea Vitali racconta l'Italia più vera, immobile e frenetica, dove dietro la commedia si nasconde la tragedia, e dietro la tragedia il melodramma e la farsa.


Leggere Vitali è sempre una sorpresa, piacevole e divertente. Anche in questo libro non si smentisce.
Un libro breve, neanche cento pagine, dove però riesce a condensare vite e vissuto in un paesino vicino a Como.
I personaggi sono tutti 'reali', nel senso che seppure inventati, sono persone che potrebbero essere i nostri vicini di casa, o la signora che abita dirimpetto alla nostra abitazione e che vediamo tutti i giorni andare a fare la spesa al mercato.
Con le sue storie Vitali mi ha trasportato in un paesino immaginario ma pieno di vita, con il bello e il brutto della quotidianità, ma estremamente vero.
Vitali per me è garanzia per un'ottima lettura.



giovedì 10 gennaio 2013

Così mangiavamo di Stefania Barzini

«Questo non è un libro di cucina, non è un'autobiografia, né un saggio storico e nemmeno una ricerca di costume. O meglio è tutte queste cose insieme». Con queste parole Stefania Aphel Barzini presenta il suo nuovo libro "Così mangiavamo". Un viaggio tra i costumi, i cibi e le abitudini a tavola dell'Italia e degli italiani dall'immediato dopoguerra fino agli anni Novanta. Partendo dalla sua storia, l'autrice ci racconta, con ricette, foto e diversi documenti, la metamorfosi di quegli anni, le mode e i desideri di un paese in costante evoluzione. Il libro è diviso in cinque capitoli ognuno dedicato ad un decennio diverso: gli anni '50 "Poveri ma belli"; gli anni '60 "Il sorpasso"; gli anni '70 "La grande abbuffata"; gli anni '80 "La febbre del sabato sera"; gli anni '90 "Ritorno al futuro". Si conclude con il racconto dei "Simboli" di quegli anni: ingredienti, ricette, oggetti da cucina e i nuovi elettrodomestici che cominciavano a comparire sul mercato.


La quarta di copertina dice tutto!
Siccome sono un'appassionata sull'argomento alimentazione e volendo fare una ricerca per l'altro mio blog, mi sono fiondata in biblioteca e tra altri titoli è venuto fuori questo.
Diciamo che me lo sono divorato; troppo bello!
L'autrice ci trascina nelle epoche che vanno dal 1950 al 1990 tra i miti e i simboli di quegli anni in un viaggio interessantissimo e divertente; Carosello, la lambretta, la Coca Cola, i dadi, i supermarket, i surgelati e tanti altri, hanno segnato momenti indimenticabili nel nostro paese.
E' un libro stimolante, ti spinge a voler approfondire questa tematica ed è poi quello che ho fatto andandomi  a cercare altri testi di altri autori per colmare la mia crescente curiosità. Lo consiglio vivamente, sia a chi ha girato la boa degli anta da un pò e anche a chi è molto più giovane, per capire come si è evoluto il gusto delle 'nostre famiglie'  nel corso del tempo.
Nel libro oltre a trovare un ricco scenario di cibi, elettrodomestici, ricette e memorie vi sono anche una bellissima raccolta di immagini di pubblicità e foto d'epoca. Delle vere chicche!

mercoledì 9 gennaio 2013

Punto, punto e virgola, punto, virgola....


Come siamo disinvolti quando scriviamo che ci dimentichiamo spesso di inserire la punteggiatura, ma tanto...il senso della frase pensiamo si capisca lo stesso. E invece no!
E mai come oggi mi sono domandata a cosa serva, ma soprattutto come si usa, la punteggiatura, considerato che devo spiegarla al mio cucciolo di otto anni alle prese con grammatica, sintassi e...punti,virgole, doppi punti, punto e virgola etc, etc...
Domanda quindi cruciale; a cosa serve la punteggiatura?
Serve a dare un'intonazione alle frasi, specie nella funzione emotiva di un testo: provate a pensare a quei fumetti dove si 'parlano' con punti esclamativi o interrogativi che accuratamente combinati danno vita a emozioni diverse come la tristezza, la rabbia, la perplessità...
Nel caso di una virgola può servire a dare enfasi al soggetto, la sua funzione sintattica è quella di poter separare due elementi nella stessa frase.

Di sicuro ci può venire in aiuto il vocabolario quando abbiamo il dubbio atroce sull'uso di un punto e virgola o della virgola semplice; negli ultimi tempi alcuni linguisti hanno raggruppato nella punteggiatura classica anche segni come il trattino, le parentesi, i puntini di sospensione, l'accento, l'apostrofo, l'asterisco e le virgolette. Meglio abbondare!



La punteggiatura è molto importante: ci aiuta a scrivere e a schematizzare meglio le nostre idee ed a orientarci nel testo.
Introducendo dei silenzi e delle pause nello scritto, dando ritmo alle parole con le virgole, i punti e i trattini si conferisce al testo una intonazione orale gli si regala una vita propria.

Senza dover andare a farci un trattato di storia e guardando ai nostri giorni possiamo però renderci conto che usiamo sempre meno la punteggiatura, mentre ci serve più spesso quando su internet dobbiamo esprimere una faccina o per meglio dire un emoticon; in questo caso ci andiamo a piene mani a saccheggiare parentesi, virgole, punti e virgole...

Per colmare qualche lacuna e per divertirci un pò ecco la classifica di chi 'scende e chi sale' nell'utilizzo della punteggiatura.

Al top ten c'è il punto. Lo si usa dappertutto e soprattutto in pubblicità, mentre sui giornali lo si vede spesso prima di una congiunzione o del pronome.
Al secondo posto abbiamo la parentesi. Sono viste come una scorciatoia, ecco perchè piacciono tanto e fungono da scatola dove concentrare quelle informazioni che si fa fatica a collocare altrove.
Al terzo posto ecco i due punti. I giornali ne fanno un gran uso dei due punti, specie per incolonnare o numerare, perchè permettono di illustrare, chiarire e argomentare dei concetti e introducono un discorso diretto che è più facile da trattare di quello indiretto.

Rimane stabile la virgola. C'è chi la riduce al minimo o chi la mette dappertutto.

Scende invece il punto e virgola. Ricercato, non se ne vede il suo uso e anche dai giornali è praticamente scomparso.

All'ultimo posto invece si colloca il punto esclamativo. Serve a dare intonazione alla frase ma qui troviamo anche un buon numero di persone che si oppongono al suo uso dichiarando che servirsene significa non saper trovare le parole giuste.
Di solito viene sostituito con le emoticon che si ottengono con la tastiera o da altri simboli grafici che fanno determinare alla frase uno stato d'animo ben definito.
Io invece trovo che se ne fa ancora largo uso...

Ed ora mi tuffo in un bel libro di grammatica e vado alla ricerca del punto e virgola perduto!

Ciao! ^_^