lunedì 30 maggio 2016

Considerazioni di un anno scolastico!

Bè abbiamo ancora circa sei giorni alla chiusura definitiva di questo anno scolastico ma i ragazzi iniziano a canticchiare e a rilassarsi trascurando i pochi compiti che alcuni prof ancora danno agli alunni.
Questo primo anno di scuola secondaria non è stato proprio tranquillo ma diciamo che è stato superato alla meno peggio: mio figlio è un tipo che se ne sta per conto suo, non incline alla parolaccia infilata nel discorso e con la giusta dose di deferenza e rispetto per la persona adulta. Infatti è stato l'unico maschio ad aver preso SOLO un paio di note!

Da settembre a circa tutto dicembre la classe sembrava un campo di battaglia; alunni che penzolavano dalle finestre (la classe è al pianterreno! per fortuna!) urlando a pieni polmoni ai passanti che avevano la sfortuna di capitare a passare li davanti, materiali vari che dopo aver subito vari lanci atterravano sul pavimento calpestati e non raccolti, se non dagli operatori a fine orario scolastico....e poi c'era chi si lamentava che gli mancava il materiale!  Non contiamo i vari 'vaff...' indirizzati al professore di turno che si avvaleva della nota sul diario e/o sul registro per cercare di calmare i bollenti spiriti di alcuni soggetti. Infiliamo anche nel calderone, varie risse sedate con molta fatica da insegnanti ed operatori...e tralasciamo altre cose...



Si può dire che io e altre mamme ci aspettavamo di trovarci un passaggio di scuola un pò turbolento, ma la cosa che ci ha fatto veramente capire in che sistema degradante stiamo vivendo è stato vedere come la scuola non sia più capace di avere polso fermo in determinati casi.

E' vero che ci sono purtroppo situazioni familiari fuori dai limiti, ma ci sono anche situazioni che non si possono tollerare per il grande menefreghismo; a tutt'oggi ci sono in classe di mio figlio tre ragazzi che non hanno i libri, a cui i prof forniscono fotocopie delle pagine che devono studiare e questo è accaduto per l'intero anno scolastico! Però questi ragazzini hanno capi firmati e cellulari ultimo modello!
Genitori che vengono chiamati quasi ogni giorno per l'intemperanza e la maleducazione dei loro figli, che non si presentano ai richiami e/o arrivano addirittura a minacciare il docente.
Alla prima riunione di classe c'eravamo tutti; alla seconda eravamo la metà dei genitori (in classe sono 19 alunni), le ultime due eravamo in cinque genitori! Ai pagellini di febbraio, sia per il colloquio con i prof e il ritiro dei suddetti, si sono presentati meno della metà dei genitori degli alunni.


Molti penseranno: "E che c'è di strano? Capita dappertutto"....
E' vero, capita dappertutto, ma la cosa non è da reputarsi 'normale' ma è il risultato di una società dove i principi, quelli di educazione, rispetto, responsabilità vengono completamente a mancare, dove, per esempio,  l'atto gentile di aiutare una persona a rialzarsi dopo una caduta viene visto con sospetto e rifiutato malamente (mi è accaduto personalmente!), dove un atto di sopruso fatto notare con modo civile viene interpretato come un aggressione con esiti pericolosi per chi ha avuto il 'coraggio' di intervenire. Il 'vaffanculo' detto al prof perchè non si ha voglia di aprire il libro, o uscire dalla classe senza permesso per andare a giocare nel corridoio, spingere con violenza un docente perchè ti sta dicendo che non puoi andare in bagno,

Come possiamo solo pensare che una scuola (dove un tempo venivano impartite lezioni di educazione civica...oggi dai libri è sparita) possa minimanente riuscire ad intervenire, sanare, rieducare soggetti che già ad 11 anni (ma anche nella scuola primaria accadono purtroppo eventi di questo genere) non hanno coscienza delle regole per vivere in una società che si vuole chiamare civile?
Oltretutto trovo che la scuola sia altamente impreparata a gestire le difficoltà di apprendimento che possono avere alcuni studenti; essendo madre di un DSA ho ascoltato con sbigottimento le battaglie di alcune mamme per far valere i diritti certificati dei propri ragazzi. Molti docenti non sanno neanche cosa sia un PDP e come differenziare le verifiche per i BES e i DSA.

Per vie traverse so che nella classe di mio figlio dovrebbero essere bocciati almeno più della metà dei suoi compagni....ma non possono! Non che non vogliono...non possono...
Non andiamo a sindacare quali sono i motivi, non ci sarà mai dato saperlo.

Questa è la scuola che mi sono trovata ad affrontare insieme a mio figlio; non sappiamo cosa ci riserverà il secondo anno, ma spero che non ci si debba preparare ad un'altra guerriglia, sia fisica che psicologica...







martedì 3 maggio 2016

Una levatrice a New York di Kate Manning

Mai letto sino ad ora un libro che tratta di questo argomento: la levatrice è un'attività inusuale come tema per un romanzo e quando mi sono imbattuta in questo libro di Kate Manning mi sono subito entusiasmata. E l'entusiasmo è stato ben riposto! Il libro è veramente molto ben scritto.
Non si può non immedesimarsi nella protagonista, che si ritrova catapultata suo malgrado in un lavoro che inizialmente la disgusta. Il potenziale sia a livello umano che a livello economico le viene 'svelato' dal marito e inizierà da quel momento una scalata al benessere che porterà Annie ad un livello sociale per lei insperato.
Ma a questo benessere bisogna affiancare l'amarezza di aver perso le tracce dei suoi familiari e all'ignoranza dei media e dei medici dell'epoca che non le daranno tregua e rischieranno di distruggere la sua famiglia. In questo romanzo ho trovato, oltre ad una scrittura ottima, una storia ben costruita con dei personaggi abilmente caratterizzati, emozioni e situazioni molto ben narrate. Sicuramente il tema centrale di questa professione ne fa un libro fuori dai soliti schemi e proprio per questo da leggere con attenzione.

Una levatrice a New York
Autrice: Kate Manning
Anno: 2014
Pag 456
€ 16.50

È il 1860 e mentre le Grandi Pianure occidentali d'America sono dimora dei bisonti nomadi, il duro acciottolato della città di New York è il domicilio senza tetto di trentacinquemila bambini. Ragazzi di strada, fortunati se riescono a vivere fino a vent'anni, la maggior parte scaricata agli ospizi per trovatelli. Tra loro si aggirano Annie, Dutch e Joe. Dodici anni, indumenti laceri, stivaletti pieni di buchi, Annie è la più grande dei tre ed è lei che conduce a casa di sua madre il Reverendo Charles Brace, dell'Associazione per l'Assistenza all'Infanzia, un tipo alto, magro, con occhi pallidi e infossati, la fronte sporgente e il naso lungo come un vegetale, incontrato per caso davanti alla bottega di un fornaio. Rimasta sola dal giorno in cui suo marito è caduto ubriaco da un'impalcatura mentre portava sulla spalla un carico di mattoni, la madre di Annie non resiste un istante alla parlantina del Reverendo che, affliggendola con storie sul fato funesto dei figli, riesce a portare con sé i bambini, come gattini presi per la collottola e infilati in un sacco. Separata da Dutch e Joe, affidati a famiglie lontane, dopo diverse traversie e dopo essersi ricongiunta alla madre giusto in tempo per vederla spirare di parto, Annie si ritrova a casa del dottore e della dottoressa Evans, a dare una mano in cucina a Mrs Browder, cameriera e governante tuttofare. In quella casa, dove giovani donne accorrono in gran numero per alleviare le sofferenze del parto con il Siero Curativo...