martedì 16 luglio 2013

La tecnologia ci uccide

[...] il cervello umano è trattato alla stregua di tutti gli altri processori e ci si aspetta che tenga il passo dei 'bip' elettronici.
Le riflessioni di Adams [...] non potevano essere digerite in quattro e quattr'otto. Aveva vissuto in una società i cui ritmi erano ancora in buona parte dettati dalla velocità dei cavalli [...]
[...] per afferrare ciò che intendeva dire, dovevi viverlo. Non soltanto i pensieri ma anche le varie attività quotidiane, gli strumenti materiali con cui le si portava a termine dovevano intrecciarsi in una tranquilla cadenza, in un'unità armoniosa.
E questo spiegava come ma il tempo scorresse più lento perchè ne avessimo di più; perchè riuscissimo a rilassarci e a leggere come stavamo facendo in quel momento: senza aggeggi troppo veloci, telefoni che squillavano, sveglie, televisori, radio e auto, potevamo prenderci il nostro tempo.
Quando è più lento, il tempo è più capiente. Ciò che accade sta nell'attimo. Accellerando la vita con la tecnologia, si riduce la capienza del singolo attimo. Rallentando, la si espande.
Le scorciatoie finiscono per costringerci a situazioni di emergenza con cui speriamo di riuscire a riappropriarci di ciò che è stato eliminato, ad allungare  ciò che è stato accorciato: utenti di computer costretti in un loculo tutto il giorno fanno jogging attorno all'edificio; burocrati e finanzieri che hanno bruciato le tappe della carriera fanno marcia indietro per non mancare a concerti  scolastici, partite di pallone e incontri tra genitori; prigionieri dell'ambiente tecnologico fuggono per brevi weekend in montagna o al mare, in rustiche casette.


Tratto dal libro di Eric Brende 'Meglio senza'.