sabato 10 maggio 2014

Il valletto di De Sade di Nikoloj Frobenius


 Il valletto di De Sade è un libro scritto da Nikolaj Frobenius, edito da Ponte alle Grazie nell'anno 2000.
L'ho scovato per caso nei recessi della mia libreria, volevo prendere un libro di discrete dimensioni da ficcare in borsetta e mi è saltato fuori lui...non mi ricordavo neanche di averlo! E così ne ho iniziata la lettura...

La trama è questa:
A Honfleur, nella Normandia del XVIII secolo, nasce un bambino dallo sguardo terrificante, che sibila invece di piangere. Si chiama Latour. Il piccolo, dotato di un'intelligenza e di un'abilità manuale fuori dal comune, è incapace di percepire il dolore fisico. Dopo l'apprendistato, Latour lascia il paese, in compagnia di una prostituta, sulle tracce degli assasini della madre. Durante i suoi viaggi, il giovane cade nella spirale del crimine: serial killer ante-litteram, uccide e seziona le sue vittime, nella foga di analizzare ogni organo del corpo umano alla ricerca del centro del dolore. La sua vita cambia quando conosce il Marchese De Sade, che per il suo morboso attaccamento al dolore fisico, rapprensenta quasi l'inverso di Latour.

E' un romanzo che si fa leggere anche se poi lascia un senso di vuoto e di incompiutezza; ma vediamola come deve essere...il libro è la storia di un valletto, Latour-Quiros Martin, che non si può dire un bel pezzo di manzo ma anzi..una ciofeca che viaggia su due gambe. Brutto, ambiguo, e con un aura negativa, ha solo un vantaggio estetico: due paia di occhi blu che hanno il potere di placare le sensazioni infauste che causa la sua presenza. Nasce con una mancanza, il senso del dolore, non lo prova e per tutto il romanzo si leggerà la sua determinata caccia a questa sensazione che ne farà un serial killer.
Leggendo 'Il valletto di De Sade' mi è venuto in mente un'altro libro che lessi diverso tempo fa, 'Il profumo'; ha parecchie analogie e non credo siano casuali. Mi sembra che l'autore abbia voluto ripercorrere un pò la falsariga di quest'opera dove invece di avere una manchevolezza, il protagonista di 'Il profumo' aveva un dono, molto acutizzato, l'olfatto e questo particolare aveva portato anche lui ad una serie di delitti.

Il racconto è narrato benissimo, mi è piaciuta specialmente la prima parte, dove la nascita e la crescita di Latour sono significative e formeranno l'impalcatura dell'anima e delle inclinazioni del ragazzo allora ancora adolescente.
Più tediosa invece la parte dove incontra il marchese De Sade, e dove l'autore cita (purtroppo) alcuni particolari del libro 'Le 120 giornate di Sodoma'; sicuramente è cosa dovuta, d'altra parte non si parla qui di un De Sade dedito ad ogni forma di lascivia e sadismo sessuale?! Particolari alquanto sgradevoli ma che daranno modo a Latour di conoscere meglio il suo padrone. Le elucubrazioni mentali del valletto e i rapporti con la famiglia del marchese si rivelano, in questa parte del libro, alquanto faticosi da seguire e da digerire. La lettura qui è stata pesante, mi sono proprio dovuta fare violenza per non cedere al sonno, e sono arrivata finalmente al finale dove un Latour ormai diventato vecchio nell'anima e nel corpo, riesce a sperimentare il dolore ed a capirne il senso.

Il senso di incompiutezza deriva dal fatto che arrivati a fondo pagina si rimane con una domanda: "e quindi?". Cosa voleva essere...Un romanzo di narrativa? Un giallo con la caccia al colpevole? Non si riesce a dare una definizione esatta del contenuto, ecco perchè lascia quella percezione di insoddisfazione. Se a mente fredda si fa una piccola analisi si arriva a capire che il libro è semplicemente quello che è: la storia di un valletto estremamente intelligente, interiormente gravemente disturbato da quella grave mancanza che è il dolore e che percorrerà tutta la sua esistenza a cercarlo, seminando dietro di se la morte.

1 commento:

  1. Bella recensione. Fra l'altro la condivido in tutto.

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