lunedì 28 aprile 2014

The Road

Chi ha mai sentito parlare di questo film?! Io no e quando l'altra l'altro giorno ho avuto la bella pensata di coinvolgere mio marito nel vedere 'The Road' non avrei mai creduto che una pellicola potesse sconvolgerci tanto. Credevo fosse un po' noioso ma già dai primi minuti si è rivelato oltre che avvincente anche sconvolgente, e onestamente non riesco a togliermi dalla mente parecchie scene, le ho sempre lì...davanti agli occhi, dentro la mente, e più ci penso più mi faccio domande.
Si, perchè questo è un film che ti fa porre tante, troppe domande; è un invito a rivedere tutti i valori e i principi che muovono la nostra civiltà mentre il territorio dove noi poggiamo i piedi si sgretola sotto i nostri occhi. 

La trama è questa: 
In un futuro post-apocalittico - dove il mondo è stato trasformato in un luogo freddo, buio e crudele - un padre e suo figlio attraversano a piedi gli Stati Uniti, in cerca dei pochi avamposti di civilizzazione ancora esistenti. Mentre cerca di proteggere il suo bambino dagli assalti dei predoni e dei cannibali che infestano il territorio, l’uomo (malato e conscio di essere vicino alla morte) racconta al figlio la propria vita, ed il mondo com’era prima del cataclisma. 




Non voglio commentare regia e fotografia, che non mi competono affatto, io guardo il film nel suo globale, dove ciò che mi colpisce maggiormente, oltre ai protagonisti, alla loro bravura e capacità di coinvolgere lo spettatore regalandogli emozioni e brividi, è la storia e ciò che trasmette: il film inizia con una quasi assenza di colore, a parte il grigio...La Terra ha subito un evento distruttivo, una calamità non meglio precisata, e un uomo con suo figlio cercano di sopravvivere; inizialmente si erano barricati in casa dove la moglie aveva dato alla luce il secondo figlio che probabilmente non è sopravvissuto al parto. La moglie non riesce ad accettare la situazione, al fatto di dover essere segregati in casa, cercando di non dare nell'occhio per non attirare altri essere umani. Fuori non c'è più nulla, gli animali sono scomparsi, ogni tipo di vegetale è come bruciato, e gli uomini si mangiano tra di loro.
La moglie decide di uscire dalla casa e di andare a morire fuori...non vuole che il figlio o il marito possano assistere alla sua fine e implora il marito di prendere il bambino e di andarsene...
Rimane l'uomo con il figlio che non vuole darsi per vinto e si incammina con il piccolo verso sud, verso la costa, pensando di trovare una minima forma di civilizzazione per potergli dare una speranza, una nuova vita.
Questo film racconta il loro viaggio: in uno scenario dove non c'è altro che desolazione e freddo... un freddo micidiale che purtroppo ha minato la salute del padre. Quest'uomo fa di tutto per proteggere il suo figlioletto, mostra una tenerezza infinita, un amore smisurato...Il solo gesto di coprirlo con la copertina per proteggerlo dal gelo, di baciarlo sulla fronte per scacciare la paura, sono gesti normali e naturali ma in quel frangente hanno una connotazione diversa, più intima e profonda.
Raccolgono e mangiano scarafaggi e se li dividono come se stessero mangiando qualcosa di speciale; in un mondo dove non c'è più nulla di cui cibarsi quello è il loro lusso.
In ogni minuto del film il padre mostra, senza dover dare una lezione spiegata, al figlio come tirare avanti; lo fa perchè vede che dentro al piccolo serpeggia la speranza, la bontà, la voglia di condividere, ma per il padre questo è uno sbaglio e lo sprona a ad indurirsi.
Bellissima è la scena dove incontrano un vecchio e dopo molte insistenze da parte del bambino, il padre accetta di dividere con lui del cibo che avevano trovato in una casa; durante una camminata il piccolo stringe la mano del vecchio ma il padre lo scopre e gli intima di non farlo, allora lui la lascia. O come quella dove, mentre il padre si allontana dal figlio e questo si addormenta, un uomo di colore ruba loro tutto ciò che avevano. Il padre appena scopre l'accaduto si carica in spalla il figlio e corre disperatamente per trovare l'uomo e non appena lo raggiungono preso dalla rabbia vorrebbe ucciderlo, ma è sempre il figlio che lo ferma e gli dice di non farlo, che anche quell'uomo ha fame e devono aiutarlo. Il padre non lo ascolta, fa spogliare completamente l'uomo di colore e se va con il ragazzo lasciando l'uomo completamente nudo lì al freddo; il figlio lo implora di restituirgli gli abiti e quando finalmente il padre si arrende, vanno a cercarlo e oltre agli abiti gli lasciano una lattina di cibo...ma l'uomo non c'è più.
Queste due scene sono significative e molto intense; i dialoghi stessi dicono tutto!


Ovviamente il finale non è lieto ma non voglio aggiungere altro, dovete vederlo!
E' un film dove il senso di smarrimento e di disperazione lascia un segno tangibile e oltre agli eventi narrati nella pellicola mi viene spesso da pensare che se dovesse mai succedere una cosa di questo genere, la nostra umanità verrebbe schiacciata dall'istinto di sopravvivenza?
I nostri bisogni primari potrebbero convivere con il senso di umanità e di aiuto reciproco? Saremo all'altezza di poterci definire esseri civili? O ci ridurremo ad un branco selvaggio e senza più principi morali?
E' vero che sopravvive il più forte, ma il più forte dovrebbe aiutare il più debole...sempre se ci sono i presupposti per farlo però: dove le fonti di cibo sono esaurite, e tutto ciò che si trova e pari a 1 su un milione, ho i miei dubbi che il sentimento di condivisione e di aiuto possa trovare posto nel cuore di un uomo.
'The road' è un film 'forte', 'duro', mi ha veramente turbato per l'incisività del messaggio che porta con se ma devo dire che oltre a questo, l'ottima riuscita della pellicola va soprattutto all'interpretazione del protagonista principale Viggo Mortensen, nel ruolo del padre, e di Kodi Smit-McPhee, nel ruolo del figlio; sono stati veramente straordinari nella loro interpretazione e non nego che qualche lacrimuccia mi sia scesa grazie a loro!






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