venerdì 5 dicembre 2014

I bambini etichettati: BES e DSA

Da un pò di tempo a questa parte è sopravvenuta una nuova forma che va a 'etichettare' (bruttissima parola ma è l'unica che in questo momento rende l'idea) quei bambini che hanno delle difficoltà cognitive e di apprendimento.
                                                                                                                                                          
Mai sentito parlare di Dislessia o di BES, DSA? Per me, da circa due mesi a questa parte ho iniziato a sentire sempre più spesso questi termini; la mia storia inizia già durante il periodo della scuola d'infanzia quando le insegnanti mi fanno notare quanto sia supervivace mio figlio e quanto sia poco attento e collaborativo durante i lavori di gruppo e individuali.
Arriviamo alla primaria pieni di buona speranza; sia io che mio marito speriamo che si calmi (un pò come era successo a mia figlia, la primogenita che, superattiva, alle elementari si era di colpo 'rilassata'). La prima va un pò così, ma d'altronde, come mi dicono gli insegnanti, i bambini devo adattarsi al cambiamento, ci vorrà tempo...Con la seconda ahimé, non cambia nulla, ma diamogli tempo, si integrerà più tardi degli altri ma ce la farà.
In terza arriva lo studio, e qui ecco le note dolenti; alti e bassi (più bassi che alti veramente) e l'invito a farlo vedere da uno specialista. Ok.
Iniziamo la lunga, lunghissima procedura per fargli avere una visita dal neuropsicologo che arriva dopo circa un anno! Si, un anno...qui in Piemonte, non so se da altre parti è anche così, queste visite hanno un percorso lentissimo. Dopo la visita si richiede l'intervento della logopedista che arriva dopo nove mesi...Si partoriscono finalmente le sedute ^_^.
Dopo circa dieci incontri la logopedista ovviamente deve relazionare mio figlio e constatando che è 'disgrafico, discalculico e disortografico' ne richiede l'incarico di cura.
Passano quattro mesi, e mentre aspetto che la logopedista mi chiami, si affaccia nuovamente la  neuropsicologa che deve relazionare il bimbo sotto il lato psicologico.
Ed eccoci qui ad affrontare questi termini che inizialmente mi hanno intimorito: mio figlio sicuramente è un BES, forse un DSA, ma escludiamo, per fortuna, la Dislessia.

Chiariamo: BES sta per Bisogni Educativi Speciali e DSA per Disturbi Specifici dell'Apprendimento.

In sintesi, in questa immagine si condensano i disturbi di chi è affetto da DSA. 
Mio figlio  è un BES ed ha bisogno di strumenti compensativi particolari per riuscire ad aiutarlo nello studio. 
E io che pensavo fosse solo distratto, un pò immaturo per la sua età...e sicuramente questo ci sta, in fin di conti gioca parecchio ma che fosse etichettato no, non me lo sarei mai aspettato.
Ci sono momenti in cui lo sconforto è tanto, perchè mi sono sempre scervellata per riuscire a trovare un metodo di studio che gli dasse l'aiuto di cui ha bisogno, ma alla fine i suoi risultati erano sempre deludenti. La domanda che arriva sempre è 'dove ho sbagliato?', cosa non sto facendo per lui ?
La prima cosa che mi sono sentita dire è <Signora, lei non deve aiutare suo figlio altrimenti entrerete in conflitto e non ne uscirete più>. E già...e che faccio allora?
Lo lascio entrare a scuola con la sicurezza di arrivare alla verifica di italiano o matematica impreparato perchè non è riuscito a memorizzare da solo la materia, beccandosi un insufficiente?

I dubbi, le domande sono sempre tante; confrontandomi con gli insegnanti di mio figlio ho scoperto che tutti, in un certo qual modo, chi più chi meno, ha bisogno di un PDP (ovvero Piano Didattico Personalizzato) perchè ogni alunno ha un suo modo di apprendere, ha le sue lacune e quindi bisognerebbe costruire per ogni studente un suo piano di apprendimento personalizzato. Ma si può? No...la scuola taglia...anzi, il governo taglia. Ma senza scadere nella retorica si cerca di convogliare le forze verso gli studenti che ne hanno più necessità, che approdano a questa etichetta dopo un percorso psicologico e logopedico.

Ho sentito anche voci che gridano di fermarsi verso questi indirizzamenti psicologici che hanno sempre come esito problemi più o meno gravi della personalità. Chi non li ha? Siamo sicuri che non danneggino più che aiutare? 
Ma questo è un altro discorso da affrontare a parte...

Come è risaputo da chi è nel campo, i BES vanno 'certificati' da un'autorità sanitaria esterna alla scuola e solo dopo le certificazioni gli insegnanti si devono muovere per personalizzare il piano didattico. Sforzo non indifferente visto che non c'è nessun tipo di aiuto in fatto di strumenti concreti. A loro volontà e discrezione, come affermato dall'insegnante di mio figlio, devono autonomamente attivarsi per fornire il materiale agli alunni.

Al di là di varie considerazioni oggettive e soggettive, e qui mi fermo perchè il discorso diventerebbe lunghissimo, rimbocchiamoci le maniche e armiamoci di Xanax, Lexotan, En e quant'altro ci possa aiutare a distendere i nervi (permettetemi una battuta ironica) perchè aiutare un bambino BES e DSA è tutt'altro che facile.
Sono tre anni che mi sono scordata di cosa siano i sabati e le domeniche; il weekend per me significa, in fatto di relax, potermi alzare mezz'ora/un'ora più tardi del solito. Stop!
Sabati e domeniche sono dedicati ai compiti: il sabato allo scritto, la domenica all'orale.
Per me è un piacere mettermi a tavola con mio figlio e ripassare insieme a lui le materie; sono una persona cerebrale, mi piace studiare, leggere, ma purtroppo questa passione non sono riuscita a tramandarla al mio figlioletto ^_^  Fare i compiti con lui si traduce in un massimo impiego di forze fisiche e psicologiche: le strategie che mette in atto per divagare vanno dalla:
- caduta sistematica di penne, gomme (che rimbalzando riescono a finire in vari punti della stanza e parte quindi la caccia al gommino), temperini e tappi;
- mi scappa la pipì!..........in una mattinata è capace di fiondarsi in bagno almeno cinque/sei volte e notare che non beve una goccia d'acqua!;
- interruzioni verbali con frasi che non hanno nulla a che vedere con la materia spiegata, quali "cosa mangiamo a pranzo?", "quando arriva papà?", " dopo posso giocare con la Nintendo?" e via dicendo....;
- improvvise cadute dalla sedia, perchè mio figlio (so che da grande andrà a lavorare in un circo considerata la sua abilità nel contorsionismo!) è capace di avvitamenti incredibili ma non ha ancora ben compreso le regole della forza di gravità!!!

Ecco che, frustrazione, sconforto, stanchezza mentale e fisica, si affaccia inesorabile.

Con il PDP attivato da un paio di settimane nella classe di mio figlio si sono già visti i primi risultati.
Peccato che non sia stato fatto prima.
Ora vado a farmi una full immersion nel metodo  Feuerstein, un  metodo che prende il nome dal  psicopedagogista di origini rumene Reuven Feuerstein. La cooperativa a cui ci appoggeremo per aiutare mio figlio adotta il suo sistema e io mi sono fornita di alcuni libri che mi aiuteranno a comprendere le basi di quest'ottimo sistema che non si indirizza solo ad un pubblico infantile/adolescenziale, ma può trovare applicazione anche con il pubblico adulto.

Elly

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