lunedì 14 novembre 2016

Basta piangere! Storie di un'italia che non si lamentava di Aldo Cazzullo

Ho appena finito ieri di leggere questo libro, il secondo di Cazzullo, del quale, la copertina dice tutto: chi si ricorda di bambini che giocavano con le biglie di vetro?! Quella è la storia di un'Italia che non si lamentava?

Contenuto:  "Non ho nessuna nostalgia del tempo perduto. Non era meglio allora. È meglio adesso. L'Italia in cui siamo cresciuti era più povera, più inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C'erano nubi tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri. Era un Paese più semplice, senza tv a colori, computer, videogiochi. Però il futuro non era un problema; era un'opportunità." Aldo Cazzullo racconta ai ragazzi di oggi la storia della sua generazione e quella dei padri e dei nonni, "che non hanno trovato tutto facile; anzi, hanno superato prove che oggi non riusciamo neanche a immaginare. Hanno combattuto guerre, abbattuto dittature, ricostruito macerie. Hanno fatto di ogni piccola gioia un'assoluta felicità anche per conto dei commilitoni caduti nelle trincee di ghiaccio o nel deserto. Mia bisnonna sposò un uomo che non aveva mai visto: non era la persona giusta con cui lamentarmi per le prime pene d'amore. Mio nonno fece la Grande Guerra e vide i suoi amici morire di tifo: non potevo lamentarmi con lui per il morbillo. L'altro nonno da bambino faceva a piedi 15 chilometri per andare al lavoro perché non aveva i soldi per la corriera: come lamentarmi se non mi compravano il motorino?". I nati negli anni Sessanta non hanno vissuto la guerra e la fame; ma sapevano che c'erano state. Hanno assorbito l'energia di un Paese che andava verso il più anziché verso il meno. Hanno letto il libro Cuore, i romanzi di Salgari, Pinocchio, i classici. Non hanno avuto le opportunità dell'era digitale... 

Il libro di per sè è molto carino, e per chi, come me, è nato nel decennio degli anni '60 si spalanca un mondo di ricordi; ma tutto sommato non è altro che questo...Un revival di tutto ciò che ha accompagnato l'infanzia e l'adolescenza di Cazzullo, anche lui nato in quel periodo, con alcuni suoi appunti personali, di cui alcuni non condivisibili da parte mia.

L'unica cosa su cui concordo appieno è il punto di vista sullo studio; questa generazione, i nostri figli, non potranno andare da nessuna parte senza aver sulle proprie spalle un bagaglio culturale di tutto rispetto. I lavori che ci sono ancora ora, man mano spariranno, ci saranno lavori di concetto, sempre meno manuali, ci sostituiranno le macchine...e loro che faranno?
Bisogna 'inventarselo' un lavoro...o no...ci saranno altre figure professionali, ma senza quel pezzettino di carta che dichiara che a scuola ci sei stato le porte del mondo del lavoro rimarranno sbarrate.
E non bisogna piangersi addosso.
Anche se allora ci si piangeva addosso qualche volta...non è propriamente vero che non ci si lamentava...solamente lo si faceva in un modo diverso.
Sicuramente riuscivamo a cavarcela meglio in tante situazioni: oggi la tecnologia ci ha dato tante innovazioni e ci ha alleggerito la fatica, ma ci ha tolto anche la possibilità di far lavorare il cervello.
Basta solamente pensare alle mappe...un esempio pratico...Se non abbiamo il navigatore o l'app sul cell ci perdiamo anche nel quartiere dove abitiamo!

Buone letture! :-)

domenica 13 novembre 2016

Festeggiare il Natale...con chi non c'è più...


Qualche giorno fa, andando a fare spesa con mio marito, abbiamo iniziato a vedere in vari iper e negozi lucine, alberi, palline natalizie... Pensando al Natale che sta arrivando ho spiegato al mio omone che volevo riesumare l'albero, quello bello grande, che arriva a 1.90 mt, che abbiamo tralasciato di fare nei due anni precedenti per mancanza di spazio.
Per me il Natale non è Natale senza albero!
Rigorosamente verde, riccamente decorato e pieno di luci.
Mio marito si è girato e mi ha detto:" Non so come fai ad aver voglia di festeggiare quest'anno, considerato il recente lutto...da noi non si fa!" Il 'da noi' intende, giù nel meridione.
A giugno è venuta a mancare mia madre. Una batosta che ancora adesso si fa sentire.
Ogni Natale a pranzo e cena, da tradizione, quella della nostra famiglia, i miei genitori e mia sorella, nubile, venivano da noi a trascorrere questa festa.
Mi spaventa da una parte dover affrontare il Natale quest'anno; perchè mia madre non c'è...perchè gli equilibri si sono dissestati... Ma voglio che ci sia quel qualcosa che darà l'impressione di normalità, anche se di normale non c'è nulla ora.

Voglio che i miei figli sappiano che la festa  c'è (il ritrovarsi a mangiare insieme, a scartare qualche pacco, a giocare a carte o a Labirinto) ci sarà, ci saranno il nonno e la zia, il papà e la mamma e riusciremo a stare tutti insieme ricordando chi non c'è più.
Non ho risposto a mio marito; avrei avuto da ridire su parecchie cose, specialmente su tradizioni che nemmeno loro, intesi come famiglia (tra sorelle, cugini, zie, ziii etc...) prestano attenzione. Quindi ho glissato per non dover aprire un dibattito.

Ognuno di noi ha affrontato la perdita di mia madre in modo personale; ognuno patirà un'emozione diversa nel momento in cui siederemo a tavola e il posto di mia madre sarà vuoto, ma considero questo momento un ostacolo che deve essere superato...si deve andare avanti.

Due anni prima, mia mamma fu ricoverata pochi giorni prima di Natale per un attacco di asma; non volle assolutamente che rinunciassimo a stare tutti insieme per la festa, anzi...Il pomeriggio del 25 dicembre andammo in ospedale a trovarla ed a portarle qualche dolcetto. Era felice, felice di vederci tutti li, sapere che eravamo tutti insieme e avevamo passato quel giorno  come tutte le volte precedenti.
Posso solo immaginare che lei voglia che anche quest'anno sia così'...
No. Non è festeggiare...Non è divertirsi...
E' solamente guardare avanti.
Portare una normalità dove per il momento non c'è ancora, ma che dovrà assestarsi, e lasciare che faccia il suo corso.

💝