martedì 27 maggio 2014

Il diavolo e la rossumata di Sveva Casati Modignani

Faccio una premessa: la Modignani non è un autrice tra le mie preferite. Ho provato a leggere diversi suoi romanzi, ma dopo pochi capitoli chiudevo i libri e li accantonato...Non facevano per me.
Ma questo breve romanzo mi ha deliziato! Racconta la sua infanzia e lo fa con maestria e tanta ironia; non ho fatto altro che sorridere ad ogni pagina o a ridere con gusto soffermandomi agli episodi che descriveva così bene e a cui mi sembrava di assistere di persona. Fortunatamente, avendo una mamma che ha abitato per molto tempo a Milano e che ogni tanto mi parlava in dialetto milanese, sono riuscita a decifrare bene i dialoghi che ogni tanto l'autrice infilava tra una battuta e l'altra. Sembrava di vederla questa bambinetta, un pò riservata, curiosa e desiderosa di affetto, cresciuta in gran parte dalla nonna e con una mamma un pò freddina osservare gli adulti in quel loro mondo dove ad un bambino non era dato affacciarsi e alle prese con la guerra e la penuria di cibo di quei tristi momenti.

Il diavolo e la rossumata di Sveva Casati Modignani
Ed. Mondadori
Anno 2012 
Pag. 169
Prezzo € 14,90


La trama del libro dice:

1943, Milano è sotto le bombe degli Alleati. Una famiglia è sfollata in una cascina fuori città. Una bambina affidata alle cure dei nonni cresce immersa in un universo rurale, dove ha inizio il suo apprendistato alla vita. La bambina protagonista di questo libro è Sveva Casati Modignani, la quale affida per la prima volta a un racconto autobiografico i ricordi della sua infanzia, che si intrecciano con la memoria di cibi e sapori. Sono anni di fame, di mercato nero e di succedanei. Le donne si ingegnano a cucinare con fantasia i pochi ingredienti di cui dispongono. Nel racconto i ricordi dell'infanzia spaziano tra ricette golose e le attività solitarie della bambina che osserva silenziosa il mondo degli adulti sempre indaffarati: tra questi una nonna amorevole e un po' ruvida, che la crede posseduta dal Diavolo, e una mamma che, incapace di esprimere altrimenti il suo amore, cuce per lei abitini raffinati e cucina cibi gustosi. Il libro include un ricettario, con i piatti della cucina lombarda rivisitati dalle consuetudini di famiglia, tutti singolarmente commentati dall'autrice che rievoca con rara autenticità una cultura gastronomica radicata nel territorio, in un mondo di tradizioni e sapori dimenticati. 

Mi è dispiaciuto moltissimo chiuderlo, è finito troppo in fretta accidenti! Era così bello leggere le giornate di Sveva alle prese con un fritto di cervella duro da ingoiare e la voglia di indossare il vestitino con le farfalle cucito dalla sua mamma. E' un libro tutto da gustare, con tutti i sensi, inclusi quelli del palato che la fanno da padrone, perchè sia nella storia che nella parte finale ci sono sempre riferimenti al cibo e le ricette che include il romanzo, sono da provare, una bellissima rievocazione di quei momenti dove anche un semplice uovo con un bicchiere di Barbera costituivano, come si direbbe oggi, un 'comfort food'!!!

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