mercoledì 20 febbraio 2013

Fuori pasto di Leith William

Chi dice che sono solo le donne a essere ossessionate dal sogno di un corpo perfetto? William Leith sa che cosa vuoI dire la dipendenza dal cibo-spazzatura, perché è un mangiatore compulsivo da sempre in lotta con il proprio peso. Ed è anche un giornalista che, partendo dalla sua esperienza personale, ha iniziato un memoir-inchiesta sul mercato dei regimi dietetici e dell'essere magri. Dalle teorie del Dr. Atkins, il controverso guru americano creatore di una dieta senza carboidrati, alle origini emotive dei disturbi alimentari fino ai numeri impressionanti del consumo di cibo nei paesi occidentali. Un libro originale e provocatorio per chiunque abbia almeno una volta provato a contare le calorie.

Cadere è molto, molto meno dignitosi quando si è grassi di quando si è magri. Sono caduto da magro e sono caduto da grasso, e c'è una bella differenza.
Per esempio, quando una persona magra cade, la gente si volta a guardarla con un'espressione di solidarietà. Ma un ciccione che cade è uno spettacolo tragicomico.

 
Tristissimo ma reale. L'occhio spietato e cinico di Leith mette sotto un riflettore chi è affetto dalla sindrome ossessiva-compulsiva e la rivolge al cibo.
Tutto ciò che racconta è vero; lo posso dire perchè ho vissuto molti momenti simili ai suoi e ritrovarli li, nero su bianco, mi ha fatto riflettere. Ma quanta gente c'è che ne soffre? E sarà vero che è il nostro cervello 'malato' che ci ha portati dritti a questa patologia?
Una componente ansiosa esiste ma non è solo quella l'assoluta responsabile.
Mi è piaciuto come Leith ha affrontato, in modo soft, l'analisi di quello che comporta ingurgitare carboidrati a rotazione; è incredibile quello che fanno al nostro corpo!!!
E un occhio lo butta anche alla società che sin dagli anni 60/70 sprona il consumatore a mangiare: la sua analisi spazia dai McDonalds, ai banchetti che vendono hot-dog, ai cibi surgelati, ai negozi di dolciumi e a come questi prodotti vengano sponsorizzati.
Per certi versi alcuni concetti li ripropone in modo molto ripetitivo e in alcuni punti mi sono concessa il salto pagina, però capisco che questo suo modo di imprimere alcuni passi sia proprio voluto, per far capire a noi lettori quanto sia ossessivo il pensiero del cibo.
Lettura caldamente consigliata.

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